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In sintesi : Lessico Amoroso di Massimo Recalcati 

Sembrerà strano a qualcuno che io dedichi molto tempo a trascrivere in sintesi la prima lezione di Recalcati che, d’altra parte, è visibile su Rai Play.

Ci sono parole che vanno scritte perché l’ascolto non basta. Ci sono parole che vanno gustate sciogliendole lentamente in bocca per meglio assimilarle.

L’amore, come il desiderio, è ciò che rende la vita viva
É la meraviglia del fuoco
La vita del fuoco associata all’amore
Non si può spiegare il fuoco

Novalis : sono i poeti che custodiscono il segreto dell’amore

L’amore è una sostanza stramba particolarissima
Il mistero dell’amore é che più io do, più io dono, più io offro: più ho

Giulietta di Shakespeare: nell’amore che io provo per te più ti do più ho

L’amore assomiglia al fuoco, ma in questa somiglianza c’è già un problema: brucia o dura?

L’amore è destinato a bruciare a consumarsi o a durare?
Grande domanda: l’amore se brucia non dura? O se dura nel tempo é destinato a non bruciare?
Come se nel bruciare e durare nell’amore non ci fosse alcuna sintesi possibile

Freud vuole togliere la maschera dell’illusione dell’amore, Freud non crede nell’amore: se l’amore fosse una impostura, fosse un affanno, un dolore inutile, un inganno, un miraggio, una pura illusione? Freud direbbe: No, l’amore non è la meraviglia del nuovo, dietro la donna che io dico di amare c’è la grande ombra della madre.

Seconda tesi di Freud: ma é così vero l’amore in cui crediamo o é falso? Esiste un amore altruistico? No. È un inganno. L’amore è sempre narcisistico. Quando dico ti amo sto dicendo: mi amo attraverso di te. L’amore si consuma allo specchio. L’amante sceglie l’amato come ideale inconscio di se stesso

Tesi di Freud sconvolgono la rappresentazione romantica dell’amore

L’evento dell’incontro presupposto dell’amore
Cos’è un incontro
Un incontro é un evento che altera modifica rende discontinuo lo scorrere ordinario del tempo
L’incontro é uno spartiacque tra un prima e un poi
Il mondo è cambiato da quando ti ho incontrato
L’incontro é nell’ordine dell’evento dell’imprevisto
L’incontro avviene sempre per caso
L’amore è esperienza della luce e anche al tempo stesso l’esperienza dell’oscuro dell’indecifrabile del mistero del segreto

Questa la prima parte del lessico.

Anche per me gli incontri d’amore sono sempre stati dovuti al caso. Hanno sempre prodotto un mutamento nella mia vita, anche importanti come la separazione.

È tramite l’ultimo incontro che io, mutando ordine e direzione, ora sono residente in un’altra regione, in un piccolo borgo di montagna.

L’incontro con l’Altro se non ti altera non è un incontro, solo uno sfioramento.

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Come sta?

Domani la psico chiederà “come sta”?

Sto bene perché l’ambiente che ho scelto per vivere mi regala ritagli pittorici ogni giorno.

Sto bene perché, nel mio nuovo paesino, ho trovato nuove amiche con cui tessere esperienze e confidenze.

Sto male perché lui non vuole lasciarmi, ma non fa niente per tenermi.

Il guerriero non cala lo scudo e attacca con arroganza.

Il guerriero pavido non si presenta alla giostra e non mette in campo la sua forza.

Sto male perché ci sono gravi disturbi di comunicazione.

Comunico con tutti e i messaggi vengono recepiti. C’è una risposta.

Lui non riceve la mia posta elettronica. Mi tornano indietro con ricezione fallita.

Lui non sente i messaggi su WhatsApp.

Lui se gli parlo guardandolo bene negli occhi pare non decifrare il mio alfabeto.

“DITEMI QUANTO TEMPO E DENARO SIETE DISPOSTI A SPENDERE PER UNA PERSONA E IO VI DIRÒ QUANTO È IMPORTANTE PER VOI”. Jung

In questa settimana, dottoressa, il mio compagno ha speso più tempo e denaro per sé ( e il suo cane ) che per me.

