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Coppia

Ogni giorno un pezzettino

Immagini grafiche di Eletta Senso

Vicino all’acqua del fiume stava con il capo coricato. Guardava lo scorrere quieto delle acque tra i massi rocciosi. Tutto passa si diceva. Aveva sognato L’orco quella notte. Lui la rivoleva per mangiarla adagio, pezzo dopo pezzo. Lasciando infine gli occhi. Che begli occhi che hai, diceva sempre. La portava in giro tra le stradine mute, ostentando la sua preda davanti al signor Sindaco e gli Assessori e tutta la popolazione. L’orco ne mangiava un pezzettino di cuore al dì. Tanto per tenerla in vita e poterla ostentare ancora al mondo. Lui così piccolo e tozzo che si era preso una donna tanto bella. Lo aveva detto un giorno la ragazza del bar, mentre serviva loro un aperitivo, vi posso dire una cosa? Voi siete una bella coppia. Così come la Bella e la Bestia, ma senza trasformazione finale. Il Principe era rimasto bestia. E ogni giorno le lasciava segni bluastri sul bel viso e le mangiava un pezzettino di cuore.

Ringrazio Masticadores Italia per la pubblicazione

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Coppia

Attenzione

Immagine fotografica di Eletta

Tutti noi abbiamo bisogno di attenzione. Fin da piccoli quando dipendiamo in tutto dall’attenzione dei nostri genitori.

Quando diventiamo adulti e instauriamo un rapporto affettivo diamo attenzione al mondo dell’altro e riceviamo attenzione dal nostro – o dalla nostra – partner.

Cosa significa dare attenzione al nostro partner? Significa esserci per l’altro. Esserci per l’altro condivivendo gioie e dolori. La formula del matrimonio, non a caso, dice:

Io, accolgo te, come mia sposa.
Prometto di esserti fedele sempre,
nella gioia e nel dolore,
nella salute e nella malattia,
e di amarti e onorarti
tutti i giorni della mia vita”.

Amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita. Onorarti è una parola forte. Io do onore all’altro quando lo valuto, lo accolgo, lo vedo. Non lo svaluto. Conosco e rispetto il suo onore. Conosco e rispetto il valore della sua persona. Non calpesto la sua dignità.

Conoscere l’altro significa che ho dato fin da subito ascolto alla sua individualità e storia.

Sembrano concetti chiari. Eppure quanto è difficile onorare e rispettare la dignità di una persona. Eppure quanto è difficile ascoltare davvero i bisogni e desideri dell’altro. Le crisi di coppia nascono proprio perché si disattende questo bisogno fondamentale.

Da dove vivo da un anno, qui in montagna, sono circondata da uomini e donne separati. Anche piuttosto giovani. Anche con figli. Mi ha fatto un certo effetto conoscere man mano la loro situazione. Perché ci si separa? Perché si rinuncia a un partner?

Qui in montagna la vita è piuttosto dura. La mia vicina, una ragazza separata, quando arriva il carico della legna, lavora da sola tutto un pomeriggio per sistemarla. Si carica di pesi per portarla in casa. Se nevica deve spalare la neve da sola immettendo molta energia e forza fisica. Non si può quindi addurre a leggerezza la sua scelta di separarsi e non avere più un compagno con cui condividere anche le fatiche.

Se una persona decide di non proseguire la strada comune rompendo il patto di unione stabilito all’inizio è perché sta male, perché non riceve più la cura che aveva all’inizio.

Un’altra ragazza, a cui ho chiesto perché si era separata, mi ha risposto: Perché mio marito dava più attenzione alle sue cagnette che a me. Animalisti permettendo, è bello e buono amare i propri animali ma, forse, è cosa migliore dare la precedenza, in attenzione cura presenza tempo energia, alla propria compagna o moglie.

Dare attenzione a una persona significa regalare energia. Ricevere attenzione da una persona significa ricaricarsi di energia. Non a caso una persona amata risplende, ha luce. Non a caso, come ho già scritto, una coppia dove circola l’energia è dentro una bolla energetica. Si vede l’amore.

Pensiamo sempre a nutrire il nostro corpo mangiando. Alcune volte in alcune situazioni non ci accorgiamo di affamare la persona che ci sta vicino non dando cibo. In una relazione affettiva il cibo che nutre è l’attenzione.

