Cancello le parole

Ieri sul Corriere c’era un bel articolo/intervista a: Emilio Isgrò l’artista che si è divertito, e si diverte a cancellare le parole. O gli stati dalle carte geografiche.

Perché si sente di più l’importanza di qualcosa che manca.

” Cancellando si crea un ostacolo tra l’occhio e la parola. Tu vedi una parola e pensi di averla capita. In realtà non la vedi più. Se la cancelli, allora la guardi davvero”.

Così dice narrando la sua estetica e filosofia.

E mi ricorda la nostalgia della terra o dell’amato quando manca. La presenza ha peso nella assenza.

Ci ho giocato anch’io a cancellare le parole ai tempi per far emergere qualche frammento che resta.

Si chiama caviardage: si prende una pagina scritta e si cancellano parole e frasi tenendo quelle che compongono un nuovo testo.

Nel mio caso:

Chiudere il richiamo

della vita

quando vivi

quello che vuoi…

poi ti ho visto cadere:

non ti amo più.

Decidere con freddezza

di chiudere

in realtà un modo

per dare

il primo passo.

Svelare altro

mi piace.




Etimologia:

“Caviardage:
parola che deriva dal francese caviar, caviale che sappiamo essere nero…  “cavialeggiare” cioè, “annerire”.
L’origine del nome Caviardage risale alla Russia del periodo zarista nel quale venivano cancellati gli elementi indesiderati di un documento.

Anche in altre epoche storiche questa pratica di “censura” era praticata: vi sono prove che la cancellazione era presente anche ai tempi dei sumeri.

Oggi si colloca all’interno di un più ampio movimento artistico letterario della Found Poetry che, insieme alla Blackout Poetry e alla Erasure Poetry, sostengono l’arte di trovare poesie cancellando”.




Nella mostra alla quale ho partecipato a Milano, anni fa, mostravo un intero magazine stravolto e con pagine cancellate…

Lo consiglio come occupazione divertente: basta prendere un vecchio libro o giornale, un pennarello nero e… Lasciar andare l’intuito e la fantasia… liberatorio in questo periodo nero.

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