
Dopo un librone di semiotica di Umberto Eco ho pensato di alleggerire con Il secondo diario minimo, che ho trovato usato.
La differenza di stile tono e impegno nella lettura è evidente.
Il primo tomo impegnava tutte le cellule cerebrali e, comunque, non sempre con decenti risultati di comprensione.

Mentre il diario minimo è uno spasso continuo.
Eco si diverte e ci diverte.
Naturalmente rimando alla lettura del libro per chi fosse interessato, ma eccone un pezzettino:
Capitolo : Come fare l’indiano
( …l’unica possibilità per il giovane indiano desideroso di elevarsi socialmente è apparire in un film western. Ecco secondo Eco come )
Non attaccare mai subito: farsi notare da lontano con qualche giorno di vantaggio emettendo visibili segnali di fumo, in modo da dare il tempo alla diligenza o al fortino di avvisare il Settimo Caval-leggeri.
Attaccando la diligenza sempre seguirla da lontano o al massimo fiancheggiarla, in modo da poter essere colpiti
Tentare di bloccare la diligenza solo uno a uno, gettandosi tra i finimenti dei cavalli, in modo da venir colpiti dal postiglione e rimanere calpestati al traino…
E così via dicendo.
Impossibile non ridere.
Oppure: Come giustificare una biblioteca privata
…il secondo sopravviene a molti che si trovano nella mia condizione che, cioè, posseggono una biblioteca abbastanza vasta – tale che, entrando in casa nostra non si può fare a meno di notarla, anche perché non c’è altro.
Il visitatore entra e dice: Quanti libri! Li ha letti tutti?
(…)
Ora ho ripiegato verso la risposta: No, questi sono quelli che devo leggere entro il mese prossimo, gli altri li tengo all’università.
