
“Buona parte della gente ama perché si obbliga ad amare, aveva detto la statista inglese.
E poi aveva aggiunto:
– Qualunque relazione tra due persone comporta sempre un sacco di problemi, di forzature, e anche di offese e umiliazioni.
E subito dopo:
– Tutti obbligano tutti, non tanto a fare ciò che non vogliono, quanto piuttosto a fare ciò che non sono certi di volere, perché quasi nessuno sa cosa non vuole e meno ancora cosa vuole, questo non c’è modo di saperlo.
(…)
Magari sono stati costretti da un fattore esterno o da qualcuno che non fa più parte della loro vita, li obbliga il passato, l’infelicità, la loro storia, la loro sfortunata biografia”.
Da: Un cuore così bianco- Javier Marías
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In questo periodo storico in cui tutti vogliono sentirsi liberi da obblighi, l’affermazione: “Tutti obbligano tutti” risuona come scandalosa.
C’è chi, infatti, pretende di fare quello che desidera, nell’attimo in cui lo desidera senza avere obblighi, senza sentirsi obbligato da alcunché.
Invece… Invece c’è una rete fittissima e talvolta silenziosa di obblighi reciproci.
Se non ci fosse questa rete molte persone non cucinerebbero più, non curerebbero più lo spazio domestico, nessuno si alzerebbe per recarsi al lavoro, nessuno butterebbe la spazzatura differenziandola…
Ciascuno, senza obblighi, farebbe quello che la mente capricciosa decide al momento, secondo la voglia e l’umore. Falsamente libero dai vincoli e dalle attese del prossimo, solo e unico padrone del proprio solitario impero privato.
Gli altri ci obbligano a mettere a fuoco meglio ciò che vogliamo o non vogliamo, ci obbligano a scendere compromessi scegliendo. Gli altri ci obbligano agli obblighi.
Se così non fosse ciascuno vivrebbe su un’isola deserta, obbligato per la sopravvivenza solo dalle condizioni e limitazioni dell’ambiente fisico.

Mi era piaciuto tanto quel libro, mi fai venire voglia di rileggerlo (è passato del tempo)
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Anch’io avrei voglia di rileggerlo spero di trovarlo in qualche posto in casa 🏡
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È il vecchio adagio ‘libero arbitrio’ in cui ognuno è libero da vincoli morali e fisici. Certo questo sarebbe possibile ma il primo a subirne le conseguenze negativo saresti proprio tu. Perché? Se io non volessi più cucinare morirei di fame, anche perché non è detto che troverei un ristorante o altro dove comprare il mangiare. Chi produce il mangiare potrebbe smetterlo di fare e così via.
Se uno decidesse di darti una bastonata in testa sarebbe libero di farlo.
Va bene qui mi fermo.
La tua riflessione è molto esaustiva ed è condivisibile in pieno.
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Grazie per la condivisione e buona serata G.Paolo 🩵
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Sera serena. La riabilitazione procede bene?
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Direi di sì piano piano il mio piede sta tornando com’era 😘
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Ottima notizia 😀 Settembre è vicino per una bella passeggiata nel bosco.
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Sarà più probabile ottobre… Lavoro di rieducazione lungo 😉
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Sì, conviene non accelerare troppo per non rischiare danni.
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Esatto dopo due mesi devo rieducare il piede ( gonfio e concio e martoriato da tre operazioni) alla camminata assistita. Buona giornata 😘
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Sereno pomeriggio
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Buongiorno 🌷
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Ti posso confessare che il tuo testo e anche le tue rflessioni mi hanno sconcertato, nel senso più positivo del termine. Hanno suscitato un sacco di interrogativi, a cui non sono in grado di rispondere. I temi principali, secondo me, sono due: il rapporto con gli altri e l’amore. Condivido l’idea che il vivere sociale sia una necessità, e di conseguenza si deve avere delle relazioni con gli altri, che ci espongono anche a ferite e lacerazioni che dobbiamo affrontare. Quanto al bisogno di amare non saprei definirlo, credo sia una parte fondamentale della natra umana, ma non vedo che la società umana soprattutto contemporanea dia la dovuta importanza all’amore. Una società basata sull’amore la ritengo un’utopia.
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È vero una società basata sull’amore oggi è una utopia. Rimane il fatto che culturalmente esiste un sottile incentivo a favore della coppia… Argomento vasto. Grazie per il tuo contributo e buona giornata 🩵
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Grazie a te…il commento è contagiato dalla scrittura potente che sei.. grazie a te anima grande
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Ci sono riflessioni che si leggono e altre che, quasi senza accorgersene, ci costringono a guardarci mentre viviamo.
Mi ha colpito soprattutto quel confine sottilissimo tra obbligo e relazione. Perché forse abbiamo dato alla parola “obbligo” un significato esclusivamente negativo, dimenticando che una parte di ciò che siamo nasce proprio dall’esistenza dell’altro. L’altro limita, certamente, ma definisce anche i nostri contorni… ci costringe a scegliere, a comprendere quanto siamo disposti a concedere e, soprattutto, dove cominciamo davvero noi.
E allora mi rimane addosso una domanda che il tuo testo non pone esplicitamente, ma che io ho sentito attraversarlo… saremmo davvero più liberi se nessuno avesse bisogno di qualcosa da noi?
Non ne sono così sicuro.
Forse alcune delle cose più profondamente umane che facciamo nascono proprio da un piccolo tradimento della nostra libertà assoluta, alzarsi quando vorremmo restare seduti, esserci quando sarebbe più facile andare via, occuparsi di qualcosa che potremmo lasciare ad altri.
E forse è proprio qui che l’obbligo cambia natura… quando potremmo chiamarlo peso, ma scegliamo di chiamarlo legame.
Mi piace molto quando una lettura non mi consegna una risposta, ma mi lascia una domanda con cui continuare la giornata. Questa lo ha fatto. Inutile aggiungere che esiste una profondità nei tuoi scritti che non è comune
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Grazie come sempre per le tue riflessioni che amplificano il mio testo 🩵
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