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Osservare

Anemone hepatica

Osservare non è la stessa cosa che guardare attentamente o gettare uno sguardo di sfuggita.

Guarda attentamente questo colore e dimmi che cosa ti ricorda.

Si osserva per vedere quello che non si è visto mentre non si osservava.

Ludwig Wittgenstein – Osservazioni sui colori

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Studi

Studio di Eletta Senso

In Accademia c’erano ore e ore di studi. Ma non della mente. Studio degli occhi, della capacità di osservazione, dell’abilità del saper vedere. Ombre luci linee forme volumi profondità textures.

È esattamente quello che fa un qualsiasi musicista per imparare a suonare uno strumento, o un ballerino per imparare a danzare, o un attore per imparare a recitare. Ore e ore e ore di lavoro serio, apparentemente noioso e inutile.

Ma a che serve copiare solidi tutti i giorni con un carboncino in mano e un foglio bianco? Tre ore con davanti un cubo e una piramide. A che serve? Questo mi chiedevo il primo anno. Poi ho scoperto che serviva a imparare a vedere.

E solo dopo si poteva vedere e disegnare anche il corpo di una modella. E saperla disegnare.

Apprezzo molto qualsiasi artista contemporaneo che sappia disegnare. Anche Picasso sapeva disegnare prima di rompere i canoni.

Non sopporto chi butta colori linee forme come potrebbe tranquillamente fare uno scimpanzé, credendosi “artista”. Anche buttare colori linee e forme abbisogna di senso estetico e della capacità di saper vedere. Come qui:

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Rothko

Dal web

Mark Rothko https://g.co/kgs/VMKT3B

Ho visto un suo quadro in un film. E subito mi sono ricordata dei suoi colori. Alcune sue opere sono presenti in una raccolta privata che ho avuto il piacere di vedere diverse volte.

Mi è venuto in mente leggendo Eco che scrive d’arte. Perché così lavora la nostra mente:inanellando e saltando da un ricordo all’altro per associazione e sentori.

Eco, nel libro che sto leggendo, è andato a vedere una mostra di Hayez e spiega perché è un pessimo pittore.

Noi siamo abituati a ritenere opere d’arte quegli oggetti che

a – da un lato ci obbligano a considerare il modo in cui sono fatti

b – ci lasciano inquieti perché non è così pacifico che vogliano dire quello che apparentemente sembrano dire… Polisemia e apertura…

Non vi sto ad annoiare ( per chi vuole approfondire rimando alla lettura di : Sugli specchi e altri saggi – Umberto Eco – Bompiani). Ma, tornando alle opere di Rothko, le tele hanno proprio questo rimandare ad altro che travalica il mero accostamento cromatico. I suoi colori hanno un’apertura e un rimando che esce e si espande in un altrove.

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Mira Miró

Mira Mirò. Con l’accento – o no – sulla O. Segni scarabocchi asterischi e giocolieri. Segni liberi e pensieri. Strade strette – strette e fini con accenni di colline. Occhi e tuorli gialli e rossi. Gatti e baffi sbuffi e pizzi. Ghirigori senza fine.
Tutto naviga – e attraversa – una tela stemperata. Ocra e gesso di lavagna. Nulla è statico e ancorato nel tuo spazio smisurato. Aquiloni e stelle e strisce. Zampe lunghe di vernice.
Blu indaco – col rosso – che si espandono di sotto. Un gallo che becchetta, un accenno di civetta. Un rastrello e un ombrellino. Gira il verde in un giardino.
Cade l’ombra di un aeroplano sull’accenno di una mano.

Testo e immagine grafica di Eletta Senso

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Banksy seconda parte

La regina

L’arte dovrebbe confortare i disturbati e disturbare i confortati”.

Questa un’altra sua frase aforisma.

È esattamente quello che mi piace di questo artista. Lo sberleffo l’ironia il gioco e l’intelligenza.

