Giorni di vento

Ci sono giorni che nascono implumi. Un piccolo di gazza sta immobile nella sua sfericitĆ .

Lo lascio stare.

Occorre saper lasciare stare le cose, le persone, gli esseri cosƬ come sono. A volte. Ritrarre la mano, lo sguardo, il pensiero.

Forse non sa ancora volare. Forse è precipitato dal buio elastico della chioma. Un tuffo giù.

In giorni particolarmente fulgidi di vento – preferisco stare immobile tra strisce rigate d’ombra. Acquattata.

Non permetto alcuna invasione di campo. Mi manovro da sola.

C’ĆØ una certa noia nello scoprire sdrucciolanti facciate che si sciolgono cosƬ: all’improvviso.

Per questo preferisco il biancore ĆØcru di un libretto. La folla delle lettere assiepate.

Abbandono ogni vano tentativo di infiltrarmi in territori altrui, ignoti.

Non desidero penetrare nella dimensione subitanea e sconvolgente di un’avventura.

Non ho nulla da spiegare, riferire, annunciare, proclamare, dire.

Consumo l’agonia in apatica immobilitĆ .

16 pensieri su “Giorni di vento

  1. Amare la propria solitudine, il proprio mondo, creando una privacy tutto attorno a noi, ĆØ anche un modo per amarci lasciando che il caos mediatico del mondo scorra lontano dal nostro vedere. Molto belle le parole che hai usato per descrivere questi attimi šŸ‘šŸ‘šŸ‘šŸ‘šŸ‘šŸ‘šŸ‘šŸ‘šŸ‘šŸ‘šŸ¤—šŸ¤—šŸ˜‰šŸ˜ŠšŸ‘šŸ‘šŸ‘

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  2. Le tue parole mi hanno ime spesso toccato, c’era un tempo che forzavo le cose e le situazioni per veder crescere amicizie, relazioni con gli altri.
    Poi si cresce e si deve imparare a restare soli in un luogo vuoto, non ĆØ mai un’attesa che non dĆ  fruttišŸŒŸšŸˆā€ā¬›

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  3. L’immobilitĆ , lo stare, la noia significano un punto fermo di attesa e di lavoro interiore inconsapevole e poi fertile. ƈ come l’impasto del pane lasciato protetto a lievitare.

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