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Frammenti

Io sono Colei che ama l’Ombra

Da Pinterest

Ne ho abbastanza delle parole. Stanno ammucchiate ronzanti in testa.
Ora emigreremo fuori dal territorio verbale. Farò incursione nella tua fragile zona protetta per il saccheggio.
Mi farai frantumare ogni recinto?


Con opportunismo lucido ti avvolgerò nel labirinto lunare: tra rettili e acqua di palude.


Scenderai con me nel mondo di Ade. Solo così potremo abbandonare le vesti quotidiane.


La tua ferrosa macchina da guerra si sfalderà contro la dialettica del silenzio.
Ti perderai nel complesso mondo, nella spirale che risucchia.


Ci sarà il fuoco e lo sguardo profondo dei nomadi Tuareg. I tamburi ossessivi e la danza mistica.


Conosci il Pathos? Straniero che passi e calpesti il mio sacro suolo. Una vergine si offrirà alle tue voglie sulla soglia del tempo. Solo così potrai accedere alla mia grotta.
Lascia fuori i sandali, togliti la veste e la cinta.


Non c’è protezione e tranquillità per chi mi incontra.
Io sono Colei che ama l’Ombra. Il buio, la tenebra, l’abisso con le donne sirena.
Abito nel sotterraneo dove regna il segreto.

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Comportamenti

Dissociazione

Pensiamo di essere uno e invece siamo molti. Diverse personalità abitano in noi, anche se raramente ce ne rendiamo conto. Ci vorrebbe, come ho già scritto precedentemente, un filmato che ci ritrae in diverse occasioni e situazioni. Con gli amici, amanti, familiari, da soli… per poi osservarci con la giusta distanza e, magari stupirci di come siamo oggettivamente diversi.

” Basta, per esempio, osservare attentamente lo stesso individuo in circostanze diverse per scoprire come la sua personalità, nel passare da un ambiente all’altro, si modifichi in modo evidente, così che ogni volta ne risulta un carattere ben delineato e nettamente diverso dal precedente.

L’espressione proverbiale « con gli estranei un angelo, in famiglia un diavolo » è un modo di formulare il fenomeno della dissociazione della personalità scaturito dall’esperienza quotidiana”.

Carl Gustav Jung – Tipi psicologici

Se modellarsi e adattarsi all’ambiente sociale amicale familiare è naturale, personalmente non sopporto chi cambia repentinamente e in modo evidente il proprio comportamento. Cercare di essere comunque se stessi, con i propri pregi e difetti, in ogni ambito e ambiente lo ritengo un valore.

La persona forte, a mio parere, non è camaleontica e non cambia in modo evidente il proprio modo di essere. Se è ciarliero comunicativo aperto e solidale lo è comunque: che sia in relazione con amici con estranei o con il/la proprio/a consorte.

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Psiche

Disturbi della personalità

Da tempo sono iscritta al canale di cui riporto il link. Mi piace molto la sintesi con cui vengono presentati argomenti anche complessi. Mi piace la parte grafica che esemplifica il tutto.

Oggi mi è arrivato questo nuovo video. Guardando le statistiche del mio blog ho notato che una delle voci per cui è stato trovato è proprio inerente al disturbo narcisistico di cui ho scritto tempo fa. Lo trovate al punto sette del video nel cluster B.

Tutti noi, in parte si spera non patologica, soffriamo di alcune caratteristiche dei disturbi elencati. È interessante e utile averne consapevolezza.

https://youtu.be/36YHgxPta44

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Attimi

Tutte le mattine

Tutte le mattine leggo online le notizie dai quotidiani. È un rito. Il Corriere, La Repubblica, Il Giornale, Il Fatto Quotidiano… desidero guardare le notizie e, magari, approfondire.

Stamattina ho trovato questo articolo, di cui riporto il link, che ho trovato interessante e utile in questo periodo cosi difficile dopo il lockdown e prima di un possibile nuovo lockdown.

