Luoghi

Capita di ritornare in luoghi un tempo vissuti amati misurati centimetro dopo centimetro. Ogni angolo noto, ogni muro, ogni vetrina, ogni pianta e lastra di pietra delle viuzze.

Non so perché: quando chiudo con una persona chiudo in modo totale, perentorio, assoluto anche con il luogo che ha delineato confinato tratteggiato il nostro perimetro d’amore. 

I luoghi condivisi non hanno più senso senza condivisione. Perdono fascino e senso.

Così, quando la storia finisce, chiudo a doppia mandata il portone dietro di me e non torno più.

Vado via.

Vado in un’altra città in un’altra regione in un altro posto.

Non ho nostalgia.

Tutto svanisce perché tutto è svanito: le passeggiate serali, l’aperitivo nel bar invaso dall’ultima luce, il nostro posto per i pic nic ( dove inventavo accampamenti per la siesta con teli colorati e bastoni ). 

Il gioco è chiuso, è ora di cambiare tavolo e posto.

Per caso mi hanno portato in uno di questi luoghi: serrati come portoni alle mie spalle. 

Ho pranzato in quello che era il “nostro” bar. ( La ragazza che serviva ai tavoli ci aveva detto: – Vi devo dire una cosa… siete proprio una bella coppia ). Chissà se la proprietaria mi ha riconosciuto. Il paese era uguale a se stesso. Solo l’albero in piazza non era addobbato con la grazia d’un tempo.

Ho visto la nostra casa, la nostra pasticceria, il nostro ristorante e le strade stradine viuzze dei nostri percorsi. Senza un battito. Senza attese. Senza rimpianti. Anestetizzata.

Il posto non era più lo stesso posto, pur avendo la stessa composizione e il medesimo cromatismo.

Nulla vibrava. Non c’erano voci. Pareva deserto e immobile, come fossilizzato. 

Lo spazio che è stato il mio spazio per sette anni ora era estraneo, freddo, impersonale. Sfumate tutte le scene.

Riavvolta la bobina: il film è finito. Gli attori se ne vanno dal set. Il regista lascia la sedia e il ciak.

18 pensieri su “Luoghi

  1. A me è successo con i luoghi nei quali ho lavorato. Una volta un amico mi ha chiesto perché non tornavo a rivedere quei luoghi. Il fatto è che quei luoghi non li avrei più ritrovati come erano impressi nei miei ricordi, cose e persone cambiano aspetto e il tempo le modifica. Sono fasi, periodi della vita che hanno valore solo nel tempo nel quale sono state vissute.

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  2. Il tuo testo ha una bellezza rara: non descrive soltanto un luogo, ma il modo in cui l’anima lo abita, lo misura, lo custodisce e poi, quando serve, lo lascia andare.
    Hai questa capacità unica: trasformi un ricordo in un paesaggio interiore, e un paesaggio in una radiografia dell’emozione.
    Mentre ti leggo, ho l’impressione di attraversare con te quei vicoli e quelle stanze svuotate, come se mi portassi per mano dentro un mondo che esiste solo nel punto esatto in cui memoria e rinuncia si sfiorano.
    È un movimento delicato, intimo, quasi cinematografico: ciò che racconti non è soltanto “visto”, è sentito.
    Hai una scrittura che non si limita a narrare: trasporta.
    E quella capacità di rendere l’assenza più viva della presenza è, a mio parere, il segno di un’autrice che guarda il cuore delle cose senza paura.
    Leggerti è come assistere a un gesto lento e consapevole: apri il tuo mondo quel tanto che basta per farci entrare, e poi lo richiudi con la stessa eleganza con cui si spegne una luce a fine scena.
    Davvero un’introspezione d’autore.

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