Ho la mano fasciata?

Sì, lo so. Dal primo gennaio.

Mi ha lasciata sola.

https://youtu.be/UmE7nrfzcCo

Ti salverò da ogni malinconia perché sei un essere speciale ed io avrò cura di te.

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Conversazione 

A me piace analizzare, sezionare, osservare, capire. Non mi piace sostare sulla superficie, non gradisco i muri, i recinti, i box, gli ” alt “, i ” basta “. Non mi accontento dell’evidenza, della maschera, del ruolo.

Credo che la realtà sia complessa e vada analizzata tenendo conto di tutti i punti di vista, di tutte le angolazioni.
Una sera, parlando con il mio uomo, che é divorziato, gli dicevo: – Mi piacerebbe parlare con tua moglie.

Sapere il suo punto di vista, conoscere la sua lettura.

Preferisco la panoramica, dopo aver osservato un dettaglio.

Il frammento fa parte di un insieme, come la tessera di un mosaico.
C’è qualcuno che, invece, chiude tutte le porte a chiavi. Non ammette indagini. Non ammette intrusioni. Non vuole mettere le carte sul tavolo. Teme il giudizio e si chiude a riccio.

Chi sei tu? Non solo quello che racconti di te, ma anche la somma dei racconti che gli altri fanno su di te. La lettura sociale. Il volto che mostri quando il tuo comportamento é semplicemente mostruoso.

Dobbiamo dare conto di ogni nostra azione perché ciascuno é responsabile delle scelte che fa e ne subisce le conseguenze.

In una conversazione con amici e conoscenti io pongo domande, mi piace scavare. Conoscere è non fermarsi allo stato teatrale: ciascuno con il suo ruolo imparato a memoria, recitato ogni giorno dalla mattina alla sera. La coda del pavone per farsi ammirare. Vedi quanto sono bello e intelligente? E sotto cosa c’è? Come vivi soffri gioisci senti? Cosa veramente desideri o provi?

Cosa vuoi dire con questa battuta? Che desiderio ti muove? Che ne pensi di questo fatto?

Ci sono persone che fanno monologhi continui. Neppure ascoltano. Si lamentano incessantemente. Non ho dormito, non ho mangiato, ho un sacco di cose da fare, nessuno mi ama. Mi fa male la cervicale la schiena il piede la testa. Se poi, momentaneamente, sei tu ” fuori uso” l’attenzione non si sposta dal proprio centro egoico per vedere le necessità dell’altro. Non chiedono: come stai? Come posso aiutarti?
Il rimbalzo della pallina comunicativa non c’è.

Io stanotte non ho dormito, e tu?

Ho passato la giornata facendo questo e quello, e tu?

Io esco per andare dalla fisioterapista e tu?

Io vado in città a prendere una cosa che mi serve, e a te cosa serve?

Io vado a giocare con il vicino, e tu che programmi hai?

Io mangio e tu?
In questo ” e tu? ” c’è tutta la magia della comunicazione efficace, inclusiva dell’interlocutore.
L’altro che ci sta davanti, al tavolo a cena o al tavolino del bar, non occupa solo uno spazio fisico.

Ieri ho detto a una persona: – A volte penso che se invece del mio corpo, fermo e muto in ascolto, ci fosse una bambola di plastica, non cambierebbe nulla.

Possiamo educarci a considerare la sua presenza come valore aggiunto in una comunicazione o conversazione? Possiamo sforzarci di uscire dal nostro EGO e vedere anche i desideri, problemi, vissuti dell’altro?

Possiamo imparare ad ascoltare veramente, e non superficialmente l’altro? Possiamo includere anche la persona che abbiamo vicino in una con-vers-azione? La conversazione prevede un movimento “verso” l’esterno e ” con ” cioè insieme all’altro.
Se non possiamo comunicare o conversare, tanto vale chiuderci in una stanza e parlare ad alta voce al muro.

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Riflessioni sulla EMPATIA

Dopo aver condiviso il breve ma intenso filmato a cartoni animati, vorrei ancora riflettere con voi sul termine EMPATIA.