I numeri delle ultime settimane che, purtroppo, salgono non ci fanno ben sperare e ci si sente sperduti in un limbo senza speranza. In un labirinto senza uscita. Che fare?

La psicologa traccia alcune strade. Il gioco, le attività manuali, vedere e gustare la bellezza.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/08/15/istruzioni-per-un-agosto-sospeso-come-vivere-i-giorni-del-riposo-liberandosi-dei-pensieri-negativi/5900081/

Fare un po’ come i bambini e i vecchi: i due estremi che si incontrano.

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Psiche

Storia in divenire

Immagine fotografica di Eletta

Siamo la traccia del nostro passato solo come segno per un balzo nel nostro futuro. Cioè non siamo solo il nostro passato.

Per chi ha fatto esperienze di psicoterapia o psicoanalisi l’affermazione appena esposta sembrerà non vera. Infatti in analisi si ripercorre il passato con le sue ferite e cicatrici. Ma non per restarvi.

Secondo Lacan, come per Jung nel processo di individuazione, si tratta di portare avanti una soggettivazione.

Non c’è processo di soggettivazione se non come movimento continuo di ripresa di ciò che è già stato verso ciò che non è ancora, verso l’avvenire come possibilità aperta di dare sempre un nuovo senso al proprio testo storico”.

Da: Jacques Lacan Desiderio godimento e soggettivazione – Massimo Recalcati – Raffaello Cortina Editore

Conviene quindi riprendere ciò che è già stato, così come si riprende il filo di un tessuto smagliato, ma solo per dare vita a un nuovo tessuto. Per fare questo occorre non restare fermi bloccati ibernati nella bara dell’accaduto, occorre saper vedere leggere e sciogliere i nodi, eventualmente anche facendosi aiutare da un buon professionista, per camminare in avanti e non più retrocedendo.

Tutti noi abbiamo croci lutti momenti difficili. Chi ne è esente? Ogni evento, anche il più difficile, serve alla nostra individuazione. L’importante è sganciare l’ancora del passato per muoversi verso nuovi lidi.

Per fare questa operazione non serve “mettere una pietra sul passato”; serve invece saper leggere le pietre del passato cogliendone il senso: a quale scopo? Qual è la meditazione la lezione che dovremmo imparare? Se siamo stati male, come possiamo muoverci ora, hic e nunc, verso un nuovo ben-essere?

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Ethos

Crudeltà e schifo

https://youtu.be/TnrTIjXxqU8

Perché il narcisista patologico socio o psicopatico distrugge la sua vittima prima di scartarla?

In questo video – di cui riporto il link – viene davvero ben spiegata la strategia dello scarto e dell’annientamento della vittima da parte di un narcisista patologico psicopatico o manipolatore maligno.

Trascriverò alcuni passaggi, completando con alcune mie riflessioni personali.

****

Alla fine di un rapporto una persona sana guarda il partner e gli dice che è finita. La fine di una relazione rimane comunque dolorosa, ma i due si lasciano nel rispetto reciproco.

Non così avviene in una relazione tossica. In particolare il narcisista patologico mette in atto, quando ha già deciso di scartare la vittima, una strategia manipolatoria terribile per annientarla.

Dopo aver superato tutte le fasi: bombardamento di amore, svalutazione, quando il narcisista arriva alla fase dello scarto la mette in atto nel modo più crudele disumano e terribile possibile.

La sua è una tecnica manipolatoria. Esattamente come quando gli parlavate e cercavate di fargli capire alcuni suoi errori, e lui – invece di focalizzarsi su quello che gli stavate dicendo – sviava portando il discorso su una vostra mancanza, in modo da assolversi e far ricadere la colpa su di voi… allo stesso modo, il narcisista patologico quando ha deciso di chiudere la relazione e di scartarvi, farà in modo di portare tutta la colpa della fine su di voi. Siete voi che lo avete esasperato con crisi di rabbia, lui è la povera vittima.

