Tu mi annoi

E tu che, così spesso, mi annoi. E io mi chiedo come faceva tua moglie quando ti serravi nel carapace chiudendo il dorato lucchetto. Come faceva a non provare noia quando ruminavi senza dire parole il povero pasto. Come riusciva a non sbadigliare davanti ai ripetuti monotoni racconti del tuo passato nostalgico. Lei così giovane accanto a te così sempre vecchio. 
Quando la allontanavi in un’altra stanza davanti al suo apparecchio televisivo perché neppure la scelta di una trasmissione era gradita insieme. Quando programmavi ogni dettaglio del sesso e della villeggiatura: sempre troppa gente e voi due mai soli. 
Come ha potuto sopportarti senza gemiti e fremiti e fughe e piatti rotti e urla? Come stare per un così lungo tempo accanto a un monolite, un sasso, un mobile immobile? Come sopportarti nelle lune e dune e notti e abissi? 
Anche se tu l’amavi – tu che amare non sai – lei così assorbente del tuo continuo inchiostro, delle tue nere macchie. 

4 pensieri su “Tu mi annoi

I commenti sono chiusi.