Innanzitutto per empatia si intende la capacità di “mettersi nei panni dell’altro” percependo le emozioni e i pensieri di un’altra persona.

Cosa significa mettersi nei panni dell’altro? Significa capire comprendere – con il cuore – quello che sta passando l’altro e dare vicinanza, calore, presenza.

Esempio: una vostra amica ha avuto una grave malattia? Le state vicino emotivamente, ascoltando le sue paure e fatiche. Comprendete il periodo che sta vivendo e le telefonate o la vedete più spesso.

La parola deriva dal greco, en-pathos che significa “sentire dentro”.

L’empatico è in grado di:

riconoscere le emozioni degli altri come se fossero le sue

si mette nella realtà assumendo il punto di vista dell’altro ( c’è un detto che recita: prima di giudicare un uomo cammina per tre lune con le sue scarpe ).

La persona dotata di empatia è in grado di captare intuitivamente i pensieri, i sentimenti, le emozioni e il “pathos” cioè le passioni della persona che ha vicino. Sente “a pelle” cosa non va. Non c’è bisogno di chiedere aiuto: l’empatico c’è.

L’empatia è un’importante competenza emotiva: attraverso questa è possibile entrare più facilmente in sintonia con la persona con la quale si interagisce.

Si assume la stessa tonalità emotiva: se uno soffre, soffro con lui. Se uno gioisce, sono felice con lui.

Chi non sa entrare in sintonia, chi banalizza un dolore, la tristezza, la sofferenza… non è empatico.

Ti sei fratturato un polso? La persona non empatica banalizza, non vuole neppure vedere il danno, e dice: – Metti una crema che ti passa. Il giorno della frattura e i successivi non ti sta vicino. Non sa mettersi nei panni dell’altro, non sa camminare con le sue scarpe.

L’empatia è una fondamentale abilità sociale: rappresenta uno strumento base per una comunicazione interpersonale efficace e gratificante”.

Attraverso l’empatia io posso entrare nello stato d’animo di un’altra persona e posso capirla.

Non si tratta solo di afferrare il senso della frase: “sono solo” oppure “ho bisogno di aiuto” o “sto male”: la persona veramente empatica sa afferrare tutto il linguaggio del corpo anche in assenza di parole. Capisce dai gesti, dalla postura, dalle espressioni come sta veramente l’altro.

Nelle scienze umane, l’empatia designa un atteggiamento verso gli altri caratterizzato da un impegno di comprensione del prossimo, escludendo ogni attitudine affettiva personale (simpatia, antipatia) e ogni giudizio morale”.

Molto importante questa frase finale: escludendo ogni attitudine affettiva personale: simpatia antipatia e ogni giudizio morale.

Ci sono persone che sono apparentemente empatici solo con chi sta loro simpatico.

O, in totale assenza di comprensione e cura verso la persona malata o bisognosa di aiuto, adducono la scusante: è intrattabile. Grazie tante. Se una persona sta male non è certo al settimo cielo dalla gioia. Sarà più nervosa preoccupata stanca. Facile essere vicino a chi sta bene. Più difficile stare vicino a chi ha problemi.

L’empatia è parte del corredo genetico della specie. Noi nasciamo con questo dono. Poi una corretta educazione può favorire lo sviluppo pieno della capacità empatica. Qui il ruolo genitoriale è fondamentale: vedi quella persona quanto soffre? Ha bisogno del nostro aiuto… Cosa possiamo fare per lui?

Nella vita quotidiana l’ empatia è l’attitudine a offrire la propria attenzione per un’altra persona, mettendo da parte le preoccupazioni e i pensieri personali.

Ci sono persone continuamente rivolte verso il proprio centro egoico che, anche in situazioni evidenti di difficoltà e bisogna del partner, come bambini lamentosi e queruli continuano a piagnucolare perché non sono accuditi. Non li sfiora nemmeno il pensiero che c’è un tempo per essere accuditi e un tempo per accudire.

Quando il partner si fa male è il momento di smettere di piagnucolare e occuparsi fattivamente dell’altro: cosa posso fare per te? Ti serve una mano a rifare il letto? Ti vado a fare la spesa? Ti porto fuori a pranzo? Ti aiuto a pulire la casa?

