Quando con la gallina 

Ho appeso in sala un telo. Sopra ci sono io, sdraiata e immortalata dieci anni fa con i jeans stracciati. Una bella fotografia in bianco e nero, diventata poster su tela.

La guardo, mi guardo. Come ero innamorata allora. Avevo un uomo che mi adorava come una dea. Così giocavo. Quel giorno ero scesa con una gallina di stoffa. Un bellissimo peluche preso in Austria per mia figlia quando era piccola. Ora che ero piccola anch’io avevo voglia di giocare. Quindi abbiamo camminato io e il mio uomo per la stradina lungo le acque del canale e io tenevo nella mano destra la gallina. Sorridevo e ridevo. Lui mi scattava fotografie a ogni angolo. E i ragazzi nel prato suonavano i tam tam. E mi urlavano gridolini.

Giornate bellissime quelle dell’innamoramento. Estasi ed eccentricità. Fuori dalla noia. Giornate uniche. Surreali. Meravigliose.

La gallina poteva essere chiusa nel suo corpo rovesciato e diventare uovo. L’uovo poteva essere lanciato e diventare palla. Io potevo diventare bimba. Inutile dire quanto mi manca il gioco.

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