Parole apparecchiate

Perché io m’innamoro delle parole: più di te e dei tuoi capelli e del tuo odore, più della tua biografia

perché io annuso le vocali, mastico la punteggiatura, esulto per un apostrofo, godo per un rarissimo punto e virgola.

Null’altro mi interessa: la camicia che porti, il colore dei tuoi occhi, se stai a Roma o in America. Chi ti prende la notte.

Quelli che piangevano al telefono e tenevano il broncio e mi scrivevano dei peli rasati, santo cielo, che brutta fine gli ho assegnato.

Robespierre mi chiamava ridendo un mio amante tra lenzuola flambè.

Solo di scrittura, di buona scrittura mi nutro. Ben cotta e cucinata. Niente sushi e cibo da strada. Ore e ore di cottura lenta: uno stracotto o un brasato. Un calice di rosso.

Una tovaglia bianca dove stendere le membra, allungare le assonanze, perdere i sensi.

P a r o l e  a p p a r e c c h i a t e.

7 pensieri su “Parole apparecchiate

  1. Condivido Eletta e capisco quando parli di “cottura lenta”, ore e ore. Sei attenta a dettagli, forse anche a ciò che la maggior parte non nota. Anzi, credo che tu sia proprio alla ricerca di quel qualcosa…
    Ps: il sushi, quello vero, richiede arte e precisone, ogni pezzo racchiude un’armonia di equilibri a volte azzardati.(ma sono sicura che lo sai già) Ciao Robespierre🪭

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  2. magnifico questo elogio delle parole in un contesto di attrazione e stupendo quel “perdere i sensi” che più che uno uno svenimento è un dimenticare il significato originale delle parole, dare loro nuova vita in assonanze, allusioni, illusioni di gioco sensuale.
    ml

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