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Amore, Coppia

Amore

( Immagine fotografica di Eletta Senso )


Sono sempre felice di incontrare belle coppie perché amo l’amore.

Quando ho conosciuto Rita e Riccardo ( metto sempre nomi fasulli ) mentre prendevamo un aperitivo ho chiesto:

– Ma voi da quanto tempo siete insieme? Venite da separazioni o divorzi precedenti?

Con mia grande sorpresa lei mi ha risposto che sono insieme, legati in matrimonio, da venticinque anni.

Che cosa mi faceva pensare il contrario?
Il sorriso
i gesti
l’armonia
l’intesa
l’affettuosità
il rispetto.

Parevano, e paiono, due innamoratini freschi.

Mi chiedo sempre quale alchimia li leghi.
Forse semplicemente l’incontro dell’altra metà della mela.
Forse l’attenzione e la cura reciproca.
Forse l’equilibrio nel dare/avere che hanno trovato.
Lui è introverso e un po’ cupo, lei estroversa e sorridente.
Ieri lei portava un anello strepitoso che lui le aveva regalato per l’ultimo compleanno:
“Ditemi quanto tempo e denaro siete disposti a spendere per una persona e io vi dirò quanto è importante per voi”- Jung

In vita mi è capitato una sola volta di avere espressa palesemente la stessa ammirazione per la mia coppia. Eravamo in un bar. Allora ero con il mio ex compagno che, fisicamente, era proprio un ragnetto piccolo e apparentemente insignificante rispetto alla mia altezza e bellezza ( stiamo parlando di più di dieci anni fa ). Eppure la ragazza che ci serviva ogni giorno la colazione ha esclamato:

– Posso dirvi una cosa: siete proprio una bella coppia!

La dichiarazione ai tempi mi ha davvero fatto molto piacere.

Che ci piaccia o no, noi emaniamo. Luce o tenebra. Cura o indifferenza. Amore o abitudine. Generosità o egoismo.

Una “bella coppia” non è soltanto formata da due persone esteticamente belle. Ma da due persone, anche fisicamente agli antipodi per quanto riguarda il lato estetico, ma belle dentro.

Voi formate con il vostro partner una bella coppia? Vi è mai capitato di sentirvelo dire?

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Coppia Ethos

Solitudine

Ma tu sai stare da sola?
Questa la domanda classica.
Io so stare così bene da sola che poi mi abituo troppo.
Mi piace avere i miei tempi e ritmi e non dover dipendere da altri.
Mi piace riempire il tempo come voglio: facendo quel che desidero.
Mi piace saltare un pasto senza problemi se sto dipingendo. E non posso proprio uscire dal flusso creativo.
Mi piace andare a letto e svegliarmi quando voglio.

Eppure sono in coppia.
La nostra coppia è davvero strana. Non ho mai dormito con lui. Mai. Abbiamo due appartamenti separati. Di solito pranziamo insieme e ceniamo per i fatti nostri. Difficilmente passiamo insieme il pomeriggio.
Solitamente camminiamo insieme la mattina.
Lui scende abbastanza spesso in città. Io mai, a meno che ci siano proprio urgenze.
In questo periodo ci unisce la preparazione dell’orto e la cura del giardino.

Non mi manca la convivenza.
Perché non sono facilmente adattabile. Infatti è “colpa” mia, se di colpa si può parlare, se non abbiamo mai dormito insieme in quasi quattro anni. Adoro il mio letto matrimoniale in cui posso occupare lo spazio in diagonale.
Egoista? Probabilmente, o centrata a tal punto da sapere che ora non desidero proprio rinunciare a quelle piccole deliziose cose che la vita quotidiana ti regala se stai in uno spazio solo tuo da sola.
( In passato ho fatto il contrario: ho sempre convissuto e diviso ).

