Come nella grotta

Come nella grotta di Platone la luce esterna del parcheggio proietta ombre surreali.

Ogni tanto un movimento di macchina che si muove, ogni tanto una persona.

Qui in questo non luogo non c’è tempo e spazio. Si sta appesi alle lievi variazioni di un battito della pressione della febbre.

La mia terza vicina di stanza è partita stamattina. Non so se arriverà qualcuno. Egoisticamente spero di no. Ho bisogno di pace. Niente TV accesa strombazzante, niente nugoli di parenti che normalmente disturbano e basta.

Questo è un luogo di ripresa del corpo non un tavolino di bar.

Guardo la parete mentre mi fanno l’ennesima flebo e mi chiedo quando tutto questo sarà una sbiadita ombra proiettata nel fondo lacustre della mia vita e io ricomincerò a vedere i fiori.

7 pensieri su “Come nella grotta

  1. Se posso…abbiano novità sulla causa della febbre? Almeno un pochino si è abbassata?
    Insopportabili certi rumori quando si vuole quiete…e va beh…spero che non arrivi nuovo ospite così potrai riposare meglio.
    Saluto di incoraggiamento e speriamo arrivi presto il momento che incontrerai i tuoi fiori, la casa e quello splendido dagli blu.

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  2. Quello è un luogo dove il tempo è una variabile secondaria e non scorre mai. Quando si ha febbre si vorrebbe pace ma la presenza di parenti degli altri è un supplizio infernale.

    Ti auguro che prestissimo sarà solo un pessimo ricordo.

    Un sorriso

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  3. Le tue parole trasformano un luogo di attesa in un paesaggio dell’anima.
    In questa penombra che descrivi, fragile e lucidissima, si sente il bisogno di pace, ma anche la forza silenziosa di chi sta attraversando la propria grotta e già intravede il ritorno ai fiori. Grazie per aver dato voce a ciò che spesso resta non detto. Un abbraccio 💟

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