Ieri ho avuto il piacere di pranzare in un luogo dove il tempo era fermo e quieto. La stradina che portava all’agriturismo era un nastro tra i boschi. Il parcheggio era pieno: quindi il ristorante funzionava, segnalato anche dal camino fumante. Siamo entrati e la sala era calda e antica, rustica. Altre tavolate ospitavano allegre compagnie. La ragazza è arrivata dopo dieci minuti a prendere l’ordinazione, dopo aver deposto sul tavolo una brocca d’acqua e un cestino di pane. Il pane era nero e squisito: in bocca si esaltavano i profumi e le consistenze di diversi chicchi. Noci, anice, pinoli.
Poi è arrivato il cibo. Mai ho mangiato uno spezzatino di cervo così buono: i pezzetti di carne si scioglievano in bocca, accompagnati ed esaltati dai funghi porcini. Il vino che abbiamo ordinato era ottimo.
A fine pasto, accanto al calore del camino, ho chiesto alla ragazza dove compravano quel pane squisito. Mi ha risposto che lo facevano loro.
Dopo pochi minuti è tornata con un sacchetto: – Omaggio del cuoco, ha detto. C’erano dentro cinque panini neri.
Così quando è sbucato dalla sua tana odorosa il cuoco e mi ha guardata sorridendo l’ho ringraziato di cuore per il prezioso dono. Si è avvicinato a spiegarmi gli ingredienti e la lavorazione del loro pane. Poi ha iniziato a parlare del tempo lento che a loro piace avere e donare. Della inutile fretta e nervosismo che, purtroppo, notano anche in periodo vacanziero, da parte dei villeggianti che passano a pranzare o cenare. Tutto deve essere consumato velocemente. Anche le passeggiate: è importante arrivare in cima per dire: sono arrivato in cima, non fare meno tragitto per fermarsi a guardare e vedere.
L’aneddoto più curioso raccontato dal cuoco in questa amabile conversazione del dopo pranzo è stato: Un giorno avevamo la sala piena ed è entrato un signore sui sessanta anni con lo smartphone in mano, il capo chino sul suo apparecchio che si muoveva nella sala in modo piuttosto agitato. Alla domanda cosa desiderasse, ha risposto che ” era alla ricerca di un Pokémon”.
É così che qualcuno, alla ricerca di un Pokemon, non trova nulla e si perde il meglio.
Inutile dire che lì nessuno prende il cellulare in mano mentre si mangia. Chi va da loro sceglie l’antica abitudine di mangiare buon cibo, accanto a un camino acceso, facendo conversazione e guardandosi in faccia.
Vecchie usanze che, in questo folle tempo di iperconnessioneeterna qualcuno ancora apprezza.
Inserisco il link di questo filmato che trovo dica più di tante parole l’enorme solitudine che ci stiamo scavando attorno con l’uso spropositato compulsivo e eccessivo dello smartphone.