Flusso di coscienza

Prima di pubblicare altri mini capitoli dei racconti semiseri per le vacanze natalizie mi sembra corretto spiegare velocemente lo stile sotteso.

Quando li ho scritti ero in Trentino con amici e mi portavo sempre appresso il libro Ulisse di Joyce.

È normale, chi legge molto e scrive lo sa, è normale dicevo essere influenzata dallo stile dello scrittore o scrittrice del libro che legge.

Per quanto riguarda l’Ulisse si tratta di romanzo talmente complesso che mi era più agevole assumerlo a piccole dosi. Leggevo e scrivevo sotto il suo influsso. Come magnetizzata.

L’Ulisse è scritto seguendo il flusso di coscienza che consiste nell’annotare i propri pensieri così come vengono, senza badare troppo alla punteggiatura alla logica, in modo frammentario non sempre ordinato pulito definito.

Naturalmente non è lettura facile. Si può dire per quanto mi riguarda: libro continuamente preso e ripreso ( con la guida per la lettura ) considerato i continui rimandi a opere e scrittori assai noti…

” Joyce vuol dire l’espressionismo, cioè l’idea dell’arte sentita come passione ma anche come gioco verbale. Insomma nel caso di Joyce ogni sua riga è importante”.

Jorge Luis Borges – Conversazioni

7 pensieri su “Flusso di coscienza

  1. Che i testi fossero stati scritti sotto l’influenza di Joyce ne abbiamo già parlato. Come commentai allora. Questo è uno dei pochi autori che non sono mai riuscito a digerire. Ricordo di aver comprato gente di Dublino, Ulysses e Finnegans Wake. Incominciati un numero enorme di volte e chiusi dopo poche pagine, finché non ho rinunciato a leggerli. Ho letto mattoni e sono arrivato alla fine ma la scrittura di Joyce proprio non riesco digerirla. I tre volumi sono finiti sotto una montagna di altri libri e credo che non li prenderò in mano più.

    Piace a 1 persona

  2. Lo leggo tenendo presente il tuo punto di partenza nella premessa precedente, e per questo scelgo di non commentarlo subito nel dettaglio.
    Lo fotografo, per ora, come una prima immagine.
    Quello che sento è un disallineamento consapevole: le scene non cercano continuità, i pensieri non si rimettono in ordine, la lingua si muove per attriti e deviazioni. Non c’entra “far tornare i conti”, c’entra lasciarli aperti.
    È un testo che non si sistema, e proprio per questo funziona.
    Resta addosso più per la tensione che genera che per ciò che dice.
    Qui la tua scrittura ha calibro e densità, una presenza che non chiede consenso e non si spiega.
    Lo seguo. Quando sarà completo, tornerò a dirti cosa mi ha fatto davvero. E’ stupendo

    Piace a 1 persona

Lascia un commento