Come ho già scritto diverse volte bisognerebbe accettare la diversità in tutto ed evitare di incasellare: il giusto e l’ingiusto. Il bene e il male.
Probabilmente esistono molteplici possibilità e combinazioni in ogni esperienza rapporto vita. L’importante è cercare consapevolmente di scegliere quello che ci fa stare bene. L’importante è accettare che esistano modalità di scelta diverse dal consueto eppure rispettabili.
Siamo portati ed educati a un modello di coppia e di famiglia standard. Tranne poi notare, nella purtroppo frequente cronaca nera, che non sempre la famiglia è un nido d’amore o che alcune coppie sono talmente disfunzionali da portare morte.
In una coppia di omosessuali ci può essere più amore di una coppia etero. In una coppia strana come la mia ci può essere più invenzione e rispetto – degli spazi e dei tempi – che in una coppia classica.
Esiste la molteplicità.
Ciascuno trova, nelle diversi fasi della vita, un suo personale modus vivendi.
I modelli di famiglia e coppia classica e felice esiste solo in alcuni spot pubblicitari ( detesto la coppia falsissima del Mulino Bianco ).

https://youtu.be/kEQI4yiem70

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Coppia

Bolla di sapone


La mia amica è sempre vivacemente ironica. Oggi, a colazione, ha detto che vive in una bolla. La storia della bolla di coppia gliel’ho passata io tempo fa. A me era stata data una decina di anni fa.
La teoria o ipotesi è questa: una coppia ben affiatata sta come chiusa in una bolla che la rende inattaccabile dall’esterno. Non entrano invidie infiltrazioni perfidie. La bolla agisce da scudo verso l’esterno e fortifica l’interno.
Se in una coppia esistono crisi continue si creano fratture tagli buchi da cui è possibile entrare a rovinare ulteriormente l’armonia.
Che ci piaccia o no, siamo continuamente sottoposti a sguardi giudizi interferenze. Tocca a noi rafforzare l’unione inossidabile all’interno della coppia. Per farlo, logicamente, occorre essere in due a volerlo: uno non basta.
Per fare coppia occorre pazienza e rispetto, cortesia e gentilezza amorevole, gesti quotidiani di corpo e carezze. Allora questo verrà notato all’esterno e nessuno si permetterà di entrare a rovinare.
Se, invece, già all’interno della coppia c’è rovina e distruzione non si fa che aprire porte ai barbari.
Non so se questa teoria è vera. Un fondo di verità a mio parere c’è.
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Coppia

Al ristorante


Una bella coppia davanti a me, miei amici, al tavolo di un delizioso ristorante ieri sera. Tempo fa avevo chiesto da quanto tempo erano insieme. Li pensavo conviventi, con matrimoni falliti alle spalle. Invece sono sposati da trent’anni. Cerco di capire la loro alchimia. Lei è tenera: ogni tanto lo accarezza. Ride ed è leggera, in senso positivo. Lui è un grande lavoratore: la casa che hanno a metà valle l’ha praticamente fatta lui: una vecchia baita sistemata come una reggia. Dalla cucina alla perlinatura, all’attaccapanni all’ingresso in legno verde. Una bellissima casa dove regna l’armonia dal giardino con gli aceri rossi all’interno caldo e accogliente. Sono sempre felice di vedere una coppia che regge sui fragili equilibri: che ha trovato un modo per darsi benessere reciproco, tollerando e accettando le reciproche differenze.
Sembra che abbiano capito la semplice regola: più io do più io ho. Lei cura la casa e la cucina, perlopiù è pigra come una gatta e ama stare al sole. Lui lavora incessantemente per creare il loro nido.
Qui dove abito è pieno di divorziati e separati. Persone che non hanno retto la convivenza, che non hanno saputo creare una forte e stabile intesa. Per questo vedere una bella coppia risalta ancora di più. Cerco di catturare per tutta la piacevole cena qual è il loro segreto. Nessuno tranne l’amore. Stanno bene insieme. Null’altro. Si sono scelti, hanno sancito la loro unione con il matrimonio e lavorano entrambi per darsi reciprocamente amore. Che è flessibilità, dedizione, accettazione delle differenze, complementarietà, comunicazione, ascolto e rispetto dell’altro.
Una bella serata.
Oggi, tanto per cambiare, nevica e sono sola.

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Casa Coppia

Due case

Come scrivevo in un commento, sto vivendo una scelta di coppia abbastanza insolita: vivere in due appartamenti diversi invece di con-vivere nello stesso.

La scelta apporta dei vantaggi: ciascuno dei due partner ha la possibilità di avere momenti di condivisione e dei sacri momenti di privacy intimità solitudine e libertà.

