Strappi

Questo è un ritratto che ho fatto tempo fa a una donna musa: Lou Andreas Salomè. A mia figlia ho dato il nome Lucrezia anche perché abbreviato per noi è Lou.

Lou è stata una grande donna. Basta vederla nella immagine fotografica sul carretto con la frusta che sprona due uomini diciamo piuttosto importanti (lascio a voi e a chi è interessato la lettura della biografia).

Comunque questo ritratto è saltato fuori nel giorno degli strappi. Avendo fatto diversi studi, schizzi, acquarelli ogni tanto devo scegliere e buttare.

Strappare è davvero liberatorio. Fa bene come svuotare gli armadi, urlare o fare kick boxing.

Ci sono persone che tengono e trattengono tutto. Hanno oggetti cimeli vestiti blocchi risalenti alla loro giovinezza anche se sono pronti per entrare nella tomba. Un bel carico per gli eredi che dovranno perdere giorni o mesi a buttare tutto questo ciarpame. Perché nella tomba entriamo con una giacca senza tasche.

A me piace liberare lo spazio e la mente. E ogni tanto, quando ne ho bisogno, ecco che arriva la giornata dello strappo, se si tratta di disegni, o dei sacchi neri se si tratta di vestiti.

A proposito: quando si decideranno a mettere vicino al bidone del vetro carta umido e indifferenziato anche quello per la stoffa? Sta inquinando. Non sto riferendomi a quelli dell’Humanitas che già uso, ma a quelli destinati proprio al riciclo. Come ha fatto, se non sbaglio, la città di Bergamo.

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