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Non posso

Vediamo di iniziare il nuovo mese con due semplici considerazioni:

Nessuno nasce santo. E va bene non giudicare, e va bene cercare di capire quali sono stati i traumi infantili adolescenziali e postumi, e va bene mettersi nei panni dell’altro, e va bene pazientare tollerare aspettare senza aspettative, e va bene tutto ma ogni tanto un bel vaffanculo ci sta tutto.

Siamo imbottiti di telespazzatura finto psicoanalizzante in cui viene esposto lavato e appeso tutto il passato di ogni persona perché fa spettacolo.

Dietro ogni persona c’è una storia di sofferenza. Punto. Alzi la mano chi non ha mai avuto attimi di dolore. Per colpa della mamma del padre dei fratelli della vicina di casa dell’amica della insegnante o dell’allenatore dei compagni degli amici dei fidanzati dei mariti dei figli e del mondo.

A tutti sembra così pesante la propria croce perché non hanno provato a prendere sulle spalle quella dell’Altro.

Basta lamentarsi. Il passato serve per costruire il presente e il futuro. Chi si crogiola nelle melmose acque del passato non può costruire un presente “pulito”. Per rigenerarsi ed essere persone positive occorre lavorare ogni momento attraverso la consapevolezza ed evitare di spaccare le scatole al mondo perché talvolta si può incontrare una vecchietta che ha finito le mollette.

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Si può fare un dono

Si può fare un dono con grazia, delicatezza, amore.

Si può fare un dono con noncuranza, disattenzione e poco rispetto. Si può fare un dono come uno schiaffo, un pugno, una offesa.

Dipende. Come sempre tutto dipende da cosa ci muove. Gratitudine e attenzione verso i bisogni dell’altro. O per liberarsi da un senso di colpa, per ricambiare un favore e sentirsi semplicemente a posto, ma senza cuore.

Stamattina ho portato dei doni in una scuola materna. La responsabile all’inizio mi ha guardata come una aliena e con diffidenza, forse pensava che io volessi altro. No: volevo solo donare oggetti utili per i bimbi. Poi, quando ha capito si è stupita e non sapeva più come ringraziarmi.

È così bello donare con il cuore senza volere nulla in cambio…

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Persone

Ci sono persone vere e persone false. Ci sono persone che vampirizzano tutta la tua energia e persone che, invece, donano energia. Ci sono persone che ti fanno sorridere e ridere e ti allietano la vita e ci sono persone, invece, capaci di rovinarti ogni raggio di luce.

Ci sono persone che amano il bene e, invece, persone che lavorano nel male. Ci sono persone che cercano faticosamente di modificare il proprio comportamento lavorando sul proprio sé, e persone che non hanno nemmeno consapevolezza dei limiti del proprio sé.

Ci sono persone che invidiano la bellezza e ricchezza degli altri, ma non sanno costruirsi una propria bellezza e ricchezza interna. Ci sono persone arroganti e prepotenti che pensano di essere il centro del mondo e tutti a servirli. Ci sono persone grate di servire in silenzio senza chiedere nulla.

Ci sono persone che non sanno curare. Che non hanno cura. La gentilezza è parola sconosciuta alla loro anima. Così come il garbo e la cortesia. Hanno occhi, ma non vedono. Hanno orecchie, ma non odono.

Dove andrò a vivere tra poco sarò all’ombra di una chiesa. Non sono credente, ma se la porta sarà aperta, entrerò a fare silenzio.

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Finalmente

Finalmente dopo i bollettini quotidiani con 200 decessi per Covid, qualcuno si è svegliato – anche se siamo in piena stagione turistica estiva – e ha fatto uno spot a favore del quarto vaccino.

Testimonial niente di meno che il nostro Premio Nobel Giorgio Parisi. Come tutti gli intelligenti è riuscito a dire con poche chiare parole perché è importante fare il quarto vaccino.

https://youtu.be/r-15G5IR0N4

Intanto milioni di italiani non hanno nemmeno fatto la prima… Andrebbe dato un premio anche a loro e direi meglio in autunno quando tutto esploderà.

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Angelica

Angelica selvatica: il nome di questo fiore stellato mi piace molto. Racchiude due caratteristiche femminili… La donna angelica e la donna selvatica.