A me piace molto questa soluzione. Negli anni precedenti ho vissuto nell’appartamento di sopra con il mio partner. Ne ho sofferto. Come cercavo di spiegargli oggi: suoi i tempi, sue le scelte, suoi i ritmi… a cui io dovevo adeguarmi.

Lui dormiva? Io stavo con il suo cane ad attendere che arrivasse il “padrone”.

Facevamo una passeggiata? Ero io che organizzavo il pranzo al ritorno, prevedendo già la sera precedente l’occorrente.

Avevo interamente sulle mie spalle la cura della casa.

Non ho mai ricevuto un semplice grazie per tutto quello che fai per me.

Quindi, ora che ho un mio spazio privato: la mia casa, io sto veramente bene. Adoro la mia nuova casa e faccio in modo che sia pulita e accogliente. Gestisco la mia spesa. Gestisco il mio tempo libero.

Questo non toglie i momenti condivisi con il partner: un pranzo, una passeggiata, una salita ad alta quota. Una sciata. Un momento di gioco insieme.

Il mio compagno non vive bene questa scelta. È diventato più arrogante. Più distante. Più freddo. Quando eravamo insieme cercava di sciogliere velocemente i litigi. Ora no. Ora i tempi si allungano. La distanza diventa siderale.

Gli ho chiesto perché. Non è forse perché gli manca la cura, la cura che qualsiasi donna – quasi istintivamente – ha per la casa? Lui ha più difficoltà di me nella organizzazione e nella previsione. È pigro, indolente.

Sta di fatto che sento una sotterranea rabbia.

Gratta sotto la superficie- gli ho detto. Cerca di capire perché. Cosa ti manca davvero. Non è semplicemente il “servizio della donna”?

Non ti manco io perché ci vediamo ogni giorno. Normalmente pranziamo insieme. Quando ci va stiamo insieme di pomeriggio. Normalmente la sera ciascuno sta solo, ma nulla vieta di fare diversamente, se si ha voglia.

Che strano: sembra che la scelta – questa scelta – non sia stata decisa insieme. Forse lui pensava che io prendessi servizio sopra e sotto ( lui sta sopra, io sotto nella stessa bella casetta ). Forse non ha capito dopo tre anni che non sono sua moglie e non ho il DNA della casalinga. Non sono una cuoca né una colf. Sono una donna che ama essere amata. Che io sia sopra o sotto.

( p.s. Il pensiero filosofico del mio compagno è: ma chi me l’ha fatta trovare una donna così? )

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Amore Coppia

Che cos’è una coppia 

“Mi sorpresi a formulare questi miei pensieri a mezza voce davanti allo specchio, come quando da bambino giocavo con la mia immagine: se mi fossi messo nei panni di Füsun, mi sarei staccato dal mio corpo: con la forza dell’amore che provavo per lei avrei potuto sentire tutto ciò che le passava per il cuore e per la mente, avrei potuto parlare con la sua bocca, e così avrei compreso i suoi sentimenti nel momento stesso in cui li provava – sentivo con meraviglia che avrei potuto essere lei”.

Da: Il museo dell’innocenza – Orhan Pamuk

La psicologa la guardò e le chiese:

– Che cos’è una coppia per lei?

E lei rispose: condivisione.

E poi aggiunse.

Camminare insieme per un tragitto ( più o meno lungo ) nella vita

Darsi un sostegno nei momenti difficili: fisici e psicologici

Giocare divertirsi

Comunicare le proprie gioie e i propri tormenti

Mangiare insieme aggiungendo al cibo il sale della conversazione, della chiacchiera

Scegliere insieme attività che facciano star bene e arricchiscano lo spirito

Svegliarsi e andare a dormire sapendo che l’altro c’è

Poter contare su qualcuno se non stai bene

Decidere insieme un viaggio

La psicoterapeuta la guardò e le chiese:

Qual è, a suo parere, il dato essenziale perché ci sia coppia?

E lei ci pensò un po’ su e poi rispose:

Il pensiero dell’altro.

Perché ci sia veramente una coppia l’uno deve pensare all’altro uscendo dal proprio centro egoico.