Utilizza i muri dove i muri sono barriere facendo squarci di bellezza. Interviene con rapidità dove c’è bisogno di un segno forte, di uno schiaffo geniale alla stupidità umana.

Come a Venezia quando lui e il suo carretto, con i quadri di una Venezia soffocata dalla silhouette enorme di una nave da crociera ( Venice oil ) è stato allontanato da due vigili come un barbone.

Commovente la panchina dove realmente dormiva un barbone che ha trasformato abilmente nella slitta disegnando le renne.

https://youtu.be/vDN4saDamyk

Le sue non sono solo grafiche o murales sono anche performance e istallazioni choc.

È presente al momento giusto nel posto giusto. Impossibile non amarlo.

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Banksy

Opera di Bansky per ringraziare il personale medico e paramedico

Al castello di Otranto ho avuto la fortuna di vedere la mostra di Banksy, che avrebbe dovuto terminare una settimana fa, ma la cui chiusura è stata prorogata.

Qualcosa sapevo di questo eccentrico artista, ma non avevo mai approfondito. Quindi vedere alcune sue opere serigrafate mi ha permesso di capire e sapere perché tra tutti i graffitari Banksy sia Banksy. Uno che ha lasciato un segno indelebile nonostante le infinite cancellature e imbrattature dei suoi lavori.

Mappa concettuale in cui si visualizzano le derivazioni delle correnti artistiche di Bansky e le sue molteplici iniziative artistiche performance e azioni politiche


Innanzitutto mi piace il suo apparire e scomparire lasciando tracce che non sono solo murales, ma veri e propri messaggi etici.

Le pie donne sotto un cartello che annuncia i saldi

Non si sa chi sia. Colpisce in molte parti del pianeta con il suo cappuccio nero ed evapora.

Con lui la street art ha assunto dimensioni di gioco satira surrealismo incanto condanna e libertà assoluta.

Anche la blasfemia e la libertà di far acquistare nella casa d’asta Sotheby’s a Londra la sua opera Girl with Red Balloon per 1,042 milioni di sterline per poi fare in modo che l’opera si autodistruggesse sotto lo sguardo incredulo dei presenti. ( Un congegno, azionato sapientemente, ha ridotto in striscioline il lavoro dopo l’acquisto).


L’artista sa disegnare. Ha uno stile inconfondibile e la sua firma è un secchiello di vernice e l’immancabile rullo. Utilizza le pareti delle città come tela e interviene, ad hoc, dove c’è bisogno di una scossa etica. Di uno schiaffo al potere, all’ingiustizia, al consumismo, alla guerra.

Le armi sono fiori

I suoi soggetti sono spesso bambini e topi.


Alcune sue frasi:

Non sono diventato un writer per farmi dire dagli altri cosa dovevo fare.

Tutti gli artisti sono pronti a soffrire per le loro opere. Perché allora sono così pochi quelli che hanno voglia di imparare a disegnare?

Prima parte. Continua…

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Affinità visive nella pubblicità di Omega dedicata alle Olimpiadi

https://youtu.be/L-kDioXPC8A

L’ho visto per la prima volta ieri sera. È lo spot pubblicitario di Omega dedicato alle Olimpiadi.

Ritengo che fare uno spot pubblicitario riuscito sia arte, esattamente come fare un buon film, dipingere un buon quadro o scrivere un buon libro.

Questo mi ha lasciata a bocca aperta per la bellezza e la costruzione.

Ogni inquadratura è divisa in due parti e le due parti sono collegate dall’affinità visiva fra due elementi apparentemente distanti.

È così che un segno calligrafico cinetico si trasforma in un corpo che corre; le corsie della piscina in settori di un campo coltivato; metà disco rosso della bandiera giapponese in metà quadrante; i tre tam tam nei tre settori cronografici dell’orologio; i corridori in uno stormo di uccelli in volo…

Davvero ben costruito pensato e fatto. La musica perfetta.

C’è dietro molto lavoro per costruire uno spot pubblicitario di questo livello e molta creatività che non è semplicemente inventiva, ma anche studio, ricerca, lavoro, pensiero e esperienza.