Dopo queste riflessioni, come scrivevo a Rain l’altro giorno: purtroppo, pur essendo una dote innata, a me viene il dubbio che sia impossibile addestrare una persona adulta a diventare empatica se non lo è.

Ho voluto approfondire questa tesi e ho saputo che ci sono tre categorie, nella classificazione psichiatrica, che hanno un forte deficit di empatia. Sono le persone che hanno un:

***Disturbo Istrionico di Personalità (DIP)

***Disturbo Antisociale di Personalità (DAP)

***Disturbo Borderline di Personalità (DBP)
“Tale disturbo di personalità è una condizione caratterizzata da pattern a lungo termine di instabilità emotiva, interpersonale e comportamentale”.

In questi casi inutile cercare empatia.

( Alcune parti in corsivo e altre sintetizzate sono state prese da:

Empatia definizione e significato. Empatia in psicologia
https://www.stateofmind.it/tag/empatia/ )

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Indice

Argomenti


Ecco gli argomenti affrontati in luglio:

*Ciccio: comunicazione

*La colazione: riti e ritmi

*Mi piace ( fischiettare ): suoni

*Che accade ai vostri beni? : meditazione

*Osavo: gioco con un amante

*La cima delle T: scrittura

*Gratitudine: riflessioni

*Narcisismo: osservazione dei comportamenti di un ospite

* Le calze: gioco e comportamento

*Il quadro: gioco e comportamento

*Scampanellio: suoni in montagna

*Quattro emozioni: riflessioni e meditazione

*Straccetti: riflessioni sul buttare

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Sfumature

Basta guardarsi intorno per scoprire le sfumature. Nella prima immagine che inserisco tutte le sfumature dei colori caldi: arancione giallo ocra fino ai colori freddi: turchese verde smeraldo celeste… con qualche venatura di porpora magenta viola appena increspata dall’acqua.

Stamattina in alto c’era la brina: primo regalo dell’autunno in arrivo. I prati e i pascoli si trasformano in pizzi scintillanti.

Allora regna sovrano il bianco con tutte le sue cromie. Crea un velo di panna cristallino sui verdi. Quando arriverà la neve il bianco si tingerà di azzurro blu e indaco nelle ombre. Arriveranno i tulipani bluastri e le ninfee di ghiaccio.

La luce così si diverte a creare tavolozze sulla sdrucciolevole facciata della flora e del paesaggio.

Attendo il ballo autunnale per danzare nel turbinio dei colori.

( Fotografie dell’autrice )

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Alla ricerca del nulla

Ieri ho avuto il piacere di pranzare in un luogo dove il tempo era fermo e quieto. La stradina che portava all’agriturismo era un nastro tra i boschi. Il parcheggio era pieno: quindi il ristorante funzionava, segnalato anche dal camino fumante. Siamo entrati e la sala era calda e antica, rustica. Altre tavolate ospitavano allegre compagnie. La ragazza è arrivata dopo dieci minuti a prendere l’ordinazione, dopo aver deposto sul tavolo una brocca d’acqua e un cestino di pane. Il pane era nero e squisito: in bocca si esaltavano i profumi e le consistenze di diversi chicchi. Noci, anice, pinoli.

Poi è arrivato il cibo. Mai ho mangiato uno spezzatino di cervo così buono: i pezzetti di carne si scioglievano in bocca, accompagnati ed esaltati dai funghi porcini. Il vino che abbiamo ordinato era ottimo.

A fine pasto, accanto al calore del camino, ho chiesto alla ragazza dove compravano quel pane squisito. Mi ha risposto che lo facevano loro.

Dopo pochi minuti è tornata con un sacchetto: – Omaggio del cuoco, ha detto. C’erano dentro cinque panini neri.

Così quando è sbucato dalla sua tana odorosa il cuoco e mi ha guardata sorridendo l’ho ringraziato di cuore per il prezioso dono. Si è avvicinato a spiegarmi gli ingredienti e la lavorazione del loro pane. Poi ha iniziato a parlare del tempo lento che a loro piace avere e donare. Della inutile fretta e nervosismo che, purtroppo, notano anche in periodo vacanziero, da parte dei villeggianti che passano a pranzare o cenare. Tutto deve essere consumato velocemente. Anche le passeggiate: è importante arrivare in cima per dire: sono arrivato in cima, non fare meno tragitto per fermarsi a guardare e vedere.