In realtà non dovrei dire: deve. Perché sottointende uno sforzo, un piano deontologico.

No, dovrei dire semplicemente che in una vera imperiale coppia uno, oltre che a sé, pensa naturalmente e spontaneamente all’altro.

Senza sforzo. Come necessità. Come sangue del proprio sangue. Come parte di sé. Come pensiero dei suoi pensieri. Come bisogno tra i propri bisogni. Come desiderio tra i propri desideri.

In una vera imperiale coppia l’altro – e il benessere dell’altro – è presente. Sempre. In una vera coppia c’è amore.

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Amore Coppia Felicità,

La felicità è amare

foulard

La felicità è amare quello che si ha.

Mi sono svegliata all’alba nella mia casa nuova che amo, nel silenzio che amo.

Non forzo il sonno. Quando mi sveglio presto cerco di vivere le ore dell’alba facendo cose che mi piacciono. Stamattina ho letto, bevuto un buon caffè e ascoltato l’intervista di Laura Campanello a Massimo Recalcati fatta su Radio 27.

Trascrivo in sintesi alcuni punti su cui riflettere:

La forma della nostra vita dipende dagli incontri che abbiamo fatto.

Gli incontri decisivi della nostra vita sono o gli incontri con i maestri o gli incontri d’amore.

L’incontro vero è sempre un incontro d’amore. Quando noi facciamo un incontro d’amore noi facciamo un incontro con la moltiplicazione dei mondi. L’incontro buono ha l’effetto di aprire il mondo, di farci verificare che esistono molte forme e molti linguaggi.

L‘indipendenza che rifiuta la dipendenza è una forma di falsa indipendenza.

Una delle forme della nevrosi è l’illusione di fare tutto da sé.

È uno dei miti del nostro tempo, è un mito che danneggia la soggettività perché non c’è soggetto che non sia in rapporto a un altro, che non sia in relazione.

La felicità è amare quello che si ha. Non è cercare quello che non si ha.

Pensare che ogni giorno sia lo stesso di questo mio giorno. Ogni giorno mi piace per quello che è e quindi, vorrei ripetere ogni mio giorno.

La formula della felicità è poter dire “ancora come adesso”. Quando uno dice: ancora come adesso è beato.

Noi viviamo in un tempo che ci suggerisce che il nuovo sia altrove rispetto a quello che viviamo.

La novità che noi cerchiamo al di là di ciò che noi facciamo e siamo, si rivela sempre la stessa insoddisfazione.

Il vero nuovo è sempre nella piega dello stesso.

Come nella fedeltà nell’amore. È sempre la stessa di cui conosco la geografia del corpo, la voce, i sentimenti però quella – che è sempre la stessa – nell’amore si rivela sempre un nuovo.

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Coppia Psiche

Ci sono uomini che

Ci sono alcuni uomini bambina. Hanno una paura folle dell’ombra della madre.

Della madre – se morta – hanno tenuto tutto: dal grembiulino logoro alla tovaglia ricamata a mano, alla sveglia e il lenzuolino. Forse persino gli stracci: che non si sa mai.

Se li avvicini ti guardano con sospetto. Portano il sacco delle paure ataviche legato sulle spalle e hanno, spesso, problemi alla schiena.

Non ti abbracciano perché “sai in famiglia non siamo stati abituati a questi gesti”.

La sera, quando tornano alle tre con te, aprono piano piano la porta della camera della madre viva e sussurrano: – Buonanotte.

Altrimenti vengono puniti e vanno all’inferno.

Ci sono gli uomini spirituali. Scoprono Gesù- Padre Pio- la Madonna di Medjugorje- Buddha e Maometto tutti insieme. Se gli chiedi di fare una passeggiata e quattro chiacchiere pensano che si fa peccato così preferiscono star chiusi a sgranare rosari, mala e altri aggeggi vari. A volte suonano cimbali. Meditano sempre. Hanno molto da espiare e forse usano anche la fustigazione.

L’uomo non è né angelo né bestia, e disgrazia vuole che chi vuol far l’angelo fa la bestia. Essi vogliono mettersi fuori di se stessi e sfuggire all’uomo. E’ follia; invece di trasformarsi in angeli, si trasformano in bestie; invece di innalzarsi, si abbassano”. – Montaigne

Ci sono gli uomini tuttatesta e nientecorpo. Hanno un lieve filamento che tiene su, sollevato verso il cielo, il loro cervello; così volano in alto e non si sporcano i piedini con le umane cose.

