Cambiare: è possibile?

Tornando a casa sentivo musica. E, guarda caso, nella mia compilation è saltata fuori la canzone di Vasco sul cambiamento. Era esattamente la domanda che mi stavo facendo: ma poi è davvero possibile cambiare? E, se sí, è possibile per tutti?

https://open.spotify.com/track/0dPn26EFxPyZYHyhem6cO8?si=LupHpXqsTWOcAwHkmVIrlQ


Ecco il testo della canzone

Cambiare macchina è molto facile
Cambiare donna un po’ più difficile
Cambiare vita è quasi impossibile
Cambiare tutte le abitudini
Eliminare le meno utili
E cambiare direzione
Cambiare marca di sigarette
O cercare perfino di smettere
Non è poi così difficile
È tenere a freno le passioni
Non farci prendere dalle emozioni
E non indurci in tentazioni
Cambiare logica è molto facile
Cambiare idea già un po’ più difficile
Cambiare fede è quasi impossibile
Cambiare tutte le ragioni
Che ci hanno fatto fare gli errori
Non sarebbe neanche naturale
Cambiare opinione nonè difficile
Cambiare partito è molto più facile
Cambiare il mondo è quasi impossibile
Si può cambiare solo se stessi
Sembra poco ma se ci riuscissi
Faresti la rivoluzione
Vivere bene o cercare di vivere
Fare il meno male possibile
E non essere il migliore
Non avere paura di perdere
E pensare che sarà difficile
Cavarsela da questa situazione


Vasco termina dicendo:

Cambiare il mondo è quasi impossibile si può cambiare solo se stessi sembra poco ma se ci riuscissi faresti la rivoluzione…

Eh, già. Cambiare se stessi non solo è poco, ma addirittura comporta una rivoluzione.

Ci sono persone che cambiano per eventi, situazioni o incontri. Ho un grande profondo rispetto e stima per tutte le persone che riescono a cambiare positivamente dopo un grave incidente o dopo una grave malattia.

Ci sono persone che, invece, paiono impermeabili a qualsiasi acquazzone temporale diluvio esperienziale. Non imparano mai perché non hanno minimamente voglia di fare la fatica di ri-flettere, flettersi, abbassarsi a imparare che certi cattivi comportamenti vanno sradicati. Si fa fatica, e loro non hanno voglia di fare fatica.

Per concludere questa piccola riflessione – che è uno dei temi dell’indagine psicologica e filosofica e perciò abbisognerebbe di un tempo più esteso – a mio parere si può cambiare, ma dipende. Dipende dalla persona e dalle caratteristiche della persona.

P.s. Come ho esplicitato nel post l’argomento è uno degli argomenti temi topos delle indagini filosofiche e psicologiche. Ringrazio tutti i vostri commenti che hanno contribuito a fare luce. In particolare riporto questo di Francesco per lucidità e completezza.

Hai detto una cosa che va tenuta ferma, senza addolcirla: cambiare non è poco, è una rivoluzione. E come tutte le rivoluzioni vere non sono indolori, non sono ordinate, non sono garantite.
C’è una distinzione fondamentale che il tuo testo coglie con lucidità non tutti cambiano per la stessa ragione e, soprattutto, non tutti sono disponibili al cambiamento.
Chi cambia dopo un evento traumaticouna malattia, un incidente, una perdita  spesso non lo fa per virtù, ma perché la realtà gli ha tolto ogni via di fuga. Lì nasce qualcosa di profondamente rispettabile: non il dolore in sé, ma il coraggio di non sprecarlo. Di usarlo come leva invece che come alibi.
E poi ci sono quelli impermeabili. Non perché manchino di intelligenza, ma perché manca loro la disponibilità più rara la fatica di riflettersi. La parola che usi è perfetta ri-flettere, flettersi, abbassarsi. Cambiare richiede una postura del corpo e dell’anima che molti rifiutano. Non vogliono pagare il prezzo della revisione di sé. Preferiscono restare rigidi, anche se quella rigidità li rende tossici, soli, ripetitivi.
Qui sta il punto che lascia il segno
non è vero che tutti possono cambiare in ogni momento.
È vero, invece, che si cambia solo quando si accetta la fatica morale di farlo. E quella fatica non è democratica: dipende dalla persona, dalla sua struttura, dalla sua onestà, dalla sua capacità di reggere la vergogna di scoprirsi sbagliata.
Il cambiamento non è un talento.
È una scelta che passa attraverso l’umiliazione sana dell’apprendere.
E hai ragione anche nella conclusionesi può cambiare, ma dipende.
Dipende da quanto una persona è disposta a perdere  abitudini, narrazioni, identità comode per diventare qualcosa di più vero.
Molti non vogliono cambiare non perché non sappiano come, ma perché sanno benissimo cosa dovrebbero lasciare.
Il tuo testo non assolve, non condanna.
Fa una cosa più rara: discrimina con lucidità.
E questo, già di per sé, è una forma di cambiamento.

https://cacciolafrancesco.com/

17 pensieri su “Cambiare: è possibile?

