
La madre, la madre candida. Fiore sbocciato violetta dalla pelle di pesca candido cuore inviolato infiochettato nel ceruleo vestito fiorato.
Qualche macchia di malva e uno spruzzo turchese. La madre fiorita e rifiorita, germogliata nella primula primaverile.
Averla tra le zolle tra fitti cespugli d’erbetta fresca e tenerina. Affondare la zappa nella terrena carne. Volare nel cielo turchino avvinto all’eterea madre sospeso a mezz’aria alla sua gonfia gonna senza una grinza. Afferrarne l’orlo. Baciarlo. Seminare lacrime sul bordo come un inaffiatoio lacrime a pioggia.
Madre. Regina. La Dea. Perla perfetta pelle oppiacea oppio per gli occhi. Dissolversi nelle sfere celesti tra angeliche ali e trombe celestiali.
Evaporare nel suo profumo. Il golfino rosso rubino. Il calore del corpicino magro: sembrava un uccellino. Piume di uccello del paradiso sul suo vaporoso cappello.
Una donnina un fiorellino: nontiscordardimé. Regina di tutti i fiori. Germoglio in boccio. Flora. Il caprone che bruca Dafne. Le braccia tese. Edera che avvinghia e si abbarbica.
Si concludono qui i racconti semiseri per le vacanze natalizie.
La madre, l’hai descritta come in un dipinto, il grande archetipo della vita.
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Archetipo sacro e inviolabile. Infatti tra tutti è il testo più dissacrante. Grazie e buona giornata 💙
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Bella serata
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Buona serata ✨💫
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Grazie per questi racconti! 🤗
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🩵 grazie a te e buona serata ✨💫
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Molto interessante.
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