Abitano case sugli alberi o grotte: non tollerano di venir disturbati. Loro “pensano”.

Ci sono gli uomini tartaruga. Hanno la testa retrattile e, al minimo avviso di pericolo, nascondono la testa nel carapace. Assomigliano agli uomini struzzo. Sono l’icona moderna rovesciata di San Giorgio che combatte col drago per liberare la principessa. La principessa da liberare sono loro, ma non lo sanno.

Ci sono alcuni uomini appiccicaticci come il miele. Se non hai il particolare attrezzo per scodellarli filano all’infinito e il loro denso essere ti rimane addosso ovunque. Ti seguono ti stanno alle calcagna ti fiutano ti osservano, prendono nota di ogni tuo spostamento. Sono la versione moderna della carta moschicida.

Ci sono alcuni uomini psichiatri o psicanalisti: usano il rapporto terapeutico per mostrare la loro forza maschile dall’alto del loro potere, tanto la paziente è inerte – sul lettino e loro non possono temere. Hanno spesso bianchi capelli scomposti o fluenti che tirano all’indietro con una coazione a ripetere ossessiva; possono avere anche la barba e occhi penetranti. Registrano e interpretano ogni tuo minimo sussulto : “loro sanno perché”. Se ti portano a letto, prima stanno mezz’ora nel bagno: certe pastiglie blu danno più sicurezza così quietano la loro “ansia da prestazione”.

Ci sono alcuni uomini che d’improvviso spariscono. Prima eri solo tu… poi il vuoto. Ritornano in vita quando sono dall’altro capo del mondo per dirti che sono all’altro capo del mondo. Eppure ti scrivevano poesie.

Ci sono alcuni uomini dietro lo schermo del pc o dello smartphone : stanno velati come le donne con il burqa. Ne vedi solo gli occhi che percorrono parole sul plasma. Ti regalano riflessioni a granuli omeopatici. Fanno da contro-pendant ai logorroici. Questi ultimi ti buttano addosso badilate di vita trascorsa e tu, nel frattempo, fai da semplice parete rimbalzante.

Ci sono uomini poco cortesi. Poiché c’è stato il femminismo si sentono in diritto di farti pagare a metà persino una pizza ( anche se loro si sono scolati litri di birra e tu no ). Non ti aprono la portiera. Non ti regalano mai fiori. Non tengono conto dei tuoi bisogni e sogni. Ti usano. Sono rimasti al modello ” maschio che non deve chiedere mai”. La donna è nata per servire e, in tal caso, anche se hanno avuto una lunga militanza comunista, del femminismo fanno carta per pulirsi nel cesso.

Ci sono uomini che la vita ha bastonato seriamente. La moglie li ha traditi e loro si fidavano così tanto… Peccato che per anni non l’hanno proprio vista considerata amata. Dopo un anno di pianti e lamenti sono così fortunati da trovare un’altra femmina. Anche con questa: non vedono, non considerano, non amano. Così la storia si ripete e si ritrovano soli a piangere e lamentarsi. Sono uomini che non imparano mai.

Ci sono uomini – invece- che hanno imparato che é importante amare: e perciò amano.

Ci sono uomini che sono grati alla vita per aver incontrato una compagna. Sanno che la solitudine é una brutta bestia.

Ci sono uomini che hanno capito che in un rapporto occorre cortesia e tolleranza.

Hanno capito che esiste una sostanziale differenza tra uomo e donna e che solo ” insieme ” si è davvero completi.

Ci sono uomini che sanno sorridere e ridere con lei, sanno inventarsi giochi nuovi per la coppia, sanno tendere la mano se lei ha bisogno. Non la lasciano sola.

Ci sono uomini che sanno costruire una relazione stabile che nessun vento o tempesta distruggerà.

Sono uomini che, poiché danno amore, dalla compagna ricevono amore.

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Coppia Ethos

Stare in coppia: regole base

L’altro giorno ho esclamato: – Ma a te manca l’ABC dello stare in coppia!