Come fa?

Vi butta via come un pezzo di spazzatura. Vi toglie dalla propria vita come se non foste mai esistiti.

Mette in atto diverse strategie per distruggervi emotivamente, ma anche economicamente e socialmente.

Mette in atto campagne diffamatorie, anche indirette ( fa in modo che gli altri pensino male di voi ).

Deve fare in modo di mettervi completamente a terra.

C’è un motivo per cui agisce così?

Sì, c’è un motivo: non è che il narcisista non vuole più la preda. Semplicemente, giunti in una fase in cui ha capito che lei si sta allontanando, deve scartarla in modo da salvare la propria immagine narcisistica.

Il narcisista mette in atto una perversa strategia di manipolazione.

Avete presente le manipolazioni che i narcisisti mettono in atto in una conversazione? Mettono in atto una manipolazione verbale per deviare il discorso e non prendersi mai la responsabilità dell’accaduto. Se gli fate notare che in una situazione lui si è comportato in modo poco corretto, la strategia che mettono in atto è quella di cambiare completamente argomento portando la focalizzazione su qualcosa che voi avete fatto di sbagliato.

Cambia il discorso su come voi non gli date abbastanza attenzione. Ad esempio vi incolperà perché date più attenzione a un’amica.

Questa strategia di manipolazione si chiama deviazione. Crea una forte risposta emotiva in voi. In questo modo lui esce senza dover affrontare le proprie responsabilità.

Lo scarto è la stessa tecnica di manipolazione, ma in una scala molto più ampia.

Quando siete arrivati alla fine della relazione perché voi non tollerate più i suoi abusi, lui decide di compiere un atto terribile, un atto osceno. Una cosa orrenda. Ma, per non prendersi la responsabilità di quello che sta per fare mette in atto questo stratagemma.

Se, alla fine della relazione, lui fosse una persona onesta, se finalmente facesse quel discorso che tanto gli avete chiesto di fare, se vi desse quel confronto che tanto avete cercato a cuore aperto, e che qualunque persona dignitosa vi darebbe alla fine di una relazione, momento in cui vi spiegate i veri motivi di quello che sta succedendo, il discorso sarebbe:

– Cara X ho scoperto di essere un essere veramente basso che non mi è bastato succhiare da te ogni linfa vitale e toglierti tutto ciò che potevo toglierti, tutto ciò che di bello hai per rubartelo e farlo mio, sono un individuo così basso che mi rendo conto che ora voglio solo buttarti via, e trovare un’altra persona a cui fare la stessa cosa. Mi vergogno dello schifo che sono, a tal punto che non riesco nemmeno a guardarti negli occhi. Preferisco fare in modo da far ricadere su di te la colpa per le cose orrende che sto per fare perché non posso guardarmi allo specchio ed ammettere l’essere vile che sono.

Questo sarebbe il discorso che vi farebbe se fosse onesto.

E quindi voi vi sentireste giustamente ferite per essere state usate e sfruttate ed ingannate, ma d’altra parte avreste il tempo e il modo di ricomporvi e rimettere insieme i pezzi che sono stati completamente distrutti.

Quindi, pensereste, mi fa un dono andando via e questa è una buona cosa.

Ma il narcisista patologico o maligno psicopatico non potrebbe mai farvi una confessione del genere perché farla significherebbe ammettere ciò che è, guardarsi allo specchio e quindi far crollare ogni briciolo della sua fantasia narcisista e del suo falso senso di sé.

Deve quindi trovare un modo per far apparire tutto ciò che sta per fare come se foste voi il problema e il motivo per cui se ne va.

Come se lui fosse la vittima.

Quindi innesca in voi delle reazioni molto drammatiche proprio per poter poi raccontare a tutti quanto voi siate problematici.

Sceglierà un momento in cui siete particolarmente fragili e deboli e vulnerabili. Un momento in cui le vostre difese sono particolarmente basse. Molto più facili da colpire.