D’altra parte anche un precedente spot del medesimo marchio era di un’ eleganza compositiva unica.

https://youtu.be/4ygaLJBiYhc

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Mi mancano

Mi mancano i musei. Le ultime volte ho sostato sulla panca di velluto a guardare immobile un’opera. L’ultima volta sono entrata nella “Camera degli sposi” e un brivido mi ha percorso. Un’emozione che mi manca.

Immagini fotografiche di Eletta Senso

Quando ho visto la Galleria degli Uffizi e altri grandi siti museali ero più stupida e correvo senza fermarmi a guardare guardare guardare. Consumavo l’arte senza contemplazione. Così al Museo del Palazzo Topkapi a Istanbul. Sono uscita stanchissima.

Ora, nell’ultimo periodo, ho finalmente capito che occorre scegliere in ogni museo cosa vedere e non solo guardare. Stare e sostare davanti a poche opere. Tornando magari un’altra e un’altra volta per stare e sostare davanti a altre opere.

Per questo le visite migliori ai Musei ultimamente hanno avuto dei tempi lenti, direi meditativi.

L’estate scorsa avevo prenotato Pompei. Poi per via della pandemia ho dovuto disdire. Mi auguro che questa prossima estate possa riempire gli occhi, e il cuore, di altra bellezza della nostra bella Italia.

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Arte erotica

Immagini fotografiche di Eletta Senso

Che ci faccio sopra ” L’arte erotica giapponese”? – sembra chiedersi il mio gatto.

Il libro è ben visibile sul tavolino nella mia sala. Volutamente. Non ho mai capito chi considera l’erotismo cosa da nascondere, quando invece è arte.

Molto diverso dalla pornografia con cui non ha nulla da spartire, l’erotismo è in realtà un’arte e beato chi la sa conoscere e attuare.

Arte affine alla sensualità e allo charme. Un gioco di veli e svelamenti. Nulla di oscenamente esposto, ma tutto profondamente giocato sul filo del desiderio. Arte allusiva elusiva pervasiva…

Non a caso vi sono libri, come il Kama Sutra – antico testo indù sull’amore erotico – che palpitano da millenni. Non a caso gran parte dell’arte è da secoli dedicata all’erotismo.

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Motion graphic

Considerato il largo tempo dovuto alla mancanza di un arto ( non posso fare molteplici attività) mi ingegno a scoprire nuove opportunità.

Ieri ho dato un’occhiata a certe applicazioni del mio nuovo iPad. Ho scoperto questa app che mi permette di fare brevi filmati.

Prova e riprova, carica taglia importa… ed ecco il mio primo risultato.

Non è molto complesso perché se è troppo pesante ho notato che vi sono difficoltà nel caricamento. Anzi vi prego di comunicarmi se avete difficoltà nel vederlo al completo.

Ho scelto alcune mie grafiche.

Buona giornata 🌹

Eletta

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Pieno di nulla

“L’ambiguità può essere pensata come un velo d’ignoto che circonda determinati eventi. I giapponesi la chiamano ma, parola che non può essere tradotta. Questo termine è prezioso perché assegna una collocazione esplicita agli aspetti non conoscibili delle cose.

Noi possiamo riferirci a uno spazio vuoto tra una sedia e un tavolo. I giapponesi affermano che quello spazio non è vuoto, ma pieno di nulla”.

Da Richard Tanner Pascale – Zen and the Art of Management

Avevo scritto tempo fa, commentando un articolo, che avrei scritto del vuoto.

Il vuoto è importante quanto il pieno.

Ho scritto che saper disegnare è innanzitutto saper vedere. Quando disegno un albero posso disegnare i suoi rami semplicemente guardando lo spazio vuoto tra un ramo e l’altro.

Un esercizio che ho proposto nei miei corsi di arte e disegno è stato proprio questo: mettere una sedia contro un muro e osservare gli spazi vuoti, d’aria e dello sfondo e disegnarli senza pensare minimamente alla sedia. Disegnando le linee dello spazio negativo salta fuori il positivo: il vuoto crea il pieno.

