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Il Duemila #FrancaValeri

“Aspettavamo il Duemila con la speranza che avremmo visto realizzate cose straordinarie. E tutto lo straordinario che c’è stato vomitato addosso è solo qualcosa di ripugnante. Ci resta questa noia. Noia per il progresso ostinato, per le banalità televisive, per le cattive notizie, per i ciarlatani della politica che hanno scambiato il Parlamento per un teatro, ma non sanno nulla del vero teatro. Ogni tanto mi chiedo: risorgeremo da tutto questo tedio? Non ho una risposta, ma ci sto seriamente pensando”
(intervista Repubblica)

https://youtu.be/5Hr34jNsu8o

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Un uomo #Alex Zanardi

Alex è uno di quelle persone che, quando appaiono in Tv per una intervista, mi danno una lezione. Lezione di vita.

Sempre sorridente, sempre ottimista, sempre guerriero, sempre pronto a giocare e giocarsi.

Una persona come poche.

Per me un angelo. E gli angeli volano via.

Restano i poveri diavoli: chi si lamenta e se la prende per inezie pur avendo un corpo sano e intero. Chi ha sempre l’umore nero e ha perso la voglia del gioco. Chi vive nell’inerzia e non fa fatica per guadagnare nuovi traguardi. Chi non ama e non ama la vita. Chi sta fermo a guardarsi quello che manca, invece di godere per quello che ha.

Ho una grande stima per Alex. Mi ha sempre stupito la sua grande forza e resilienza. Un grande esempio per tutti. Nell’ultima intervista che ha fatto prima della partenza di questa fatidica corsa ha detto che la vita è meravigliosa e c’è poco tempo per fare tutto quello che vorremmo fare. Non sprechiamo neppure un attimo.

Forza Alex.

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Ariete

Immagine fotografica di Eletta

Oggi un amico ariete mi ha raccontato un fatto successo ieri che evidenzia la caratteristica del segno zodiacale: l’immediatezza. Le persone di questo segno astrologico sanno decidere all’istante, senza mediazione e ripensamenti.

Mi ha ricordato un fatto accaduto più di dieci anni fa. Con un mio innamorato di quel segno. Un uomo ariete.

Il mio fidanzato di allora si era davvero comportato in modo inqualificabile con me. Era estate e avevo conosciuto R. ciuffo sugli occhi e alto corpo dinoccolato. Avevo ballato per lui sul pavimento di cotto sotto la volta di mattoni della sua sala. Otto, il suo cane spinone, mi guardava contento.

La seconda sera sotto la luna piena che si specchiava nel lago R. mi aveva detto: – Ti amo.

Nei mesi estivi del nostro strano rapporto, mi chiedeva sempre di restare a dormire accanto al suo corpo avvolto nel pigiama e a volte restavo, in quei mesi gli avevo raccontato del mio ex e delle efferatezze. Delle sue violenze.

Era una domenica di fine luglio quando R. arrivò da me dopo un pranzo con i fratelli. Eravamo seduti nella mia grande sala a berci un caffè quando mi disse: – Andiamo.

– Andiamo dove? Lo guardai interrogativa. Andiamo dove lui è. Andiamo a trovare la tua amica che non vedi più perché lui si è comportato male. Metti le scarpe, si va subito.

Per andare dove lui si trovava, cioè nel paesino montano dove avevo passato sei anni al suo fianco, ci voleva un’ora e mezza. Nel viaggio telefonai a M. la mia amica. Ci potevamo vedere per un aperitivo in piazza alle 18.

E così fu. Ricordo gli occhi verdi di M. Non poteva credere che in pochi mesi fossi lì con quel nuovo bel ragazzo dal ciuffo sugli occhi.

Passammo una bella serata con cena nel migliore ristorante. Non vidi il mio ex. Ma l’eco della mia visita si propagó per tutta la valle sicuramente rovinandogli non solo quell’estate.

Ecco perché ho un debole per gli uomini del segno dell’ariete: hanno una immediatezza nel decidere e osare che fa girare la testa e il destino.

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Contaminazione fruttuosa

Immagine fotografica di Eletta

A volte la contaminazione è positiva. Devo, infatti, alla vicinanza di altre persone la possibilità di ampliare le mie conoscenze e capacità.

Incontrare e avere a che fare con artisti ha motivato e ampliato la mia capacità creativa.

