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Ethos

Parco della Pace

Ci vorrebbe una Giornata della Memoria di quello che è accaduto a Hiroshima e Nagasaki anche qui da noi e in ogni nazione dell’Europa e del mondo. Ogni giorno. Per capire. Ricordare. Non rifare.

Sto finendo di leggere Tasmania di Paolo Giordano e nelle pagine che ho davanti racconta quello che vede:

… Questo ci lascia il tempo, al mattino, di attraversare il Parco della Pace dove un monolite nero segnala l’ipocentro dell’esplosione, e di visitare il museo lì accanto. Nelle sale in penombra, all’interno delle teche, osserviamo l’ostensione dei materiali trasformati dalla potenza dell’atomica: le tegole dei tetti punteggiate di bollicine dopo che l’onda di calore ha fatto letteralmente friggere la pietra, le ombre di un uomo e di una scala tatuate su una parete, un rotolo di filo spinato fuso insieme a formare una ciambella, i ferri accartocciati, i vestiti a brandelli – e ovviamente i corpi, materiale organico fra il resto, le facce rese lisce dalle ustioni, gli occhi sigillati, le bocche sciolte.

A rischio di cadere nella retorica mi chiedo: perché?

Perché dopo tutto questo ancora oggi rischiamo che un folle butti con noncuranza un’altra Fat Man come fosse un giocattolino?

Mi chiedo perché violenza e guerra e tutto quello che sta accadendo e sempre accade nel passato e nel presente per vili uomini assetati di stupido potere e vil denaro.

Opere di Banksy

https://www.vogue.it/news/article/banksy-ucraina-guerra-street-art

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Attimi

Un terribile amore

Un terribile amore per la guerra è un libro di James Hillman che ho comprato ai tempi e non ho mai letto perché detesto la guerra.

In questo contesto l’ho ripreso dalla mia libreria per vedere se poteva darmi una chiave di lettura di questa ultima sanguinosa guerra. Di Hillman ho letto diversi libri tra cui Il codice dell’anima che ho adorato.

Ho dunque riletto e letto una decina di pagine: tema Guerra. Nulla. Proprio non riesco a proseguire. Mi fa male l’analisi del fenomeno Guerra. L’assurdità. Eppure, in ogni epoca, una costante della dimensione umana. Stridente.

Vi lascio questa poesia che vi ho trovato e che dà proprio questa sensazione di stridente con la bellezza primaverile attorno.

Oggi facciamo i nomi delle parti.

Ieri abbiamo fatto

manutenzione quotidiana.

E domani mattina faremo cosa fare

dopo aver sparato.

Ma oggi, oggi facciamo i nomi delle parti.

La Lonicera Japponica luccica

come corallo in tutti i giardini attorno.

E oggi facciamo i nomi delle parti.

Questa è la maglietta inferiore

della cinghia.

E questa è la maglietta superiore,

l’uso lo vedrete

quando vi daranno la cinghia.

E questa è la fascetta ferma canne,

che nel vostro caso non è in dotazione.

I rami tengono nei giardini

i loro gesti silenziosi,

eloquenti,

che nel nostro caso non sono in dotazione.

Questa è la sicura,

che va sempre tolta

con un leggero colpetto del pollice.

E per favore

non fatevi beccare a usare l’indice.

È facilissimo,

basta un po’ di forza nel pollice.

I boccioli sono fragili e immobili,

non si lasciano mai beccare

a usare l’indice.

E questo come potete vedere è l’otturatore.

La sua funzione

è di aprire la culatta, così.

Lo facciamo scorrere avanti e indietro :

questa la chiamiamo la prima operazione.

E rapidamente avanti e indietro

le giovani api

assaltano e stropicciano le corolle :

loro la chiamano la primavera in azione.

(…) Henry Reed – Naming of Parts

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Attimi

Colore svaporato

C’è un colore svaporato in questa Pasqua dai contrasti troppo stridenti. Come può gioire il cuore? Troppo male. Troppo fumo. Troppa distruzione. Troppi morti. Troppo nero.

Fa un caldo estivo. Il cielo è blu. E volano cinguettanti uccellini. Stamattina ho inseguito i passettini di un pettirosso per fotografarlo ma appena ero vicina saltellava più in là. C’erano anche due camosci che saltellavano sui pendii. Sono tornata in una spiaggia a veder scorrere l’acqua

Qui si sta come in una bomboniera ignari del baratro.

Non mi piace quello che stanno facendo alle persone e alla nostra terra. L’unica che abbiamo.

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Attimi

Vorrei

Vorrei essere il mio gatto che dorme beato sulla sua amaca con la coda penzoloni. Nulla sa di guerre armamenti distruzioni morti incendi bombe devastazioni. Chiede solo cibo carezze e sonno.

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Attimi Luoghi

Non ci sono più colori

Da Pinterest – opera di Burri

Appena sveglia leggo il quotidiano a cui sono abbonata. Mi colpiscono – oltre alle parole degli articoli, i colori delle fotografie delle città bombardate e messe a fuoco. Non ci sono più colori. Solo un diffuso grigio. Come in certi film di fantascienza che non ho mai voluto vedere perché i colori post atomici mi sono insopportabili. Non c’è luce. Non c’è vividezza. Solo un grigio diffuso e melmoso. Come certi pantani di fango. Come la cenere. Come lo smog. Come i rottami e le cantine dove non filtra luce. Come gli ossari. Come il colore delle città bombardate massacrate uccise morte.

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Attimi

È arrivato

È arrivato il sole a tingere di luce la mia casa. Sembra incredibile avere il sole dopo mesi di tenebre. Sto distesa ad assorbire ogni raggio con gli occhiali che specchiano il cielo, ma nel mio cuore non c’è un’ombra di luce. Perché io sono dove cadono bombe e proiettili e dove è disceso il buio.

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Zang tumb tumb

https://youtu.be/3_3O0zOiX-w

Amara attualità di una poesia visiva di Marinetti

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Attimi

Guerra

Tutto quello che toccavi era truccato, lo zucchero, gli aeroplani, i sandali, le marmellate, le foto; tutto quello che lèggevi, inghiottivi, succhiavi, ammiravi, proclamavi, confutavi, difendevi… tutto quello non erano altro che fantasmi pieni d’odio, falsificazioni e mascherate.

Da : Viaggio al termine della notte – Louis Ferdinand Céline