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Poesia

Evocazione di fine anno

Capita, una sera, di aprire un libro e restare incantati.

Allora: leggere e rileggere perché duri l’incantamento.

Con questo brano denso e lento, auguro a tutti quelli che hanno poesia nell’anima e a tutte le persone trovate qui – in questo spazio etereo – un luminoso anno nuovo.

” Bisognerebbe saper attendere, raccogliere, per una vita intera e possibilmente lunga, senso e dolcezza, e poi, proprio alla fine, si potrebbe forse scrivere dieci righe valide.

Perché i versi non sono, come crede la gente, sentimenti ( che si acquistano precocemente ), sono esperienze.

Per scrivere un verso bisogna vedere molte città, uomini e cose, bisogna conoscere gli animali, bisogna capire il volo degli uccelli, e comprendere il gesto con cui i piccoli fiori si aprono al mattino.

Bisogna pensare a itinerari in regioni sconosciute, a incontri inaspettati e congedi previsti da tempo, a giorni dell’infanzia ancora indecifrati, ai genitori che eravamo costretti a ferire quando portavano una gioia e noi non li comprendevamo ( era una gioia per qualcun altro ), a malattie infantili che cominciavano in modo così strano con tante profonde e grevi trasformazioni, a giorni in stanze silenziose e raccolte, e a mattine sul mare, al mare soprattutto, a mari, a notti di viaggio che passavano con un altro fruscio e volavano assieme alle stelle – e ancora non è sufficiente per pensare a tutto questo.

Bisogna avere ricordi di molte notti di amore, nessuna uguale all’altra, di grida di partorienti e di lievi bianche puerpere addormentate che si rimarginano.

Ma bisogna anche essere stati accanto ad agonizzanti, bisogna essere rimasti vicino ai morti nella stanza con la finestra aperta e i rumori intermittenti.

E non basta ancora aver ricordi. Bisogna saperli dimenticare, quando sono troppi, e avere la grande pazienza di attendere che ritornino.

Perché i ricordi in sé ancora non sono.

Solo quando diventano sangue in noi, sguardo e gesto, anonimi e non più distinguibili da noi stessi, soltanto allora può accadere che in un momento eccezionale si levi dal loro centro e sgorghi la prima parola di un verso.

RAINER MARIA RILKE

17 risposte su “Evocazione di fine anno”

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