Avere a che fare con scrittori ed editori mi ha permesso di lavorare sulle capacità linguistiche.

Avere a che fare con psicologi e psicoterapeuti mi ha permesso di fare il focus sulla mia interiorità.

Avere a che fare con architetti ha rafforzato il mio senso estetico e migliorato la mia capacità di vedere e rappresentare.

Avere a che fare con fotografi mi ha regalato un occhio fotografico…

Non siamo monadi né isole. Da quando nasciamo a quando cresciamo siamo continuamente esposti a contaminazioni. A meno di essere chiusi dentro alti muri e di essere refrattari a qualsiasi ingresso di stimoli, tutti possiamo accrescere le nostre qualità e i nostri talenti.

Io sono quella che sono grazie a tutte le persone frequentate. Io sono quella che sono grazie alla contaminazione con le loro caratteristiche, professionalità e, in certi casi, al loro carisma.

https://it.m.wiktionary.org/wiki/contaminazione

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Incontri Persone

Incontri

Immagine fotografica di Eletta

Nella vita facciamo incontri. Quanti? Mah.

Ci sono certi incontri, pochi, determinanti per la nostra vita. Sono incontri trasformativi. In grado di farci deviare saltare cadere precipitare andare lontanissimo.

Ci sono persone che stanno sulla nostra strada perché tutto non sia più come prima. Non sto parlando solo di amori. Sto parlando di persone: maschi femmine giovani vecchi amori amici maestri…

Quanti ne ho incontrati finora così trasformativi? Cinque forse.

Non sono incontri tranquilli. La trasformazione e metamorfosi abbisogna di forti emozioni e salti termici. Batticuori e rabbia. Palpitazioni e ansia. Agitazione e tripudio.

Almeno per me. Più sono stata “presa” dalla fascinazione dell’incontro, più sono volata via: dove non avrei mai detto.

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Graffio Persone

Panchina

Immagine fotografica di Eletta

Lui andava a cercare la sua ombra sulla panchina. Sono andato alla nostra panchina – così le aveva detto diversi mesi prima.

Lei aveva frugato a lungo nella mente per collegare intuire capire ricordare: avevano dunque avuto una “loro panchina“?

Lui si commuoveva quando vedeva un film che lo toccava emotivamente. Ma era stato educato a essere UOMO. E un uomo non piangeva: ché quello lo facevano le femminucce.

Aveva forzato la porta per entrare. Ma lei era stata svelta e aveva repentinamente chiuso lo spiraglio e girato la chiave.

Cosa fai da mangiare? Questo, ridendo, le aveva chiesto. Come se non fosse successo nulla.

Lui piangeva, lui faceva pellegrinaggi alla loro panchina, lui non poteva proprio capire perché era completamente scemo.

Smontava ogni volta tutti i pezzi del giocattolo e poi diceva: – Giochiamo?

No, non giochiamo. Hai rotto il gioco e il giocattolo. Hai rotto il campo e i confini. Hai rotto tutto. Li vedi i soldatini tutti a terra? Una gamba qui un’altra là. Hai rotto il castello e il cervello.

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Forestiero

” E l’arrivo di un forestiero non desta curiosità, ma piuttosto diffidenza. Se esso fa delle domande, gli rispondono di malavoglia; perché la gente, nella mia isola, non ama d’essere spiata nella propria segretezza”.

ELSA MORANTE – L’isola di Arturo

Così capita anche qui.

Una mia vicina, l’altro giorno, mi ha detto che qui anche le siepi ed i muri hanno orecchie. Infatti tutti sanno tutto di tutti.

La diffidenza paradossalmente è anche minuta e continua osservazione e giudizio. È il prezzo che si paga in una piccola comunità se arrivi dalla città. Sei un intruso, un forestiero.

Capita anche, come mi è successo stamattina, di essere cercata per fare due chiacchiere da una negoziante da cui ho comprato uno zaino tempo fa.

– Non ricordo il suo nome… l’ho vista prima in piazza e non mi veniva in mente…

– Possiamo darci del tu? Come è possibile che tu sei qui da tre anni e non ti ho mai notata? Una bella donna come te non passa inosservata…

Si chiacchiera nella piazza ancora quasi deserta. Arriveranno i turisti tra poco.

