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Luoghi

Latte in latta

Uno degli aspetti belli del vivere in montagna è la permanenza di gesti antichi. Come ammucchiare legna e accendere il focolare. E come incontrare persone con il secchiello di latta che vanno a prendere il latte fresco in fattoria. Niente plastica. Una latta che serve per sempre.

Non ricordo il sapore del latte della mia infanzia anche perché, come molti, sono diventata intollerante al latte vaccino.

Chissà perché il ricordo del sapore dei cibi di un tempo rimane così vivido e nostalgico… come le ciliegie che raccoglievo e mangiavo direttamente sull’albero.

Altro che plastica.

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Attimi

Due anni fa

Lo stesso giorno due anni fa. Nuvole basse tra alberi già verdi di tenerissime foglie.

È tutto indietro ora. E anche i fiori, i prati, le foglie nuove… solo ora paiono risvegliarsi. Fa ancora caldo. Oggi si stava al sole in maglietta. Non so mai come vestirmi. Se sono troppo leggera ho freddo, oggi avevo caldo con il maglione e il pantalone invernale.

Della nevicata non c’è più traccia. I prati sono verdi. Sono appena sbocciati i nontiscordardimé. Ho scoperto nella mia fototeca un bel mazzolino che avevo messo in casa due anni fa.

Non colgo mai fiori. Preferisco vederli nei prati o cogliere la loro fugace bellezza con la macchina fotografica. I nontiscordardimé li ho colti perché sarebbero stati comunque falciati in giardino dai feroci denti del tosaerba…

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Attimi

Un anno fa

Esattamente un anno fa eccomi in ospedale con il braccio destro ingessato. Ero uscita a fare fotografie al paesaggio innevato e incantato

Davvero tantissima neve, così tanta che sono scesa in ambulanza con le catene… Così tanta che sono scivolata proprio perché era passato lo spazzaneve e non mi ero accorta della lastrina di ghiaccio. Oplà! A terra col polso rotto.

Quest’anno non nevica mai. Ma proprio mai. Domani danno, ancora, temperature sopra la norma stagionale. Sole sole sole. Sarà perché ho preso gli occhiali da sci, quelli antiriflesso della neve. Sarà perché finalmente quest’anno posso sciare considerato che non ho il braccio ingessato. Sarà che davvero il clima sta cambiando e il mondo intero sta cambiando.

Da quell’incidente ho imparato la prudenza. Cammino con più cautela e se c’è ghiaccio metto i ramponcini.

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Frammenti

Era

Immagine grafica di Eletta Senso

Era stanca annoiata esausta. Aveva incontrato un tipo che si era presentato con un mazzo di fiori ( che aveva poi dato alla madre per portarlo al cimitero) .

Aveva incontrato uno psicoterapeuta che durante la passeggiata sciorinava inutili nozioni come se lei fosse una ignorante scolaretta… Talmente preso dal proprio Ego che nemmeno capiva che lei terminava le trame, i racconti, le citazioni… perché lei sapeva quanto lui, pur non essendo una psicoterapeuta.

Aveva incontrato un architetto che trovava piacevole invitarla a cena per un dopo cena. E una volta si era perfino spinto a farle vedere dei suoi progetti lavorativi. Dopo cena mentre pagava il conto al banco e la signora ci metteva sempre un sacco di tempo, lui le infilava una mano sotto la camicetta sulla schiena già pregustando il dopo.

Aveva incontrato un tipo che aveva fatto molti chilometri per uscire a cena con lei e da lei non aveva avuto nemmeno un bacio.

Aveva incontrato l’uomo piccione che l’aveva portata nel centro di Como e a cena sul monte in alto.

Di uomini ne aveva incontrati molti. Non aveva mai contato quanti. Comunque più di cento. In quel periodo di vuoto dopo l’uomo orco. Ma non aveva trovato mai il suo principe azzurro. Li incontrava per noia. Era comunque piacevole passare una sera al ristorante a conoscere una persona nuova. Non si era mai concessa la sera stessa, come si usava. Neppure il giorno dopo se c’era un seguito. Tranne poche eccezioni che confermavano la regola.

Era come sfogliare un catalogo on line e cercare un oggetto, era come sceglierlo in base alle caratteristiche desiderate. Poi, se non piaceva, era piuttosto semplice scartarlo. Rimandarlo al mittente. Buttarlo nella spazzatura. Fare come se non si fosse scelto desiderato voluto. Anni luce dagli appuntamenti da ragazzina con lui che faceva un lungo appostamento e filo e la aspettava quando la mamma la mandava a prendere il prosciutto cotto e il pane. E suo padre che si lamentava perché giravano i mosconi nella nostra via. Io e mia sorella eravamo miele.