Parlavo a una persona che é stato in una relazione di coppia per trenta anni, non per tre mesi. Eppure.

Eppure é così: non sa le regole base.

Proviamo quindi a scrivere questo ABC. Cosa serve per stare bene in una relazione di coppia?

*Tanta tanta tanta tolleranza della diversità dell’altro. A volte a me pare di rapportarmi davvero con un alieno, con un marziano ( vedi bestseller “Gli uomini vengono da Marte le donne da Venere” iniziato, non finito, molto americano e inutile).

*Tanta cura reciproca: la coppia ha bisogno di essere innaffiata potata come una pianta, giusto grado di calore ombra umidità, altrimenti muore. In che modo?

La cura ( vedi canzone mitica di Battiato ) significa anche non dare l’altro per scontato: tanto c’è. Una carezza, un abbraccio, un bacio: gesti che siano caldi.

Una sorpresa, un piccolo dono ( quella cosa di cui lui/ lei ha parlato ), una attenzione in più.

Essere presenti quando l’altro ha fisicamente o emotivamente bisogno di noi. Anche per una finestra che non si chiude o per cose più importanti come un malessere o una malattia. Sapere che si può contare l’uno sull’altro.

Avere vicino la persona amata nel momento del bisogno rafforza la fiducia nel partner.

*Mantenere viva la passione e l’eros. Far capire all’altro che lo si desidera. Giocare la sessualità in modo nuovo e soddisfacente. Fare sesso spesso e bene.

*Sapersi scusare, non formalmente, ma di cuore quando si comprende che si è recata offesa. Tutti sbagliamo e nessuno é perfetto. Saper chiedere scusa é un atto di maturità, non basta sapere implicitamente che l’altro, tanto, ci perdona comunque. Occorre fare la fatica di scusarsi esplicitamente.

*Mettere da parte il nostro egoismo e uscire un po’ da sé per vedere, accorgersi, dei bisogni dell’altro. Anche se l’altro non li esplicita. Non c’è cosa più avvilente che dover continuamente specificare quali sono i nostri bisogni: se l’altro, il partner, non li vede che senso ha?

*Stabilire dei ruoli equilibrati : lui il padrone/ lei la serva non funziona. Non siamo nel secolo scorso e neppure nelle vignette delle barzellette. Darsi una mano reciproca.

*Litigare senza paura di litigare: nascondere i problemi sotto il tappeto non serve a nessuno: prima o poi escono fuori ingigantiti. Saper ascoltare – durante il litigio – il punto di vista dell’altro ed esporre il proprio. Evitare insulti, anche se va il sangue al cervello. Al termine lasciar sbollire e non andare a dormire senza aver fatto pace.

*Fidarsi del proprio partner: la fiducia é una conquista lenta e progressiva, direi quotidiana. Basta una bugia, una omissione per far franare un terreno fragile. Tenere nel tempo un comportamento aperto e sincero. Dire invece di tacere, anche le proprie debolezze. Non c’è nulla di peggio che mezze verità: la verità è una e intera.

Un rapporto di coppia ha bisogno dell’impegno di entrambi: se solo un partner dà ( attenzione cura desiderio ) e non riceve dall’altro, la coppia muore. Sia un partner che l’altro devono impegnarsi costantemente per tenere unita e vincente la loro unione.

*Evitare la routine. Inventarsi delle esperienze e uscite che leghino: teatro cinema conferenze concerti viaggi escursioni. Fare progetti, programmare insieme gli spazi di tempo libero anche con amici.

* Confrontarsi comunicare parlarsi. Sempre. Dirsi. Non c’è peggior veleno che il silenzio. Quando vado al ristorante trovo così avvilente lo spettacolo di coppie mute che consumano il loro pasto senza dirsi una parola. Orrendo spettacolo. La coppia, in quei casi, non c’è o é già finita.

* Condividere emozioni esperienze sensazioni: saper includere il partner nel proprio mondo emotivo dicendo, non tacendo. L’uomo forte sa anche piangere davanti a una donna.

* Curare il proprio aspetto per lui o lei. Anche se si è trovato il merlo che ci ha sposato una donna dovrebbe curare il proprio aspetto per lui, oltre che per se stessa. Lo stesso vale per l’uomo in ciabatte e canottiera.

Per concludere:

stare insieme non basta.