L’aneddoto più curioso raccontato dal cuoco in questa amabile conversazione del dopo pranzo è stato: Un giorno avevamo la sala piena ed è entrato un signore sui sessanta anni con lo smartphone in mano, il capo chino sul suo apparecchio che si muoveva nella sala in modo piuttosto agitato. Alla domanda cosa desiderasse, ha risposto che ” era alla ricerca di un Pokémon”.

É così che qualcuno, alla ricerca di un Pokemon, non trova nulla e si perde il meglio. 

Inutile dire che lì nessuno prende il cellulare in mano mentre si mangia. Chi va da loro sceglie l’antica abitudine di mangiare buon cibo, accanto a un camino acceso, facendo conversazione e guardandosi in faccia. 

Vecchie usanze che, in questo folle tempo di iperconnessioneeterna qualcuno ancora apprezza.

Inserisco il link di questo filmato che trovo dica più di tante parole l’enorme solitudine che ci stiamo scavando attorno con l’uso spropositato compulsivo e eccessivo dello smartphone.

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Fato

Ci sono giorni ch’entrano nella macina del tempo con un fuoco mattutino. Entrano nel crogiolo delle trasformazioni, con piglio decisivo. 

Sulla squadra geometrica si oscilla: precipitando giù o ascendendo verso il cielo. 

I fischi e richiami del Fato tu odi. 

Non ti é dato sapere: se entrerai nel mare platino e oro o se scenderai nella cantina ferrosa.

Così stai immobile come una trasparente medusa in balia della corrente che ti porterà. 

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Quando con la gallina 

Ho appeso in sala un telo. Sopra ci sono io, sdraiata e immortalata dieci anni fa con i jeans stracciati. Una bella fotografia in bianco e nero, diventata poster su tela.

La guardo, mi guardo. Come ero innamorata allora. Avevo un uomo che mi adorava come una dea. Così giocavo. Quel giorno ero scesa con una gallina di stoffa. Un bellissimo peluche preso in Austria per mia figlia quando era piccola. Ora che ero piccola anch’io avevo voglia di giocare. Quindi abbiamo camminato io e il mio uomo per la stradina lungo le acque del canale e io tenevo nella mano destra la gallina. Sorridevo e ridevo. Lui mi scattava fotografie a ogni angolo. E i ragazzi nel prato suonavano i tam tam. E mi urlavano gridolini.

Giornate bellissime quelle dell’innamoramento. Estasi ed eccentricità. Fuori dalla noia. Giornate uniche. Surreali. Meravigliose.

La gallina poteva essere chiusa nel suo corpo rovesciato e diventare uovo. L’uovo poteva essere lanciato e diventare palla. Io potevo diventare bimba. Inutile dire quanto mi manca il gioco.

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Grazie 

Questo per dire un grazie sincero ai cento amici che hanno scelto di seguire questo nuovo blog. Siamo proprio una bella compagnia e io qui mi trovo davvero molto bene.

Buona serata a tutti

Eletta

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Quando si sa

Quando si sa che lei c’è. Quando si sa che lei ci sarà, a noi accanto, per lungo tempo… non c’è più motivo per tenerla stretta. Non servono più lacci e trame: quei fili invisibili che legano e incatenano, con lucchetti d’oro.

Tutto comodo in poltrona con le care amiche ciabatte, uno sbuffo ch’esce dalla pipa e la smunta maglietta. Non ci si scomoda a lanciare un pensiero, non servono domande: con chi sarà, dove sarà, cosa farà.

Perché lei è lí, accanto, con il suo esile corpo, rannicchiata con un libro. Sta scrivendo.

Per abitudine e pigrizia si sa che basta allungare un braccio e toccarla, ma non serve allungare un braccio tanto lei c’è. Basta emettere qualche parola, iniziare qualsiasi banale conversazione. Cosa mangiamo stasera?