Nella serie che sto vedendo la protagonista femminile è decisamente dalla parte delle donne e decisamente contraria a qualsiasi violenza da parte del maschio. Nell’ultima puntata che ho visto la protagonista racconta che una donna – di cui non ricorda il nome – ha detto: Sapete perché gli uomini hanno paura della donna? Perché hanno paura di essere derisi. Sapete perché le donne hanno paura di un uomo? Perché hanno paura di essere uccise.

Diffido sempre di una donna soltanto angelica. C’è sicuramente qualcosa di soffocato, sottomesso, non detto, taciuto. Come sa bene chi ha letto : Stai Zitta di Michela Murgia. So bene che alla maggior parte degli uomini piacciono molto le donne dolci e angeliche. Stanno zitte e buone e non spaccano i c.

Invece per me una donna deve anche essere selvatica, sfuggente, forte e libera. Non deve chinare la testa, ma guardare bene in faccia. Non deve aver paura di dire la verità anche se fa male.

P. s. Ho letto con vero interesse i commenti. L’argomento è di quelli “tosti” e complessi. Suggerisco a tutti di leggere Stai zitta di Michela Murgia. Non perché sia la Bibbia, ma perché sgretola qualche stereotipo. Almeno comincia a farlo.

Da parte mia sono anni che scrivo per contribuire, nel mio piccolo, a una vera rivoluzione culturale che faccia finire il deleterio vizio di mettere etichette alla donna. Santa angelica materna dolce vergine puttana troia arpia strega megera befana…

Per dirne solo alcune. Provate a trovarne altrettanti per il maschio…

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Nemo

Non so se capita anche a voi… Nemo profeta in patria.

Io l’ho provato – e lo provo ancora – molte volte. Le persone più vicine sono in realtà le più lontane.

Ho avuto stima vicinanza affetto più dalle persone lontane – anche geograficamente – che da quelle che avevo non dico in casa, ma quasi.

Mi capita ancora oggi. Anche qui in questo luogo virtuale nel quale ricevo attestati di stima che ricambio, e attenzione e interesse.

Le persone che ho vicine se ne strafregano di cosa penso, di come vivo e del perché. Le persone vicine sono curiose magari della vita del vicino di casa e manco sanno di me. Ogni persona è sconosciuto a se stesso. E anche agli altri. Dovremmo essere sempre curiosi dell’Altro perché l’Altro è l’inconoscibile. Per questo a me piace chiedere per conoscere.

Ci accontentiamo della scorza e ci annoiamo di quel che appare. Solo gli innamorati non sono mai sazi di vedere e sapere chi è davvero l’Altro.

https://masticadoresitalia.wordpress.com/2022/07/11/nemo/

Ringrazio per la pubblicazione

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Come spiegare 2

Questa volta non si tratta di spiegare la bellezza di un luogo a chi non vede… Ma si tratta di spiegare perché un comportamento non è giusto, adeguato, buono a un deficiente.

Uso questo termine senza remore perché ogni tanto è bene definire le cose, e le persone, con il proprio nome.

Deficiente deriva da deficere=mancare. Mancare di logica, comprensione, consapevolezza.

Ho davvero riso nella acuta descrizione di un comportamento da deficiente/idiota di Neda di cui riporterò il link.

Cosa puoi spiegare a uno che scorazza in piena notte con il quad non permettendo il silenzio della notte agli abitanti del paese?

È lo stesso con persone a cui pedissequamente spieghi: passaggio dopo passaggio perché il loro comportamento non è corretto. Personaggi che ti guardano con lo sguardo vacuo e che non sanno nemmeno argomentare una possibile risposta. Incapaci di sillabare una replica.

Penso sia la cosa più stancante che esista: cercare di spiegare a un deficiente. Perché il deficiente non può capire. È in deficit di consapevolezza e anche di una fetta di intelligenza. Perché, come si è ormai capito, l’intelligenza non è solo sapere i nomi delle capitali o i sette re di Roma, c’è l’intelligenza emotiva che, per vivere dignitosamente a contatto con l’altro, è fondamentale.

Ecco il simpatico articolo di Neda:

https://wp.me/p5yHsv-FW

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Considera le conseguenze



” Di ogni azione considera le premesse e le conseguenze e solo così avviati a compierla.

