Attesa

É da molto tempo che attendo un esito. Una risposta, un verdetto che chiuda – o apra – come un coperchio, una scatola zeppa di tensione e fermento. Non dipende da me, ma da altri: che comunque mi contaminano. Domani sarà il giorno, o almeno lo spero, definitivo. In genere non amo le cose sospese e, comunque, sospese e incerte così a lungo.

In genere preferisco sapere: se bianco o nero, se sì o no, se la scatola resterà aperta con tutto il suo instancabile fermento o si chiuderà. Se resterà aperta valuterò se ho ancora forze per reggere. Se sarà chiusa verificherò se sarà chiuso contemporaneamente anche un capitolo, un periodo, una storia. Se l’attore saprà fare un inchino, terminata la recita, e lasciare il palcoscenico. Darsi ad altro. Interpretare altro, cambiare ruolo. 

Così oggi è semplicemente un giorno di attesa inerte perché nulla mi si chiede di fare se non attendere.

Non è in mio potere modificare gli eventi e quel che dovrà accadere, accadrà.

È un anno e mezzo che sto in disparte a guardare tutto il gran movimento. Tutta l’agitazione della messinscena con i trucchi gli attori gli scenari e il copione. Sto seduta e osservo. Domani ci sarà chi emetterà il verdetto: da che parte mettere le pedine bianche e nere. Come in un dramma shakespeariano chi morirà e chi vincerà. 

L’onda lambirà anche me, come uno tsunami sarò comunque coinvolta nel gran rimescolamento d’acque e fango. Mi è quindi difficile essere calma e tranquilla, ne va anche del proseguo della mia vita. Ne subiranno modificazioni le mie giornate future. 

Per questo stanotte ho riposato male. Per questo non attendo altro che domani per sapere.

Al di là di tutto, delle sfumature e dei piccoli e grandi addentellati, mi pare che ci sia in gioco una vittoria o una sconfitta. Al di là dei proclami, delle belle intenzioni e parole, di quello che si vuol far credere agli altri e persino a se stessi, mi pare che tutto sia stato intrapreso per vincere sull’avversario, per issare alto lo stendardo sul campo di battaglia.

Che ci sia un vincitore e un vinto, dunque, e che finalmente la tenzone termini.

Rotolarsi nella melma a lungo non è uno spettacolo edificante per nessuno. 

Detesto attendere.

Testo scelto nella mia raccolta di più di quattromila testi

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