Vedere il vuoto, lo spazio negativo non serve solo per imparare a disegnare… serve in tutti i momenti creativi.

È come lo splendido esempio tratto da Sherlock Holmes, quando Holmes chiede: Hai notato niente riguardo al cane che abbaiava stanotte?

E Watson risponde: Non ho udito il cane abbaiare.

Appunto – dice Holmes – è proprio il fatto che il cane non abbaiava a essere significativo.

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Philippe Daverio

Era venuto una sera nella mia città. La sala del teatro era così piena che avevo preso posto sui gradini di lato alle poltrone, armata del mio tablet avevo scritto in diretta tutto quello che aveva detto.

E lo avevo pubblicato il giorno dopo nel mio blog Tranellidiseta.

Una signora mi aveva ringraziato di cuore nei commenti: nessun giornale locale ne aveva dato notizia, nessun sito della città. Una mancanza di attenzione che l’aveva addolorata.

Philippe Daverio era un uomo raro: di una intelligenza e cultura vivace e polimorfa. Mi mancherà.

https://www.repubblica.it/robinson/2020/09/02/news/morto_philippe_daverio-266033462/

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Ritratti d’amore

Questo è un ritratto che ho fatto a un mio amore. La data è 2008. Dodici anni fa. Dopo di lui non ho più detto: ti amo.

In ogni mio rapporto c’è stato un ritratto del mio compagno. Come se fosse imprescindibile fissare su carta il suo volto.

Se vado a memoria penso di averne ritratti almeno cinque. O sei. Chissà. Sono un po’ approssimativa nei ricordi.

Comunque: qualche ritratto è rimasto a me. Qualcuno è stato donato al mio lui di turno.

Fare un ritratto significa entrare.

Per fare un ritratto occorre non soltanto guardare a lungo il viso della persona, le linee ombre proporzioni forme, significa soprattutto vedere.

Vedere quello che è dietro la forma visibile. Un buon ritratto è anima.

Anch’io sono stata ritratta soprattutto ai tempi della Accademia. In particolare ricordo il ritratto che mi ha fatto il mio Maestro di pittura. Inquietante la scabrosa osservazione. Mi sentivo spolpata indagata cercata e scovata. È durato due ore. Senza respiro. Non me lo ha dato: diceva che non lo avevo lasciato entrare. Non mi aveva colto.

È difficile fare un buon ritratto. È difficile farsi fare un buon ritratto.

Non basta stare fermi. Occorre anche essere nella disposizione d’animo del lasciapassare all’indagine. Chi siamo veramente?

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Espressionismo astratto

Immagine fotografica di Eletta

Camminare nel bosco dopo giorni di pioggia regala quadri di astrattismo.

L’Espressionismo astratto è un movimento nato a New York negli anni ’40. I pittori appartenenti a questo movimento erano per lo più gestuali: dipingevano con rapidità gestuale su grandi tele, a volte lasciando colare direttamente il colore – dripping – come nel caso di Pollock.

Pollock usava tele poste direttamente sul pavimento e gettava il colore – a volte direttamente dal barattolo o usando bastoni – con getti ampi e veloci e sgocciolamenti.

La tecnica si chiama “Action painting”: infatti il corpo stesso del pittore era, attraverso i movimenti del corpo, parte integrante dell’opera.

Camminando nel bosco si può ammirare come la Natura sia, in fondo, la prima artista espressionista astratta.

Un dettaglio – come quello colto nell’immagine fotografica – ci regala composizioni vigorose per accostamenti di colori e forme impresse – con vigore – dai gesti del tempo.

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Acquerello

Ieri – camminando dopo la nevicata – ho notato un acquerello naturale: nella pozzanghera sulla strada il riflesso dell’esistente. Perfetto. Perché indefinito e vibrante nella superficie.