Per quale motivo darsi il disturbo di una nuova, pulita visione? Perché inforcare gli occhiali e guardarla, vederla come se fosse la prima volta: i suoi occhi, la sua bocca, i suoi misurati gesti. Perché vederla davvero, togliendola dall’invisibilità dell’abitudine? Perché scomodarsi, alzarsi per una languida carezza sulla lanugine della nuca, come a un gatto. Gatta mia, mio amore, dolce femmina.

Lei è lì anche a cena e tu le mastichi adagio il cibo senza alzare gli occhi, spenti, dallo schermo televisivo. Cosa la guardi a fare la tua donna che ti serve il piatto fumante? Se ti bendassero, ora per un test chiedendoti: Cosa indossa la tua donna oggi, di che colore ha coperto con la veste il corpo, come tiene i capelli: raccolti o sciolti… neppure sapresti.

______________________

Se c’è una cosa che non sopporto é dare per scontata una presenza. É farsi inghiottire dall’abitudine in un rapporto e abdicare al compito quotidiano di inventare la promessa d’amore. Se c’è una cosa che non sopporto é il momento in cui l’altro diventa un pezzo dell’arredamento. Se c’è una cosa che non sopporto é non incantarsi più davanti alla diversità dell’altro con cui si è in rapporto. Una relazione di coppia ha bisogno di meraviglia, di invenzione, di attenzione costante. Come una pianta da innaffiare, potare e curare, come un animale domestico che porti a spasso e riempi la ciotola e fai paf paf sulla sua testa. Bravo cagnone, ma non ti sembra che sia ingrassato ultimamente?

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La scrittura

La scrittura è sempre una traduzione approssimativa della indicibilità della parola”.

Charles Simic

Scrivevo l’altro giorno, rispondendo a un commento, che chi scrive come noi, è simile a un pittore o musicista che cerca le giuste cromie e note per creare un’opera. Scegliere le ” giuste “cromie, note, linee, segni o parole: fa la differenza tra un’opera ben riuscita o no.

Anche chi è in grado di scegliere le giuste parole per esprimere uno stato d’animo, un’esperienza, una situazione o storia si avvicina alla compiutezza e al profondo senso. Dà una interpretazione. Tanto più efficace quanto più, letta e condivisa, riesce a trasmettere emozione.

La parola è polisemica e metaforica più che aderente alla mera sintassi e semantica. La parola, proprio perché indicibile, dice di più come il simbolo. Dipende dal contesto, dal richiamo, dalla fascinazione.

Per questo una mela non è solo una mela.

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Mia amata domatrice

Mia amata domatrice

Che fai spavento ai passeri

– con quell’aria truce

famelica

che t’esce dagli occhi

e agghiaccia il cuore –

Ti prenderò

Sulla conchiglia del buio

Dimenticherai la tua ferita

Dopo un felice capitombolo

Tra le radici elastiche

E il soffice muschio.

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La fantasia é vasta 

La fantasia è vasta come un universo moltiplicato. Così ha affermato qualcuno di cui non ricordo il nome. Molti confondono la fantasia con la creatività: due ambiti molto diversi. Noi fantastichiamo continuamente anche se non ce ne rendiamo conto. Il pensiero razionale si svincola, a nostra insaputa, e vola come un aquilone sopra le nuvole. Quello che siamo, la Persona che é maschera di ruolo e rappresentazione, lascia spazio alla nostra irriducibile individualità. 

Cosa immagino di essere, avere, diventare? I numerosi manuali che affollano il reparto New Age vorrebbero insegnarci con poche semplici regole. Non ci credo. Non amo in genere le semplificazioni. C’è molto lavoro da fare quotidianamente attraverso una costante consapevolezza di ogni nostra scelta: il seme che gettiamo oggi può fruttificare domani, ma non ci é dato di sapere dove e come. 

Tempo fa ero stata inghiottita da un mondo ” orientalista ” e ogni cosa era letta come significativa. Ho partecipato a convegni, incontri, corsi. Di tutto questo mi é rimasta una flessibilità interpretativa. Non amo i diktat e i dogmi. I quadri rigidi. Preferisco ampliare l’orizzonte in una serie di possibili: può essere e ed e, invece di opporre o ad o.