Nel video vengono portati alcuni esempi in cui la vittima è più vulnerabile ad esempio in una situazione di malattia.

Attenzione: spesso in questo blog ho scritto che la realtà è complessa e che quindi è bene analizzarla profondamente prima di emettere dei giudizi.

Sembra paradossale, ma se fate attenzione capirete la sottile perversa strategia che il narcisista può mettere in atto nel caso in cui lui, e non voi, sia prossimo a un intervento ospedaliero.

Se opera lo scarto pochi giorni prima di un suo intervento ospedaliero vi mette in una posizione davvero terribile.

Quale partner, infatti, abbandonerebbe il suo amato pochi giorni prima di un delicato intervento?

Come verrà giudicato dal mondo chi lascia l’amato da solo in ospedale?

Anche se voi, la vittima, avete programmato con lui tutto, per farlo stare bene nel pre e post operatorio, se anche gli avete promesso totale cura e accudimento prima e dopo l’intervento, se anche gli avete dato massima attenzione e disponibilità anche nelle cose pratiche e organizzative, lui vi scarta pochi giorni prima dell’intervento.

In questo modo vi pone in una posizione terribile azionando incredibili sensi di colpa e impotenza, riuscendo nel contempo a rimanere fulgido e vittima nella situazione.

Fa credere al mondo che siete voi così maligne da non esserci nel momento del bisogno, mentre in realtà voi siete deliberatamente state allontanate, con pratiche subdole, per ottenere i benefici del suo Ego.

Questo naturalmente il mondo non lo capirà perché non lo saprà: i parenti, i vicini, gli amici vedranno solo che il povero malato in ospedale, nel momento di massimo bisogno, è stato lasciato solo.

In questo modo il narcisista fa colpo sulla vostra tendenza a essere empatiche, a incolparvi troppo, a prendervi la responsabilità di ciò che accade, a esserci nel momento del bisogno. Fa colpo sulla vergogna di voi stesse. E inizia a sparare senza scrupoli dentro queste vostre ferite. Fino a quando non vi vede a terra distrutte.

In questo modo non solo fa sentire in colpa voi per le cose orrende che lui vi sta facendo, ma inoltre vi annienta e vi distrugge mettendovi in una posizione nella quale non potete minimamente difendervi.

Nel frattempo mette in atto manipolazioni con altre persone come le campagne diffamatorie per far apparire voi come il problema e come se foste voi il motivo per cui se ne va, e far apparire lui come la povera vittima che si sta mettendo in salvo dal mostro che ovviamente voi siete.

Dimentica di dire che il mostro è stato creato da lui provocandovi a reazioni molto forti, trattandovi volutamente male con una indicibile cattiveria e crudeltà proprio nei giorni antecedenti l’intervento e dopo che voi gli avete garantito massima cura presenza e accudimento.

E tutti, non conoscendo i fatti, gli crederanno. Voi siete un mostro e lui la povera vittima.

Lui è salvo, voi siete maledette.

Così lui può andare avanti con il suo piano orrendo di distruggervi senza prendersi nessuna responsabilità nessuna colpa al riguardo e voi siete rimaste distrutte a terra a chiedervi cosa avete fatto di così tanto orribile e terribile per meritare tutto questo.

La risposta ovviamente è che non avete fatto niente. Non avete fatto nulla per meritarvi questo, anzi non avete nessuna colpa delle azioni orrende che vi sono appena state fatte.

Anzi, se mai, il modo in cui questa persona se ne sta andando, dimostra quanto non sia degna di voi e quanto vi stia facendo un favore nell’andarsene dalla vostra vita.

Andando via da voi vi sta togliendo la cosa più brutta che c’era nella vostra vita in quel momento.