La tecnica dell’acquerello è una tra le più difficili: ogni segno lasciato sulla carta rimane. Non è possibile sovrapporvi altra materia per rimediare all’errore. La carta pregiata assorbe il segno e lo incide per sempre anche perché la trasparenza è la caratteristica più significativa di questo stile.

Tutto deve essere accennato, più che definito. Rimandare alla forma più che definirla.

Per chi viene da altre tecniche, come la pittura a olio o a acrilico, è veramente difficile capire la differenza. Usare piccoli tocchi usare l’acqua per sfumare stemperare accennare.

L’immagine trovata ieri nella pozzanghera è perfetta. Basta rovesciarla per vederla nella sua artisticità.

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Dipingere

Dettaglio

Chi non dipinge non sa.

Non sa quanto è bello calarsi nei colori.

Non sa quante tonalità crea una goccia d’acqua.

Non sa che solo guardando per ore un viso un luogo un albero un fiore per ritrarlo si può finalmente vederlo. Vederlo davvero. Imprimere ogni linea ogni segno curva ombra per sempre nella memoria.

Dettaglio di Henri Rousseau Il Doganiere
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Prigioni

Immagine fotografica di Eletta

– Tu sei un Prigione. Sai quei corpi rinchiusi nella pietra da Michelangelo… sei statue: i Prigioni.

Forse lui non sapeva e le parole rimanevano senza immagine. Senza richiamo. Senza eco. Senza riverbero specchio risonanza.

– Non ti perdonerò mai di non aver voluto visitare una villa nelle Giornate del FAI.

Ricordava le tante visite alla villa. Con amiche. Con uomini. Da sola. Mai con lui.

Strana vita la sua. Amava ballare: mai avuto uomini che amavano ballare. Amava l’arte: a parte l’architetto mai avuto un altro partner che amasse l’arte. L’ultimo compagno poi: nessun concerto di musica classica, nessuna gita fuori porta, nessun interesse, il nulla assoluto. Aveva dovuto trascinarlo in vacanza. Un po’ depressino- così aveva incautamente detto la psicoterapeuta ( che l’aveva rimproverata perché aveva emesso un giudizio. Non si deve giudicare ).

– Ma che ti importa? Vai da sola.

Così le aveva detto l’amica che non si scollava mai dal suo amore. Sempre appiccicata a lui.

Certo: vado anche da sola.

Ma hai mai provato la meraviglia della con- divisione? Quando a vedere sono quattro occhi e a palpitare due cuori? Hai mai provato a stare abbracciati con lui che ti cinge dietro mentre gli attori ti camminano intorno? Hai mai provato a battere il tempo con le mani unite a un concerto jazz? Hai mai provato a osservare gustare commentare ogni forma d’arte con un uomo che ha affinità elettive con te?

Io sì.

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Arte Corpo

Il Maestro

Il Maestro aveva bisogno di corpi. Doveva dipingere una grande tela che sarebbe finita in una sala di un palazzo storico comunale. Voleva corpi nudi stesi per terra a creare un groviglio. Eva aveva già posato nel suo studio, ma da sola. Le chiedeva solo di stare in piedi nuda con delle scarpe rosse col tacco. Nulla di più.

A Eva piaceva compiacerlo perché amava il Maestro e i suoi lisci capelli che gli cadevano sempre sugli occhi freddi. Lo amava anche per la pelle morbida e bianchissima. Aveva un bel corpo il Maestro.

Quella sera non sapeva cosa sarebbe accaduto.

Le aveva detto solo : – Vieni a posare.

Poi erano arrivati tutti gli altri. Uomini e donne. Ragazzi e ragazze. In tutto erano una decina. Sul posto c’erano degli spot e poi ombra. Verticale la tela.

– Dovete mettervi per terra, distesi, uno accanto all’altro, come se tra voi ci fosse desiderio.

Eva era capitata fra due corpi maschili. Non riusciva a toccarli e non desiderava essere toccata. Il Maestro allora prendeva un braccio dell’uomo e lo appoggiava sulla spalla di Eva. Poi le diceva cosa fare: come mettersi e cosa toccare.