Altrimenti, sulle prime ti avvierai pieno di entusiasmo senza aver minimamente considerato il seguito, ma in un secondo momento, manifestandosi alcune difficoltà, ti tirerai vergognosamente indietro.

Vuoi vincere le Olimpiadi? Anch’io, in nome degli dei: é una bella cosa. Ma considera le premesse e le conseguenze e solo così applicati all’impresa.


Devi disciplinarti, sottoporti alla giusta dieta, tenerti lontano dai dolci, allenarti a dovere, nelle ore stabilite, al caldo, al freddo, non devi bere acqua fredda, né vino quando capita; insomma, devi esserti consegnato al tuo allenatore come ad un medico.


E poi, durante la gara, dovrai scavare la sabbia intorno all’avversario, ti capiterà di slogarti un polso, o una caviglia, ti capiterà di mangiare molta polvere, o anche di essere frustato, e dopo tutte queste cose, persino di essere sconfitto.


Dopo aver riflettuto a queste cose, se ancora lo vuoi, datti pure all’atletica.

Altrimenti ti comporterai come i ragazzini, i quali prima giocano ai lottatori, quindi ai gladiatori, poi suonano la tromba, infine fanno gli attori tragici.


Allo stesso modo anche tu, adesso fai l’atleta, poi il gladiatore, poi il retore, quindi il filosofo, ma con tutta l’anima non fai nulla: proprio come una scimmia che imita qualsiasi cosa vede, ed è attratta da cose sempre diverse.

Non ti sei infatti accostato a qualcosa dopo aver riflettuto e considerato ogni aspetto, ma a caso e seguendo un semplice desiderio”.

Da: Manuale – Epitteto

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Aggredire

L’arroganza è debolezza, non forza. Il forte sa stare fermo e non si altera. Sa dialogare. Non aggredisce. Non si chiude in una posizione rigida di orgoglio. Pessimo stato di immobilismo e chiusura. Chi lo prova non si abbassa. È rigido. Poco flessibile.
Peccato che la rigidità comporta fratture irreparabili, al contrario della flessibilità. Il giunco, vegetale flessibile, si piega al vento ma non si spezza.

Senza estendere la riflessione alla guerra in atto, pensando che è lontana e fuori da noi, pensiamo invece a tutte le volte che la guerra la facciamo noi.


Ci sono momenti nella vita in cui pensiamo di aver ragione e ci arrocchiamo nel nostro monolite senza piegarci un istante per prendere in considerazione il punto di vista altrui. Non ascoltiamo con un minimo di umiltà disponibilità e rispetto il punto di vista dell’altro.


In una disputa, in una lite, normalmente la ragione non sta totalmente solo da una parte o dall’altra.

Due persone adulte dovrebbero in una situazione emotivamente alterata, passato il momento di rabbia ( è sano e normale avere un momento di rabbia che non va demonizzata) due adulti dovrebbero sapersi guardare e dirsi con calma cosa ciascuno pensa. Solo così si può procedere.

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Confini

Attraverso i vetri

L’ossessione latina del confine spaziale nasce con il mito della fondazione: Romolo traccia un confine e uccide il fratello perché non lo rispetta. Se non si riconosce un confine non può esserci Civitas.

Orazio Coclite diventa eroe perché ha saputo trattenere il nemico sul confine, un ponte gettato tra i romani e gli altri. I ponti sono sacrileghi perché varcano il sulcus, il cerchio d’acqua che definisce i limiti della città: per questo la loro costruzione può avvenire solo sotto il rigido controllo rituale del pontifex“…

Da: Don’t. I limiti della interpretazione – Umberto Eco – La nave di Teseo

Ho imparato a tracciare e difendere il mio confine da poco tempo. Prima lasciavo ai barbari l’invasione. Le mie tinte mescolate e confuse con altre di altri, come nell’immagine fotografica.

La difesa del proprio confine, quando aprire e quando chiudere le porte, è molto importante non solo per la civitas, ma anche per il privato. Anche nella vita affettiva con il proprio partner o con i propri amici o familiari.

Ci sono persone che ti inglobano, di te si nutrono, ti mangiano energia e sorriso. Meglio tracciare un confine. Meglio tenerli a distanza. Sono orchi.

Nella mia terra torre eburnea sto bene. Quando voglio apro la finestra e getto una treccia.

