Parentesi

Il tuo insensato giocherellare

a seconda della direzione lampeggiante

Il freddo fuggente

che circonda il piccolo nido 

Il rombo della profonda solitudine

che tenti di annegare

La malinconica inerzia

con cui mi prendi e mi chiedi

L’aria rabbuiata dei tuoi ordini

e soprusi ( mai consideri se )

L’elaborata precisione con cui stai in sospensione

( senza mai sporgerti troppo )

La nostalgia folle che falsa lo sguardo velato

( tu non vedi ciò che è )

La pesantezza malsana dei ruvidi gesti

sulla esposta carne

E

Le più festose tinte del tuo perenne fanciullo in bicicletta

( quando pedali e ridi )

Le poche parole che segni come formiche sul taccuino

( neri geroglifici enigmatici  )

Le poche parole che mi stordiscono più di un fascio di fiori

( le trovo sul cuscino )

L’azzurra atmosfera delle silenziose passeggiate

( nella voragine di luce )

L’improbabile armonia di una impensabile simmetria

( una combinazione inattesa )

Le fatiche ignote

ma sublimi dei nostri passi quando ci liberiamo 

Il bene segreto

che palpita tra i nostri gusci rotti. 

9 pensieri su “Parentesi

  1. È una poesia che non separa, tiene insieme tutto: il gioco e il peso, la ferita e il riso, l’ordine e la carezza mancata.
    Si sente l’amore anche quando fa male, quando confonde, quando chiede troppo e poi, all’improvviso, salva.
    Porta con sé solitudine, nostalgia, rabbia trattenuta ma anche stupore, tenerezza, un bene segreto che resiste sotto la superficie.
    E come sempre sono le tue parole, la loro misura, la loro delicata accoppiata a fare la differenza: quando scrivi il risultato è una sinfonia, ogni parola si estende, si appoggia all’altra, la lega e la sostiene.
    Alla fine resta questo sentimento netto due fragilità che si riconoscono, nonostante tutto, e continuano a pulsare. Che poetica Eletta…

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