Così il Maestro aveva fatto per tutti, passando tra i corpi stesi a terra. Come fossero manichini tra le sue mani.

Ma non c’era pathos. Solo finzione scenica e freddo.

Il Maestro guardava. Metteva a posto, ma proprio non funzionava. Sulla tela non aveva ancora tracciato un segno. Se desiderava la passione, la passione quella sera non scaturiva. Forse sarebbe bastato che un uomo o una donna avessero dato il la. Ma nessuno si muoveva. Nessun corpo si accendeva.

Così, quella sera, la tela rimase bianca. Tutti si rivestirono stancamente e se ne andarono: ciascuno per la sua strada.

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Matisse

L’estate esplode nelle tele di Matisse.

” Oggi: Matisse che esplode sulle tele in vibranti, ricche ombre rosa, peltri color pesca pallido, limoni gialli fumo, mandarini arancio forte e limette verdi, ombreggiati di nero, e gli interni: a fiori orientali – pallida lavanda e pareti gialle con una finestra affacciata sul blu della Riviera – la forma a doppia pera blu brillante di una custodia di violino – strisce di luce di sole fuori, dita pallide – il ragazzo al pianoforte intarsiato che ha la forma di un metronomo verde del mondo esterno. Colore: una palma che esplode fuori da una finestra in spruzzi gialli, verdi e neri, in una cornice di ricchi tendaggi neri a disegni rossi.


Un mondo blu di tondi alberi blu, spilloni e una lampada.”.

Sylvia Plath

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Ritmo

Tra poco le rondini partiranno. Le avete mai viste su un filo elettrico? Formano un ritmo. 

Anche nella nostra vita c’è ritmo: momenti di pausa alternati a momenti di attività, momenti di buio alternati a momenti di luce, momenti di calma e di tensione. Il ritmo appartiene al tempo, alle stagioni, alla giornata, alla natura. C’è ritmo nel disporsi dei petali sulla corolla di un fiore, c’è ritmo nella disposizione delle foglie o nella nervatura di una foglia, c’è ritmo nella costruzione di una ragnatela, c’è ritmo radiale in un riccio marino, c’é ritmo nel nostro battito cardiaco e nella respirazione. 

C’è ritmo nella nostra casa: nella disposizione delle piastrelle, dei libri, dei cassetti, nel vasellame. Il ritmo scandisce e modula tutta la nostra esperienza sensoriale e percettiva.

Ma che cos’è un ritmo? É il ripetersi regolare di un movimento, di un suono o di un elemento visivo. Per quanto attiene la parte visiva interessa l’insieme delle linee, dei colori, dei pieni e vuoti, delle luci e ombre, delle ondulazioni regolari di una linea ( come nell’immagine riportata che é consigliabile non guardare a lungo per non avere fastidio).

In una composizione visiva il ritmo é un elemento espressivo che dà un effetto di dinamicità e movimento. Esistono ritmi cosmici, alternati ( sopra/sotto, pieno/vuoto, alto/basso, negativo/positivo, interno/esterno ), esistono ritmi artificiali, uniformi, naturali, crescenti/decrescenti, radiali ( il ritmo radiale può produrre un effetto percettivo di espansione verso l’esterno perché le unità visive si irradiano da un punto centrale).

Nella fotografia e nella pittura occorre tener conto del ritmo per ottenere buoni risultati. 

Quali sono le caratteristiche peculiari di un ritmo? 

Può essere fluido e scorrevole quando é il risultato di andamenti lineari che si intrecciano o sovrappongono regolarmente.

Può essere lento e monotono quando l’intervallo tra un elemento e l’altro è ampio.

Può essere svelto e vivace quando l’intervallo é ridotto.

Può essere duro e rigido quando é determinato dall’alternarsi di andamenti lineari spezzati.

La poesia visiva ha, come nell’esempio riportato, creato e utilizzato ritmi.