
Tutto ha senso finché siamo immersi come un cencio nell’acqua, dentro e fuori, strofinati con un pezzo di sapone a cercar di togliere le macchie, e poi sciacquati e risciacquati dentro nell’acqua e fuori, dentro con un movimento repentino e fuori con conseguente sgocciolio.
Occorrerebbe possedere un distacco e attendere. Non far altro che star fermi e attendere che la macina del tempo faccia il suo ritmato movimento fino a stendere il velo dell’oblio.
Nel cannocchiale tutto appare così sfuocato, tutto quello che abbiamo passato agito, tutto quello che ci è capitato, i dettagli sfumano e non ci rimane che un vago e slavato ricordo.
Eppure dentro i fatti abbiamo strepitato urlato sofferto pianto. O gioito.
Bisognerebbe ricordarsi che basta attendere e tutto passa. Ma che ne sarebbe delle nostre emozioni che ci muovono? Inchiodati nella distanza non finiremmo per diventare semplici fossili? Pietre dove rimane impressa l’impronta dei fatti? E che ne sarebbe del peso delle altrui azioni se non provassimo reazioni? Chi ci fa del male, inconsapevolmente, capirebbe senza la sottolineatura del nostro risentimento o pianto?
Di questo tema – e altro – scrive Javier Marías nel bellissimo libro: Così ha inizio il male.
” Così ha inizio il male e il peggio resta indietro ” questo dice la citazione di Shakespeare‘.
Immagino grafica e testo di Eletta Senso
Grazie per avermi citato un libro di Marìas che ancora non conosco, e che ora non vedo l’ora di leggere
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È stato il primo che mi è stato regalato e che mi ha fatto conoscere questo scrittore che amo
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Bella serata
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Buongiorno ❄️🌟
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