Ricorrenza

Immagine fotografica di Eletta

Non amo le ricorrenze: compleanni anniversari e feste varie. Già mi vengono i brividi al pensiero del Natale. È che non mi piace stare a tavola per ore perché io mangio come un uccellino e agli antipasti, fosse per me, ringrazierei e me ne andrei.

L’anno scorso poi, la comitiva in cui sono stata inserita – come un corpo estraneo – mi era sconosciuta e non sapevo che dire: qual era il tema e il linguaggio. La persona che mi aveva portata, di psicologia zero, non ha fatto nulla per acclimatarmi e mi ha lasciata sola a sorbirmi gli innumerevoli piatti e discorsi.

Quando ho ospiti mi piace metterli a loro agio e farli sentire a casa e mi piace intrattenerli con una conversazione che li includa, anche con un pizzico di curiosità: e tu che ne pensi? E voi come fate? Come vivete e risolvete?

Invece sono spesso circondata da persone che amano parlarsi addosso, senza includere. Mi annoio a sentire infiniti racconti dei fatti altrui senza interruzione né inclusione. In questa casa ci sono state due donne che mi hanno rovesciato addosso tutta la loro vita senza che io potessi dire: be.

C’è una signora qui che ha un negozio. Se ti cattura è la fine. Stai seduta o in piedi ad ascoltare. Ore. È per questo che non ci vado più.

Ho scritto articoli sui narcisisti. Beh, sembra che il mondo sia pieno.

Stanotte c’è una ricorrenza. Ho preso un vaso di crisantemi ruggine e l’ho messo in giardino. Ho pulito per un’ora la zucca, una delle tre che ha partorito il mio orto, e ho fatto una torta; l’altra l’ho cotta in forno. È il mio modo di celebrare la festa dei morti. Senza andare al cimitero a far vedere che vado al cimitero e, una volta all’anno, metto fiori ai miei cari defunti. Ho sognato mio padre qualche notte fa: è stato lui a venirmi a trovare nel ricordo onirico.