C’è stato un aperitivo in giardino domenica sera organizzato da me. Oltre ai miei amici si è fermato anche un vicino con sua moglie. Lui sa tutto: può dirti la storia di ogni pietra, di ogni casa.

La diffidenza nei miei confronti, già bollata dal mio vicino come “selvatica” è dovuto anche al mio essere diversa. Ho avuto ai tempi il mio battesimo nella sala del trono al castello: – Sei una artista.

Essere una artista accentua la diversità. Gli artisti vivono con i loro demoni, sono difficilmente omologabili ed escono troppo dagli schemi e dalle regole.

Qui le donne fanno quello che hanno sempre fatto le donne: servono gli uomini. Sono sottomesse. E fanno tutto: ogni tanto capita di vedere una anziana che cammina con la pesante gerla sulle spalle piena di legna.

Rispettare la diversità non è solo tema relativo all’immigrato, allo straniero, al diversamente abile. Rispettare la diversità è tema su cui riflettere ogni giorno relativamente a qualsiasi persona diversa da noi.

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Anima Persone

Giovinezza

La giovinezza è uno stato d’animo, più che anagrafico.

Gli anziani cenano alle sei e mezza perché la loro giornata ha il peso della conclusione che deve essere affrettata. Non sanno godere di una passeggiata all’imbrunire.

Chi è giovane dentro sa sempre e ancora vedere e godere: di un tramonto, del sole che accarezza la neve e, incredibilmente, la rende azzurrata e cristallina, di una prima farfalla che vola.

I bambini qui, dopo la copiosa nevicata si divertivano a buttarsi le mani e il corpo nei cumuli ai bordi della strada che porta alla chiesa vecchia. Un vecchio ha borbottato che così sporcavano il lavoro fatto dallo spazzaneve. Non capivano la bellezza del gioco che rompeva l’immobilità della posa. I vecchi nell’anima non accettano variazioni movimenti alterazioni.

Chi è giovane, nonostante l’età anagrafica sorride e canta. È felice di godere di ogni attimo e incontro e, soprattutto, sa stupirsi. Dicevo ieri alla mia amica: quanto sono fortunati qui i bambini: sempre a contatto diretto con la natura e le sue bellezze. Eravamo ai tavolini di una caffetteria e due bambinetti prendevano la neve e la stringevano nel pugno per poi gettarla, come si getta una palla. La bambina aveva le gote rosse per l’aria e il sole. Come ho già scritto precedentemente qui, nella mia frazione, ci sono locandine sul nastro asfaltato: Attenzione: bambini che giocano.

Ora che cominciano le lunghe giornate assolate ( il sole in inverno non si fa vedere inghiottito dalla cima ) stanno a sciami per strada a inventarsi giochi senza smartphone tablet e consolle. Stanno fuori e mi fanno pensare ai piccoli prigionieri della città chiusi nelle loro celle frigorifere attaccati ai cordoni ombelicali delle macchine tecnologiche. Bambini che non sanno più correre, giocare all’aria aperta perché danno fastidio nei grigi palazzi e negli angusti cortili.

Rimanere giovani dentro vuol dire osare vedere gustare giocare saltare ballare il ballo della vita con rinnovato desiderio di apprendere sapere capire ogni giorno.

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Persone

Simpatia

Amo gli incontri con persone interessanti. Ritengo persone interessanti quelle con le quali è possibile uno scambio e una crescita.

Come ho già scritto per me è davvero importante la comunicazione. Pare assodato, ma non è così semplice comunicare. Occorre ascoltare senza pregiudizi. Con un campo sgombero. Accogliere il messaggio altrui e farne materia per una risposta. Tessere dei fili comunicativi che possano diventare cibo e alimento che crei qualcosa di nuovo, che non c’era prima, che nasce proprio dalla interazione tra due o più persone.

Ieri ho avuto un incontro con una persona che non conoscevo. C’è stata vera comunicazione. E tra noi è nata la simpatia.

Simpatia deriva dall’unione di due parole greche: syn ( con, insieme ) e páthos ( sentimento, affezione ). Significa patire insieme. Sentire una stessa passione, uno stesso sentimento. Insieme.