Fantasticare ci serve per superare, travalicare la piatta quotidianità e porre ipotesi futuribili. La Persona é indotta a livello sociale ad avere fantasie costruite ad hoc, ai fini dell’integrazione e del consumo. La nostra individualità ha altri sogni prospettive desideri di cui occorre tener conto. Spesso non collimano con i bisogni indotti. 

Viviamo in un universo normativo, se non ci adeguiamo spesso sorgono sensi di colpa con grande sofferenza. Le regole ci stanno strette, fin da piccoli ci insegnano a essere desiderabili secondo un sistema di norme definite. Esprimere totalmente se stessi diviene spesso difficile. Un modello ereditato che noto, per esempio in una persona é quello di ammettere la vicinanza dei corpi solo quando si pratica l’atto sessuale. Oppure: la difficoltà nel parlare delle proprie verità profonde, restando in superficie. Questi modelli ereditati, per esempio dai propri genitori, non permettono una libera espressione corporea o verbale. 

L’unica via d’uscita, se il modello ereditato crea sofferenza come una gabbia, é provare a mettere in discussione il modello. Questo può avvenire quando avvengono trasgressioni a livello di fantasia. La trasgressione é messaggio di quella parte di noi compressa. 

A noi spetta un costante lavoro di auto analisi per conformarci a un modello senza sofferenza, o rifuggendo il modello ereditato o cercandone un altro a noi più confacente.

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Le parole girano 

Le parole girano nel fuoco e nella brina, allo stesso modo gelide e infocate. Sotto la superficie, acquatiche, limacciose e paludose, tra tinche e carpe. E alte, brillanti, eteree nel cielo terso. Le parole mulinano ronzando nella mente come trasparenti libellule cobalto. Lui mi parlava nel sonno, mi parlava con voce così suadente. S’é rotto il guscio all’arrivo dell’alba. Crepitio che trattengo tra le dita. Gli idioti del domani non s’affacciano al balcone onirico: non do spazio. Per le tensioni nevrotiche non ho tempo. 

Troppo evanescente l’ombra che proietto. Impossibile calpestare la veste. Tutto un problema di proiezioni sul muro fantasmatico. Nella saletta privata ciascuno vede i film che vuole. 

Gelosia invidia rancore vacuità e ansia sono i demoni proiettati fuori di sè. La macchina gira con una lagna stridente e inceppata. Sarebbe opportuno mettere uno specchio e, ogni tanto, dare un’occhiata spietata al proprio sè. Aggiustare le parti rotte penzolanti poco oliate. 

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Luci guizzanti 

Piove. Luci guizzanti nelle nere pozzanghere.

Vado via dal rumore del fango zuppo di catrame. 

Vado via dal vento tagliente.

Torno quieta al mio segreto porto, al ritmico linguaggio delle gocce ticchettanti sul tetto pietroso; al dondolio erotico del tuono che scuote. 

Sto sola mentre precipita nel nulla il vetro della voce. 

L’uomo folle voleva afferrare le squame di lucertola. Con dita ghiacciate carezzare la guancia della luna nonostante la siderale distanza. Non ha abbracci un’immagine. Di algido metallo dorato la luce negli occhi.

Non desidero chincaglierie ai piedi. Voglio solo fuggire su un cavallo a dondolo. 

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Scrivere senza limature

Attualmente curo, seguo, scrivo in tre blog. Due sono di Blogger. Tranellidiseta è il primo blog che ho creato anni fa. A quei tempi ero seguita e i miei post erano letti anche da più di mille persone al giorno poi, da quando è diventato a pagamento, non sono più finita in prima pagina e le visualizzazioni sono cambiate. Non ho mai voluto guadagnarci anche nei tempi d’oro. Ora, non so perché, qualcosa non funziona correttamente in Blogger per esempio nella parte dei commenti: così mi hanno fatto notare e mi spiace. Vedrò di capire perché rivedendo le impostazioni che, comunque, mi sembrano corrette.

