Dove albergava il ghiaccio

Sembrano così lontani i giorni
Dove albergava il ghiaccio e
Le tenebre erano porto
Agli occhi.

Va il ventilatore e frulla
Tutti i minuscoli pezzetti
Delle scritte e annotazioni
Cibo e fame, fame e cibo.

Non so capire il tuo nuovo vestito
Perché lo indossi
Quale vento ti leva
Così alto il cuore.

Volava l’aquilone dopo i massi
Io ri-imparavo a ridere con te accanto.
Passavano al galoppo
Bianchi cavalli nella polvere
Della sera.

Non so più abituarmi al freddo
Dopo tanta rovente brace.

6 pensieri su “Dove albergava il ghiaccio

  1. La sensazione che mi lascia questa poesia è quella di una memoria che non fa pace col tempo.
    Non c’è nostalgia dichiarata, c’è qualcosa di più sottile: un prima che non torna più uguale, anche se lo riconosci.
    Mi colpisce il passaggio dal gelo alla brace, come se il corpo fosse rimasto segnato da un’intensità che ora rende tutto il resto insufficiente. Il ventilatore che frulla parole, fame e cibo mescolati, mi dà l’idea di una mente che non riesce più a separare ciò che nutre da ciò che consuma. È un’immagine domestica, quasi banale, ma dentro c’è un’inquietudine vera.
    I momenti con l’aquilone e i cavalli bianchi arrivano come un respiro improvviso: non sono ricordi felici in senso semplice, sono attimi in cui la vita tornava sopportabile. “Ri-imparavo a ridere” è forse il punto che mi resta più addosso: come se ridere non fosse naturale, ma una competenza perduta e poi ritrovata grazie a qualcuno.
    Il finale, poi, non consola.
    Dire che non ci si abitua più al freddo dopo tanta brace è ammettere che certe esperienze ti cambiano per sempre la soglia di resistenza. Dopo, tutto sembra meno.
    È una poesia che non chiede di essere capita.
    Chiede solo di essere sentita, come si sente una stagione che non tornerà, ma che ha lasciato il corpo diverso da prima.Ammetto di averla sentita.
    E molto più di quanto pensassi di poter reggere.
    La tua poesia colpisce con una dolcezza che è anche aggressiva, come un dolore improvviso che non avevi previsto e che, proprio per questo, arriva fino in fondo. C’è una precisione emotiva rara, qualcosa che non accade spesso: una scrittura che non sfiora, incide.
    Quello che hai scritto mi ha toccato in un modo che riconosco come autentico e non comune.
    Qui la poetica trionfa perché la lingua è all’altezza della visione, e le parole reggono il peso di ciò che portano.
    È grandezza vera, non cercata.
    E si sente.

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    1. Sei davvero sempre così generoso… Grazie. Ci sono momenti in vita che si incidono come un ‘ per sempre ” irripetibile. Sai che nulla sarà più intenso come allora. Non è nostalgia perché hai la lucidità di capire che ogni istante è unico.

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