Ecco perché il narcisista mette in atto la strategia dello scarto in un momento ben preciso. Non ha niente a che fare con qualcosa che avete fatto di sbagliato o di male, è una strategia manipolatoria al cento per cento con lo scopo di rivoltare su di voi la colpa di comportamenti orrendi che sta facendo lui.

La reazione più opportuna a uno scarto è quella di ringraziare questa persona per essere uscita dalla nostra vita e avervi tolto lo schifo che vi stava dando fino a quel momento.

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Psiche

Il tiranno

“Per quanto concerne il carattere dell’anima, vale, secondo la mia esperienza, il principio generale secondo il quale essa, nel suo complesso, è complementare al carattere esteriore.
L’esperienza ci dice che l’anima suole contenere tutte le qualità geneticamente umane che fanno difetto nell’ atteggiamento cosciente.

Il tiranno tormentato da brutti sogni, da foschi presentimenti, da angosce interiori, è una figura tipica.

Esteriormente privo di scrupoli, duro e inaccessibile, egli è interiormente sensibile a ogni ombra, schiavo di ogni capriccio, come se fosse l’essere più dipendente e più cedevole alle altrui influenze.

La sua anima contiene quindi tutte le qualità genericamente umane dell’influenzabilità e della debolezza, che mancano del tutto al suo atteggiamento esterno, alla sua Persona”.

CARL GUSTAV JUNG – Tipi psicologici

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Psiche

Pare che

Ogni tanto mi piace fare un giro su YouTube a sentire una canzone o ascoltare una dissertazione. Pare che oggi vadano di moda, oltre ai guru, gli psicologi e le psicoanaliste che trattano di persone affette da narcisismo o psicosi varie.
Una psicologa parla per ore del narcisista. Ci ha avuto a che fare. Spiega come liberarsene. Ma qualcosa non mi convince.
Passo a uno psicologo che pare meno coinvolto emotivamente. Ascolto quel che dice delle “Relazioni tossiche”.
Mi pare più interessante. Anche perché analizzando con precisione il ruolo del manipolatore e della vittima, alla fine conclude con una sacra verità: “Inutile cercare il mostro fuori di noi. Bene per noi trovare un senso alla nostra vita scoprendo chi siamo e risvegliando la nostra parte creativa”.
Stanotte ho sognato un mio ex amante. Gli dicevo di togliere le cose “sporche” che aveva sul cruscotto dell’auto. Come scrivevo oggi chiacchierando nei commenti con Neda: il passato ci forma e trasforma. Normalmente io chiudo drasticamente con il passato: non torno mai sul luogo del delitto. Poi il passato trova strade per tornare nel mondo onirico. C’è. Inutile negarlo. Utile capire quello che ci ha lasciato. Nella relazione sognata l’idea di “sporco”. Ma comunque questa, e tutte le relazioni affettive che ho avuto, mi sono servite. Mi sono servite anche nel dolore.
Se oggi sono quella che sono, nel bene e nel male, lo devo a tutti gli incontri che ho fatto, a tutte le esperienze.
Sono consapevole che il benessere lo devo trovare in me e non fuori di me.
Sono consapevole che devo fidarmi di quello che sento e provo.
Sono consapevole che il destino è il destino che creo ogni giorno scegliendo nuovi scenari.
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Psiche

La figura viva 

Ieri sera ho letto una frase che ritengo bellissima. 

La figura viva ha bisogno di profonde ombre, per apparire plastica “.

Jung 

Io la trovo bellissima anche così, estrapolata dal contesto. Nel contesto si parla di Anima e Animus, di Sé e Inconscio. Naturalmente non pretendo che tutti abbiano approfondito questi termini della cultura psicologica e psicoanalitica. 

É che un uomo completo accetta e integra anche la sua parte Ombra. A volte ci pensiamo dei, a volte demoni. Siamo semplicemente esseri umani, con tutto il nostro complesso sistema di equilibrio tra la maschera sociale che presentiamo al mondo e il nostro vero, profondo Sé che é la nostra essenza vera, difficilmente e mai razionalmente catturabile.