Perché ci sia simpatia occorre che ci sia condivisione e comunicazione. Non necessariamente la comunicazione deve essere verbale. Si può sentire simpatia senza dire una parola. Infatti non dimentichiamo che esiste la comunicazione non verbale fatta di gesti, espressioni, posture…

Alcuni incontri modificano la nostra vita. Si collocano a quei bivi che determinano un cambiamento di rotta. L’incontro che ho avuto ieri, sento, modificherà sostanzialmente la mia vita. Già ha apportato energia nuova.

Ci sono incontri che lasciano tutto inalterato. Non ci sfiorano. Non modificano. Avviene quando l’altro ci passa accanto senza sfiorare il muro. Perché ci sia un incontro vero dobbiamo essere in grado di farci alterare dal passaggio dell’altro. Nulla dopo sarà come prima.

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Attimi Persone

Rovinose chiacchiere

Nel soave tintinnio del caffè offerto dal parrucchiere vedo entrare una giovane femmina dai lunghi capelli. Scuote l’irsuta nera criniera prima di sedersi allo specchio. Dopo questa mossa d’esordio, dopo l’entrata estetica, riesce a rapinare il mio interesse con le rovinose chiacchiere. Non tace mai. Eppure bene farebbe.

Parla mentre la parrucchiera le lava la testa e continua a parlare seduta alla postazione uno, io sono alla tre. Parla del suo uomo. Si gingilla con gli attributi, le prestazioni, le qualità insuperabili dell’incredibile magnifico maschio che la benevole sorte le ha fatto incontrare.

Bello biondo alto muscoloso atletico simpatico disponibile affettuoso e meraviglioso anche con i bimbetti. “Non ha un difetto, non gliene riesco a trovare uno” – dice con gli occhi cerulei spalancati, lei stessa incredula della fortuna caduta dal cielo.

Nel torrente verbale pesco qualche frase e vorrei dirle: – Taci. Stai zitta. Non sai che devi proteggere la coppia tacendo e non dicendo? Non hai ancora imparato che occorre proteggere la bolla d’amore che vi lega dalle unghie delle arpie? Dalle beccate furiose di civette e dagli artigli dei gufi?

Perché esponi il tuo privato infinitamente fragile in un luogo zeppo di fon e pettini e forcine? Non comprendi che non si espone la vischiosa dolcezza all’assalto delle mosche?

Ma la femmina continua ad esporre i propri panni ad alta voce senza capire. Senza capire. Nello squallido disordine delle clienti che non accolgono bonariamente l’inattesa allegria di una donna finalmente innamorata. Sguardi obliqui pieni di invidia. Verdi e sghembi.

Quando la parrucchiera prende una testina di polistirolo bianca per spostarla, sento la cliente alla mia destra che mormora: – Passala a me, potrebbe servirmi per un rito Vudù.

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Persone

Il mio farmacista

Il mio farmacista è un tenero peluche. Mi fa tenerezza perché lo sento solo e dolce. Non lo vedo sempre: perché sta in montagna e io non sono sempre qui.

L’altra volta ho sentito un profumo nella sua farmacia e lui ha perso tempo a spiegarmi che proveniva da un vaporizzatore che nemmeno avevo visto, nonostante fosse davanti a me. Quando gli ho detto : Lo prendo. Lui ha detto: Ma no.

Ho dovuto spiegargli che lo volevo davvero. Capite? Non mi aveva detto e spiegato il funzionamento, mostrato tutti i modelli e le fragranze degli oli essenziali perché io lo acquistassi. Ma perché gli piaceva conversare con me, condividere un piacere. A lui piacciono i vaporizzatori perché è un uomo semplice.

Stamattina gli ho chiesto la liquirizia che mi serve per fare il liquore. Pensavo non l’avesse: l’altra volta l’avevo dovuta ordinare e attendere che arrivasse. Invece oggi era felice di averla subito.

Quasi quasi la prossima volta gli porto una bottiglia di liquore alla liquirizia. Per ringraziarlo. Di cosa? Di saper perdere tempo con amabili leggere chiacchiere dietro il suo banco in questa epoca di farmacie robotizzate come scritto oggi su Repubblica.

Una sera stavo prendendo un aperitivo nel bar del centro e lui è passato e mi ha salutato. Solo che io non ho capito che salutava me perché non lo avevo riconosciuto. Senza camice e banco non era riconoscibile. Subiva l’estraniamento che avevano i bottegai di un tempo quando, messo il vestito della festa, andavano a messa.