Stare bene insieme é l’obiettivo che sottointende un grande quotidiano lavoro di entrambi i partner.

Voi siete liberi o in coppia? Come gestite il rapporto? Siete tra i pochi fortunati che non incontrano problemi o fate fatica?

Buona giornata a tutti

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Dedicato a tutte le Magda

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La ricetta per una buona giornata

Emily guardava il quadretto dietro il corpo massiccio del suo caro compagno. C’era scritto il menu per condire una buona giornata: un pizzico di pazienza, un etto di tolleranza, un decilitro di bontà e altre amenità.

Lo leggeva e rileggeva. Lui taceva. Emily allora disse: – Ci vorrebbe un televisore. Lui non aveva capito l’ironia e aveva continuato a guardarla con aria bovina e assente. Era il giorno del compleanno di Emily. Per questo erano usciti a pranzo.

La mattina del suo compleanno Emily si era svegliata alle sette. Dormivano in camere separate e, come sempre, lui dormiva. Si era detta: magari oggi, per il mio compleanno si sveglierà prima, mi abbraccerà e mi porterà nel lettone a fare l’amore. Invece lui non si era svegliato. Non si era svegliato alle nove, e nemmeno alle nove e mezza come faceva solitamente. Era comparso in sala alle dieci.

Dopo averle fatto gli auguri le aveva detto: – Hai visto il bigliettino?

No, Emily non l’aveva visto. Un foglietto ripiegato in due, piccolo, minuscolo: stava sulla tovaglia. Lo aveva preso, lo aveva aperto e i suoi occhi non potevano credere a quello che vedevano. A quello che leggevano.

C’era scritto, per metà foglio nella parte superiore, c’era scritto: ” Alla mia compagna che…”. Cinque frasi di recriminazioni. E poi, sotto, nella parte inferiore: gli auguri.

Emily non poteva credere che lui avesse scritto cinque orrende frasi il giorno del suo compleanno. Sei stronza. Sei permalosa, sei saccente, sei noiosa, sei…

Così Emily dopo aver atteso tre ore che lui il giorno del compleanno si svegliasse per farle gli auguri, se ne stava seduta sul divano, con il bigliettino tra le mani e non poteva proprio crederci.

La rabbia e il disgusto le aveva fatto venire il mal di testa. Lei non soffriva mai di emicrania. Mai.

Per questo ora, al ristorante, cercava di imprimersi bene nella memoria la ricetta per una buona giornata. Leggeva e rileggeva gli ingredienti e le dosi. E si chiedeva: quanta tolleranza pazienza bontà umiltà ironia le sarebbe servita, davvero servita, per avere una buona giornata di buon compleanno con un avvio così deprimente?

Emily si chiedeva e richiedeva che senso aveva scrivere un bigliettino di auguri pieno di cattiveria. Proprio il giorno precedente gli aveva chiesto: – Come mai sei così irritato? Perché cambi umore così velocemente? Cosa ho fatto che ti ha innervosito? Il suo caro compagno poteva parlarle e dirle: sono arrabbiato perché tu… mi fai innervosire quando… mi sono montati i nervi per questo tuo comportamento. Invece lui aveva taciuto. A lui non piaceva parlare, comunicare, discutere.

Poi la sera, quando lei si era ritirata nella sua cameretta per il riposo notturno, lui aveva preso un foglietto e aveva scritto vomitando tutto il suo rancore.

( Questa mini storia insegna che è inutile buttare lo sporco sotto il tappeto: i nodi vanno sciolti perché, anche se qualcuno compra tutti gli ingredienti per fare una buona giornata, basta un grammo di rancore a inacidire il preparato e rovinare tutto. Insegna anche che è meglio sputare subito il rospo, che servirlo il giorno dopo nel piatto con gli auguri ).

Tutto imparammo dell’amore:

alfabeto, parole,

un capitolo, il libro possente,

poi la rivelazione terminò.

Ma negli occhi dell’altro

ciascuno contemplava un’ignoranza

divina, ancora più che dell’infanzia;

l’uno all’altro, fanciulli,

tentammo di spiegare

quanto era per entrambi incomprensibile.

Ahi, com’è vasta la saggezza

e molteplice il vero!

Emily Dickinson