Chi noi veramente siamo non è solo quello che mostriamo. La parte inconscia ci guida, fa i capricci, influenza la nostra vita più di quanto crediamo. Vi é mai capitato di svegliarvi male per un sogno che lascia una scia emotiva nefasta sul giorno? Oppure, al contrario, bene. 

Ci sono molte persone che credono di essere quello che sono, senza curarsi di cosa davvero li muove. La parte psicologica viene scartata come inutile. Non si danno neppure la briga di capire che cosa davvero li porta a reiterare certi comportamenti. 

A me piace cercare di capire. Approfondire, analizzare, sollevare un poco il velo. Non è semplice: é una ricerca continua. Quello che per ora so é che io ho una parte in luce che é viva e plastica solo grazie alle mie ombre. Questo mi permette di accettarmi per ciò che sono, senza deificarmi o demonizzarmi. Una persona che ora sta vivendo il suo limitato spazio temporale su questa terra e che cerca ogni giorno, faticosamente ma costantemente di individuarsi. 

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Gli errori dello psicoanalista

Sto leggendo un volume: Pratica della psicoterapia di Jung. Un passo in cui lo psicoanalista tratta in modo chiaro ed approfondito il tema del transfert, mi ha subito richiamato alla mente un ricordo. Ecco la frase:

“La traslazione consiste dunque in proiezioni diverse che agiscono come sostituito di un rapporto psicologico reale creandone uno apparente. Si tratta di un fatto molto importante, perché avviene in un momento in cui l’abituale incapacità di adattamento del paziente è stata ulteriormente rafforzata dal rinvio al passato necessario in analisi. Una brusca rottura della traslazione è perciò sempre accompagnata da conseguenze estremamente spiacevoli in quanto pone il paziente in una insostenibile situazione di mancanza di relazioni”.

Avevo circa ventitré anni e per contaminazione del mio gruppo amicale sono andata in analisi da un freudiano. Analisi del profondo, orologio, tempo scandito con ticchettio e silenzio. 

– Cosa pensa…

Non ricordo dopo quante sedute e quanti mesi l’analista fece due madornali errori. Il primo fu di invitarmi a bere un caffè. Il secondo fu di mostrarmi i mobili presi per il suo prossimo matrimonio chiedendomi il parere, considerato che facevo l’Accademia ed erano mobili d’epoca.

Alla faccia del transfert! Non mi vide più. Saltai l’ultimo appuntamento fissato naturalmente senza pagare. Non potevo crederci che avesse fatto degli errori così madornali in un momento così delicato dell’analisi. Francamente, a differenza di quanto scrive Jung, non ne ricavai gravi e spiacevoli conseguenze. La mia vita continuò come prima. Rimase un velo di distanza distacco e disillusione nei confronti dei terapeuti e delle pratiche psicologiche. 

Essendo caparbia non rinunciai comunque a intraprendere altri percorsi di analisi. Il campo mi interessa notevolmente altrimenti non leggerei tomi e tomi di Lacan Jung Freud e Hillman e tanti altri. 

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Scrivere

La bimba allontana

La bimba allontana e tira a sé il rocchetto. Impara così – attraverso questa figura fondamentale descritta dalla psicoanalisi freudiana – a sostenere la distanza dalla madre, dal seno materno. Non c’è e c’è.

Ci sono donne che non smettono mai di tirare il filo per verificare se l’altro c’è. Tirano all’estremo il filo per vedere se si spezza o l’altro torna vicino. Allontanano e riprendono. É un gioco elastico e dinamico. Perenne e stancante, sfibrante. 

Ci sono uomini che si accorgono della donna solo quando é distante, il rocchetto allontanato.

Quando sono sul punto di perdere la donna, corrono si attivano si svegliano piangono supplicano. Quando hanno la presenza costante, acquietante, quotidiana si dimenticano: la ignorano, non hanno cura, attenzione, garbo. 

