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Libertà

Quando mi chiedono cosa faccio, rispondo: scrivo e mi occupo di grafica. Quando mi chiedono cosa scrivo, difficilmente parlo dei libri pubblicati e dei blog. Quando mi chiedono il nome del mio blog non lo dico.
Generalmente non capiscono perché.
Se non sorvolo e gli interlocutori insistono rispondo: – Per una questione di libertà.

Non ho mai dato, tranne rarissime eccezioni di persone fidate, il nome del mio sito. Non so com’è per voi che scrivete in un blog, ma per me la libertà di scrittura viene sopra ogni cosa.
Essere un nome qualsiasi, non essere letta da conoscenti mi permette di scrivere quello che desidero, senza paletti limiti e confini.

Certo: perdo un sacco di persone che potrebbero seguirmi, potrei aumentare il mio pubblico. Questo è il prezzo che pago. Ma sono comunque paga di quelli che mi seguono in base a ciò che scrivo e comunico senza sapere chi realmente sono.

Ma lui ti legge?
Qualcuno mi ha chiesto. Sì, mi legge. Ma non perché io gliel’ho chiesto, anzi più volte ho sottolineato che non è corretto.
Diverso sarebbe in una coppia dove entrambi scrivessero. Allora la lettura dell’uno potrebbe essere di stimolo all’altro e viceversa.

Detesto le limitazioni.
Desidero essere libera di scrivere tutto quello che osservo: riguardi un paesaggio, un momento, una sensazione, una riflessione, dei comportamenti.

Se sapessi che Tizio Caio e Sempronio non aspettano altro che andare a vedere cosa scrivo di loro, come potrei essere libera di scrivere quello che penso senza censure?

Non mi interessano approvazioni ed applausi. Mi interessa scrivere perché così mastico la vita. Non posso fare a meno di annotare quel che vivo. Così come respiro.

C’è verità nella mia scrittura. Può piacere più o meno. Ma non c’è maschera schermo diaframma.