Da un po’ di tempo ho deciso di aprire in WordPress questo blog e mi trovo bene. Tutto pare funzionare alla perfezione. Nessun disguido. 

Vorrei comunicare, a chi gentilmente perde del tempo a leggermi, che io scrivo nei blog perché mi piace scrivere e comunicare pensieri e parole. Non mi interessa fare ” alta scrittura” perché per questo ci sono i libri. Qui deposito solo frammenti. Non faccio mai, neppure in questo istante, brutte copie. Non revisiono e correggo. Non ci sono limature. Scrivo, per così dire, in diretta. Ne deriva che i miei post sono vari come tema, a seconda del momento; vari come stile a seconda dello stato d’animo; ma soprattutto vogliono essere ” liberi” sciolti da vincoli. Quel che mi muove non è collezionare ” mi piace “, ma condividere riflessioni. 

Scelgo di fare post brevi per non annoiare. Per argomentazioni più compiute, complete esaustive ci sono i libri. Io stessa non amo leggere post troppo lunghi in altri blog.

Ultima precisazione: Eletta Senso é un nickname. Dietro c’è una persona in carne ed ossa. Se ho scelto un nickname é per essere libera di scrivere senza essere individuata da una persona che mi ha usato violenza. Non è un gioco.

Chi volesse contattarmi personalmente può trovare il mio indirizzo mail nelle informazioni. 

Approfitto per ringraziare tutti coloro che mi seguono.

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Io sfuggo l’amore 

Io sfuggo l’amore. 

Quanto più lo inseguo.

Io temo l’amore. 

Quanto più lo sfido.

Non guardarmi. Non dirmi. Parole succose di nettare e miele. Dammi spine. Aculei pungenti. Giacigli di fachiro. Lame taglienti. Risponderò colpo a colpo. Senza battere ciglio.

Ma disarmata e scorticata nuda fragile – io sarò : se tu mi dirai parole d’amore. 

Non so che dire. Non ho argomenti. Non ho risposte. Non ho ripari.

Fuggo via. Giro e rigiro nel labirintico ronzio delle tue dolcissime frecce e non trovo l’uscita.

Non sono pronta per gli artigli dell’amore. 

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Incontri

Facendo percorsi si incontrano viandanti. Portano larghi pantaloni e bandane alla Mauro Corona. Hanno la pelle arsa e piccole rughe intorno agli occhi per il troppo guardare. Uno zaino in spalla con tutto l’occorrente: piccole essenziali cose che fanno stridere la sovrabbondanza inutile degli accumuli domestici.

Nel cammino essenziale è il nostro interno e primitivo panorama sensoriale. Saper vedere più che guardare, ascoltare più che udire, toccare più che sfiorare, annusare e gustare più che assaggiare. Assaporare suoni silenzi poveri cibi intensi odori meravigliosi muschi. Odore di pietra legno erba menta selvatica timo. Colore blu indaco nuvole selvatiche acqua cristallina pietre scintillanti come diademi. Prati radure e piane punteggiate da gaie fioriture come nei dipinti dei divisionisti.

Quando hai il corpo immerso nel cammino, il cammino della vita ti è lieve.

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Verrà settembre 

Verrà settembre con gli acini d’uva e il sole che presto declina. L’aria frizzantina che invade le campagne mentre la luce si ritrae e perde ogni giorno un pizzico di esuberanza. Più silenzio avranno spiagge e monti. Più luce l’intimità sul cuscino accanto a libri e fogli. Ho sempre odiato agosto anche quando ero condotta come una schiava coperta d’oro nei luoghi più belli turisticamente parlando. Ho sempre preferito il viaggio improvviso e impervio. La scoperta di luoghi fuori dal consumo. Piccoli eremi sospesi e antiche terme, piazze che sono vasche e colline così quiete. Non ho mai sopportato l’artificiosità dei villaggi vacanzieri con gli animatori che ti arpionavano per finti divertimenti. Un anno, pur di salvarmi da questo rito orrendo, mi sono fatta ricoverare in ospedale e il giorno del volo ero in sala operatoria con le infermiere che ridevano. Lo avevo detto alla psicologa: Quest’anno non ho proprio voglia di partire.