Giochi antichi di seduzione e separazione in atto da secoli. 

Ti accorgi di qualcosa quando manca: salute, cibo, sole, denaro, serenità.

Ti accorgi di una donna quando ti tradisce, quando parte, quando ti lascia. 

Peccato, vero peccato, che nel tempo della vicinanza non c’è stato un complimento, un invito, un abbraccio, una sorpresa. Peccato che sei stato distratto. Peccato che hai sbadigliato quando ti ha detto spiegato chiesto. Peccato che le hai dato la schiena, le hai negato il tempo, un’attenzione, un sorriso.
Freud osserva il gioco del nipotino Hernst ( il gioco del rocchetto ), e arriva a formulare ulteriori riflessioni sul gioco come strumento trasformativo e quindi evolutivo per il bambino.

Il bambino teneva un rocchetto legato ad un filo, lo gettava oltre la spalliera del lettino fino a farlo sparire, per poi ritiralo a sé esultando.

Il rocchetto, secondo Freud , mostra la possibilità per il bambino di riparazione, e quindi di trasformare un’esperienza dolorosa e frustrante ( come l’assenza della madre ), in un’esperienza controllabile, che gli permette di reggere la separazione e la solitudine”. 

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Scrivere

Che cos’è Amore

Ti vedo meglio al buio, 

non mi occorre altra luce:

l’amore per me è un prisma 

che supera il violetto.

Questa la strofa di una poesia di Emily Dickinson. Ti vedo meglio al buio, frase magnifica che rimanda al senso profondo dell’amore che si abbandona all’altro nella notte della ragione.

Mi ricorda la favola di Amore e Psiche, nell’interpretazione di Erich Neumann ( Casa Editrice Astrolabio):

” La fase dello sprofondamento di Eros e Psiche nell’oscuro paradiso dell’inconscio corrisponde alla situazione uroborica iniziale dell’esistenza psichica. È la fase dell’identità psichica in cui tutte le cose sono connesse, fuse e mescolate in modo inestricabile, come nello stato della participation mystique. La vita psichica si trova in una fase di oscurità, cioè di mescolanza inconscia e di inconscia produzione, di amplesso e di fecondazione “. 

Vedere l’altro meglio al buio significa vederlo con tutti i sensi, sentirlo e riconoscerlo istintivamente.

Chi ha provato l’esperienza dell’amore sa che questa esperienza non ha nulla a che fare con l’immagine edulcorata mielosa e semplificata offerta dai mass media. Niente fiori, cioccolatini, braccialettini e bacetti. Niente selfie con le due facce falsamente sorridenti da inviare sui social. 

Amore non è fatto semplice, nulla è più complesso dell’amore quando accade. 

Scrive Umberto Galimberti:

” Amore è un desiderio infinito che vive lo spazio che lo separa dalla conquista dell’oggetto amato, perché amore non conosce il possesso ma solo la mancanza, per questo Platone lo diceva figlio di povertà e lo descriveva: Povero sempre, Amore non è affatto delicato e bello, come per lo più si crede; bensì duro, ispido, scalzo, senzatetto; giace per terra sempre e nulla possiede per coprirsi; riposa dormendo sotto l’aperto cielo, nelle vie e presso le porte. (…) 

Amore è anche figlio di Poros, la via, il passaggio, il guado che dalla scena, dove la ragione quotidiana recita il suo testo, conduce ai margini della scena, ai bordi del linguaggio dove i termini subiscono quello s-terminio che offre lo spettacolo dell’o-sceno. Qui non c’è più identità e tanto meno relazione. I nomi con cui la ragione quotidiana ha costruito la sua visione del reale precipitano in quella molteplicità irrelata di sbocchi, accompagnata da altri straripamenti, che portano il discorso su un’altra articolazione che non è stabilita né prevista “. 

Da : Paesaggi dell’anima