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Questi colori

Immagine fotografica di Eletta Senso

Questi colori non ci sono più. Sono tornata nello stesso posto l’altro ieri ed erano rimasti solo i gialli: senape, zafferano, ocra, limone. Spariti i rosa i bordeaux gli arancioni.

Tutto muta continuamente. Ogni cosa evapora, si trasforma muore e risorge a nuova vita. Come le foglie che diventano humus e nutrimento.

C’è chi rimane strettamente legato agli oggetti come se fossero eterni. C’è chi non sa viaggiare leggero e gettare l’inutile, liberare gli spazi non solo fisici come se tutto venisse immortalato e portato con noi in un’altra vita e in un altro spazio.

Sono nati corsi libri tecniche per imparare a buttare quello che non ci serve più. Ci sono semplici regole del tipo: se non indossi un maglione da cinque anni difficilmente lo indosserai nel sesto: buttalo.

Piano piano sto buttando anch’io. Affetta da shopping compulsivo anni fa ho accumulato una quantità di capi ora superflui e inutili. Riempiono solo gli armadi e mi soffocano.

Se poi teniamo conto che qui in montagna non è il caso di mettere una giacca di Chanel, meglio un pile e gli scarponi… si può immaginare quanti capi ormai inutili io abbia. Logicamente i capi di abbigliamento più belli non è il caso di buttarli. Si possono regalare o mettere in vendita… l’importante è liberare. Dare aria. Sgombrare. Cantine ripostigli anfratti dove l’oggetto è spesso legato emotivamente a un passato altrettanto ingombrante e pesante. L’oggetto emana come ho già scritto diverse volte. Tagliamo, una buona volta, i lacci che ci tengono avvinti a ciò che non c’è più. Al nostro passato.

Impariamo dalla natura a mutare spogliarci e rivestirci di nuovo a seconda delle stagioni della nostra vita.

Immagine fotografica di Eletta Senso
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Peli

Mi piace molto la moda che ultimamente fa tendenza su Instagram delle ragazze che mostrano le ascelle non depilate, a volte anche con i peli colorati. Mi pare un buon modo per sottrarsi – vistosamente e non elegantemente – ai diktat della moda che ci vuole levigate come un asse da stiro.

Mi ricordo una sera a cena con un uomo piemontese che già faticava a tener desta la mia attenzione… Ricordo il mio segno netto di cancellazione, quando con la bocca umidiccia e tumida, se ne uscì dicendo che lui – là sotto – la preferiva nuda.

Un altro uomo, sempre piemontese, descrivendosi ha pensato bene di comunicarmi che era completamente depilato. Mi sono trattenuta dal rispondere con un secco: – Bravo, io no.

Pare infatti che questa moda di asse da stiro sia molto diffusa tra i maschietti che, sicuramente, in questo periodo soffriranno più di noi donne per la chiusura dei centri estetici… Come faranno senza ceretta e pinzetta per le sopracciglia ad ali di gabbiano?

Tanto per alleggerire un po’… con facezie. Sentiremo stasera se Draghi darà loro un po’ di sollievo riaprendo.

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Demoralizzati

La parola demoralizzato contiene la parola morale. Siamo giù di morale, siamo demoralizzati.

Come non si devono curare gli occhi senza prendere in esame la testa, né la testa indipendentemente dal corpo, così neppure il corpo senza l’anima” – Platone

Se siamo tra i fortunati ad avere un corpo sano, non malato, perché siamo demoralizzati? Perché da un anno stiamo vivendo con importanti limitazioni della nostra libertà con la paura costante del virus e della pandemia. Per esempio.

Cosa c’entra allora la morale?

Avere una morale tira su il morale. Stare bene nel corpo significa stare bene nella psiche.

Come stai? Come stiamo?

Per stare bene dobbiamo lavorare per stare bene. Per lavorare occorre scegliere la strada del bene, e non quella del male. Non solo per noi, ma per tutti. Scegliere la strada del bene è la strada dell’etica. Ecco la morale. Al di là delle regole esterne, dei comandamenti, delle leggi… ogni giorno, ogni momento possiamo scegliere la strada che ci dona bene, benessere e che, immancabilmente, si irradia verso gli altri.

Ogni essere umano dipende dal pensiero che ospita perché è questo pensiero che dà forma al suo essere e al suo agire. Ognuno di noi è la propria coscienza.