  1. Hai detto una cosa che va tenuta ferma, senza addolcirla: cambiare non è poco, è una rivoluzione. E come tutte le rivoluzioni vere non sono indolori, non sono ordinate, non sono garantite.
    C’è una distinzione fondamentale che il tuo testo coglie con lucidità non tutti cambiano per la stessa ragione e, soprattutto, non tutti sono disponibili al cambiamento.
    Chi cambia dopo un evento traumaticouna malattia, un incidente, una perdita spesso non lo fa per virtù, ma perché la realtà gli ha tolto ogni via di fuga. Lì nasce qualcosa di profondamente rispettabile: non il dolore in sé, ma il coraggio di non sprecarlo. Di usarlo come leva invece che come alibi.
    E poi ci sono quelli impermeabili. Non perché manchino di intelligenza, ma perché manca loro la disponibilità più rara la fatica di riflettersi. La parola che usi è perfetta ri-flettere, flettersi, abbassarsi. Cambiare richiede una postura del corpo e dell’anima che molti rifiutano. Non vogliono pagare il prezzo della revisione di sé. Preferiscono restare rigidi, anche se quella rigidità li rende tossici, soli, ripetitivi.
    Qui sta il punto che lascia il segno
    non è vero che tutti possono cambiare in ogni momento.
    È vero, invece, che si cambia solo quando si accetta la fatica morale di farlo. E quella fatica non è democratica: dipende dalla persona, dalla sua struttura, dalla sua onestà, dalla sua capacità di reggere la vergogna di scoprirsi sbagliata.
    Il cambiamento non è un talento.
    È una scelta che passa attraverso l’umiliazione sana dell’apprendere.
    E hai ragione anche nella conclusionesi può cambiare, ma dipende.
    Dipende da quanto una persona è disposta a perdere abitudini, narrazioni, identità comode per diventare qualcosa di più vero.
    Molti non vogliono cambiare non perché non sappiano come, ma perché sanno benissimo cosa dovrebbero lasciare.
    Il tuo testo non assolve, non condanna.
    Fa una cosa più rara: discrimina con lucidità.
    E questo, già di per sé, è una forma di cambiamento.

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    1. Guarda Francesco il tuo commento è più di un commento: è completamento del mio stimolo riflessione. Per cui ho deciso di metterlo in prima pagina. Merita più luce perché tutto quello che hai scritto lo condivido in pieno punto per punto. Grazie di 💙

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      1. Sono ciò che resta di un abisso meraviglioso in cui mi hai lasciato dopo averti letto. Hai scritto poco, eppure dentro quelle parole c’era così tanto che ogni cosa ha trovato il suo contorno, il suo nome, la sua direzione. Nulla è rimasto vago: tutto si è disposto con una precisione silenziosa.
        Le tue parole non conducono soltanto: orientano. Aprono spazi carichi di spunti, di riflessioni, di viaggi interiori e di carezze che non consolano, ma svegliano. È una scrittura che non accompagna soltanto il pensiero: lo trasforma.
        Se hai scelto di collocarmi dopo le tue parole, per me è un onore profondo. Ma ciò che ho scritto non mi appartiene del tutto: nasce da te, da ciò che hai saputo aprire e lasciare in sospensione. Io ho solo abitato quello spazio.

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  2. Buongiorno 😉non conoscevo questo brano di Vasco. È molto profondo, dal il mio punto di vista sì si può cambiare. Basta volerlo. Può essere più difficile per alcuni aspetti più che altri, ma perché porsi dei limiti? Si cambia anche inconsapevolmente, crescendo con le esperienze di vita fatta, si cambia per Amore, il tutto però con un solo scopo: cambiare per migliorarsi😉. Buon caffè mattutino☕

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  3. Penso che sotto opportune circostanze tutti possano cambiare, in meglio o in peggio. Per esempio un collasso sociale forzerebbe un cambiamento in ogni singola persona sulla terra.
    Dipende sempre dalla direzione, però siam fissi in un mondo senza bussole, o dove queste vengono ingannate dagli infiniti stimoli di una società senza stelle polari.
    Altra domanda: se tornare allo stesso punto non è cambiamento, vivere senza coordinate rende possibile un cambiamento?
    Buona giornata. ☮️🙏

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    1. Bella domanda. A mio parere le coordinate le dai tu, possibilmente. A meno che ci siano situazioni esterne talmente gravi da impedirti ogni afflato vitale. Grazie per il tuo commento riflessione e buona giornata ❄️

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      1. Mi son dato la stessa risposta, però se le coordinate le dai te, rimangono interne, mai condivise. Senza uno spazio metrico condiviso, come si può incontrarsi con il prossimo?
        Ogni risposta mi crea solo domande. 😆
        Buona giornata ☮️🙏

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