Fermi

Questo lungo periodo di quarantena, limitazione certificazioni e distanziamento ( tutti termini nuovi che sono entrati nel nostro vocabolario quotidiano ) sicuramente è servito.

A che cosa? A fare un po’ di silenzio. Se, come me, si vive da soli. A essere meno distratti da attività distraenti. A imparare a stare fermi.

Il mio vicino ha un fratello. Entrambi borbottano sempre perché non sanno come “arrivare a sera”. Ogni giorno così. Uno non può andare a pesca, l’altro non può andare a far legna.

Uno è sempre fuori sul ballatoio. Qualche volta fa le parole crociate. Sua moglie non è mai ferma. Basta guardare a trecentosessanta gradi e la si vede: o raccoglie erbe selvatiche, o porta giù ramoni dal bosco, o va a prendere l’acqua alla fonte o va a far la spesa, o stende i panni.

L’altro fratello si lamenta perché è “tutto il giorno in casa con la vecia “: naturalmente allude alla moglie. Allora, non potendo far legna, viene spesso a chiacchierare con me in giardino o nell’orto o va dall’ultima vicina in fondo alla strada.

Purtroppo chi non sa cosa fare per far arrivare sera non si rende conto che, in questo modo, ogni giorno che passa è un giorno passato ad aspettare che passasse.

Naturalmente ciascuno vive i propri giorni come desidera. Ma, mi chiedo, che senso ha cercare di arrivare a sera senza vivere ogni minuto in modo pieno? Non solo leggendo, scrivendo, dipingendo ma anche giocando creando cantando? Ci sono i quotidiani per tenersi informati, ci sono le passioni da coltivare, si può intagliare del legno che qui abbonda, mettere a coltura fiori e piante anche se si ha un terrazzo. Si può andare in un museo virtuale o ascoltare musica. Si possono vedere film.

O si può pensare, immaginare, progettare. Fare silenzio vuol dire anche riflettere. Vuol dire anche modificare qualche piccola cosa del proprio vivere perché sia vivere e non sopravvivere.

Tutti noi abbiamo imparato a curare la nostra casa, lo spazio che ci ha ospitato. Tutti noi abbiamo imparato a cucinare piatti nuovi. Tutti noi – o la gran parte di noi – ha imparato a stare comunque bene anche senza correre a destra e manca. Senza shopping, senza colazioni pranzi al ristorante o aperitivi, senza folla, senza viaggi, senza trekking, senza voli, senza lavoro.

Stare fermi è stato un bel test. A ciascuno sapere se l’ha superato e che cosa è rimasto di questa prigionia senza sbarre.

17 Comments

  1. E’ stato un bell’esercizio di libertà. Sono d’accordo con te. Abbiamo saputo dare ad ogni cosa la giusta importanza, aprendo i riflettori piuttosto sull’essenzialità delle cose che viviamo. Ciao Eletta 🙂

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  2. Oh, le belle gambe di Eletta. E poi quel piedino delizioso. Sono sicuro e ci commetto tutto il mio capitale cartaceo e immobiliare che se tu fossi andata al ballo di mezzanotte avresti messo in crisi Cenerentola. La scarpina ti calzava, eccome. Hai fatto bene a non andarci, altrimenti Cenerella le avrebbe prese ancora dalle sorellastre megere. E poi tu tra l’orto, la scrittura e i libri il tempo sai viverlo appieno.

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  3. Si, lei mi chiama il filantropo. Il mio motto è: “Fai del bene e bene avrai”. Lei mi ha mollato, dice che ho gli occhi di un rapace notturno. Che frugano. Le ho detto che devono pur vivere questi bellissimi nottambuli. Mica stanno in quarantena: loro non mangiano noi, quindi non hanno problemi di spillover o zoonosi, cioè il salto della specie. E i calzettoni?

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