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Immagini

Riordinare foto

Come già osservato da me, e da molti altri qui nel blog, sfogliare toccare guardare le fotografie su carta indubbiamente ha un altro e più denso senso e significato che guardare le migliaia di foto ordinate nei nostri archivi digitali.

Io direi che la fotografia su carta emana.

Terminato ormai da settimane il trasloco vero e proprio, ora è il momento del riordino e organizzazione delle minuterie.

Così oggi è toccato alla scatola delle fotografie. C’è dentro quel che sono stata nei vari periodi della mia vita.

Man mano che prendevo in mano e guardavo, pensavo:

Com’ero magra in quel periodo, quasi anoressica

Com’ero giovane e bella

Quante foto mi ha scattato chi mi amava (direi che la quantità di foto scattate è in relazione proporzionale all’amore o all’innamoramento: più lui ti ama, più ti vede bella, più desidera immortalarti e viceversa)

Come ero sempre sorridente

Come ero felice nel periodo della maternità e nella crescita di mia figlia

Come molte persone vicino a me allora, sono andate perdute lasciate o morte

Come sapevo osare di più: look anticonformista e, talvolta osé

Quanti posti ho visto e abitato e quante esperienze ho fatto che non ricordavo nemmeno

Quante storie ho vissuto unica protagonista su diversi palcoscenici e diversi scenari

Come sono stata sempre diversa: mai uguale a me stessa

Rivedere e sistemare le immagini fotografiche su carta può servire a rinfrescare la memoria, relativamente al percorso che abbiamo alle spalle, e che ci ha fatto giungere a quello che siamo oggi.

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Luoghi

Deviazioni

La vita è così. Non è un ruscello che scende dal monte a valle. È più un labirinto con viuzze strette. Andare a destra o a sinistra non è sempre una nostra scelta perché talvolta è il fato a decidere per noi.

Ultimamente risuona Mosca nelle cronache di guerra. E, come già ho raccontato altrove, io a Mosca avrei dovuto vivere se avessi seguito una viuzza invece che un’altra del labirinto.

Avrei dovuto seguire il mio fidanzato dopo averlo sposato. Ma non l’ho seguito e l’ho di fatto lasciato quando è arrivato a prendermi col colbacco. Mia madre anni dopo mi ha detto di averlo visto in un servizio televisivo stava con Putin e altre persone. Sapevo che avrei avuto una vita agiata se lo avessi seguito. Autista cuoco personale di servizio e, naturalmente una sontuosa dimora.

Non ho mai rimpianti rispetto a quello che lascio. Mai. Mi è venuta in mente questa altra mia storia se avessi voluto vivere un’altra vita in un’altra città così tristemente famosa in questo periodo bellico per il suo presidente dagli occhi freddi.

Sono felice di aver scelto una casetta in montagna.

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Vita,

La sorella del sonno

Acquarello di Eletta

Nel primo giorno di questa inedita primavera – stagione in cui tutto rinasce – una riflessione relativa al binomio vita/morte.

Nel terzo libro della grande epica indiana, il Mahābhārata, uno Yaskșa, potente spirito, domanda a Yudhișțhira, il più anziano e saggio dei Pāņdava, quale sia il più grande dei misteri.

La risposta risuona attraverso millenni: <<Ogni giorno muoiono innumerevoli persone, eppure quelli che rimangono vivono come se fossero immortali>>.

“Io non vorrei vivere come se fossi immortale. La morte non mi fa paura. Ho paura della sofferenza. Della vecchiaia, anche se ora meno, vedendo la vecchiaia serena e bella di mio padre.

Ho paura della debolezza, della mancanza di amore. (…)

Amo la vita, ma la vita è anche fatica, sofferenza, dolore.

Penso alla morte come un meritato riposo. Sorella del sonno, la chiama Bach nella meravigliosa cantata BWV 56. Una sorella gentile che verrà presto a chiudere gli occhi e accarezzarmi la testa.

https://youtu.be/Lgk6qUeZW2c

Giobbe è morto quando era “sazio di giorni“. Espressione bellissima. Anch’io vorrei arrivare a sentirmi sazio di giorni e chiudere con un sorriso questo breve cerchio che è la vita.

Posso gustarne ancora sì

Ancora della luna riflessa sopra il mare

Ancora dei baci della donna che amo, della sua presenza che dà un senso al tutto

Ancora dei pomeriggi delle domeniche d’inverno, sdraiato sul divano di casa a riempire pagine di segni e formule sognando di strappare un altro piccolo segreto ai mille che ancora ci avvolgono…”

Questo scrive Carlo Rovelli nell’ultimo capitolo del libro: L’ordine del tempo. Un prezioso libretto la cui lettura consiglio a tutti.

Che altro aggiungere a parole così calde e sagge? Solo gli arroganti, che si credono immortali, non colgono questa quotidiana presenza della sorella del sonno per finalmente cambiare e cambiare in meglio, cambiare radicalmente i propri radicati egoismi. Per rinascere nuovi.

Aristotele pensava fosse così. Se nulla cambia, il tempo non passa, perché il tempo è il nostro modo per localizzarci rispetto al cambiare delle cose: il nostro situarci rispetto al conto dei giorni. Il tempo è la misura del cambiamento: se nulla cambia, non c’è tempo”.