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Costruire la propria sorte

” Tu stesso hai costruito la tua sorte ” Cervantes

Frase diamantina, di una chiarezza impressionante. Peccato che vi siano persone che non ne tengano conto. Inconsapevoli. Io stessa, a volte.

Non su tutto abbiamo il controllo. Sul momento e la dinamica della nostra morte, ad esempio. Ma vi sono aspetti che sono, invece, sotto il nostro libero arbitrio, che dipendono dalle nostre scelte.

Da Pinterest

Ogni giorno, ogni attimo noi scegliamo quale strada prendere. Tra infinite biforcazioni. 

Se un percorso intrapreso sappiamo che ci porta ad una ripida caduta in un burrone, per quale motivo continuiamo a camminare verso il vuoto che ci inghiotte? Per quale motivo non ci fermiamo e torniamo indietro cambiando strada? 


Mi sono trovata in diverse situazioni a suggerire a una persona: – Cambia strada, puoi costruire in modo più edificante la tua sorte. Lavora per stare meglio…

Naturalmente è sempre più facile dare buoni consigli che essere noi per primi a fare…

Cambiare strada per ottenere il ben-essere non è semplice perchè significa rompere con una serie di situazioni consolidate e perciò cristallizzate. Lo status quo accomodante.

Rompere per liberare. Da un rapporto logoro. Da una staticità che è immobilismo. Dalla gabbietta dei criceti dove si gira all’infinito.

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Ascoltare

Immagine fotografica di Eletta

Ascoltare: che grande virtù. Mettere giù un attimo quello che stai facendo per ascoltare chi ti parla. Lasciare un attimo lo schermo del tuo cellulare per guardare chi ti parla e ascoltare quello che ha da dirti.

Ascoltare un amico. Ascoltare il tuo partner. Ascoltare tua madre o tua figlia. Ascoltare un conoscente che ti racconta un pezzo di vita. Per sentirsi meno solo.

Per ascoltare occorre fermarsi. E guardare chi ti parla. Si ascolta col cuore e con una buona disposizione d’animo.

Detesto chi mentre parlo se ne va. A fare qualsiasi altra cosa in un’altra stanza. Soprattutto se ha tempo per andare a fare quello che deve fare in un momento successivo. Perché non siamo alla stazione e il treno parte.

Quando ho avuto ospiti ho sempre cercato di essere presente e ascoltare. Se ho ospiti a tavola predispongo il tutto in modo da non alzarmi ogni due minuti. Faccio in modo di essere presente a tavola per ascoltare le conversazioni e non perdermi un momento di convivialità perché devo andare a sciacquare le tazze…

Essere presenti e godersi una serena quieta simpatica conversazione è più importante di un andirivieni di piatti stoviglie e vivande.

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Dissociazione

Pensiamo di essere uno e invece siamo molti. Diverse personalità abitano in noi, anche se raramente ce ne rendiamo conto. Ci vorrebbe, come ho già scritto precedentemente, un filmato che ci ritrae in diverse occasioni e situazioni. Con gli amici, amanti, familiari, da soli… per poi osservarci con la giusta distanza e, magari stupirci di come siamo oggettivamente diversi.

” Basta, per esempio, osservare attentamente lo stesso individuo in circostanze diverse per scoprire come la sua personalità, nel passare da un ambiente all’altro, si modifichi in modo evidente, così che ogni volta ne risulta un carattere ben delineato e nettamente diverso dal precedente.

L’espressione proverbiale « con gli estranei un angelo, in famiglia un diavolo » è un modo di formulare il fenomeno della dissociazione della personalità scaturito dall’esperienza quotidiana”.

Carl Gustav Jung – Tipi psicologici

Se modellarsi e adattarsi all’ambiente sociale amicale familiare è naturale, personalmente non sopporto chi cambia repentinamente e in modo evidente il proprio comportamento. Cercare di essere comunque se stessi, con i propri pregi e difetti, in ogni ambito e ambiente lo ritengo un valore.

La persona forte, a mio parere, non è camaleontica e non cambia in modo evidente il proprio modo di essere. Se è ciarliero comunicativo aperto e solidale lo è comunque: che sia in relazione con amici con estranei o con il/la proprio/a consorte.