Mi cantava canzoni


Mi cantava canzoni

con la voce
suadente
carezzevole


suonava con arte
lo strumento
per me.


Con arte
suadente
carezzevole
mi raccontava della moglie:
della moglie
persa
nella nebbia.


E lui che non trovava più l’armadio
nella stanza
e neppure la stanza:

tutto evaporava
e non c’era più
lo spazio
e il tempo.


Così si confidava
con le parole suadenti
e carezzevoli.


E intanto,

lacrimando lacrime arse,
beveva i miei occhi
si nutriva delle mie labbra
passava sul mio corpo
le dita:
le dita sue suadenti
e carezzevoli.


Con gli occhi appena inumiditi
da commediante esperto
affranto e malinconico
quel tanto che basta.


Poi
mi ha infilato
nella schiena
uno stiletto.


Il sangue è colato
sul pavimento bianco
ha disegnato
un arabesco rosso
in modo così suadente
così
carezzevole.


La mia vita

è evaporata

evaporata

nella nebbia


e non c’era più l’armadio


a contenere i miei vestiti.

9 Comments

    1. Grazie Filippo, è una poesia scritta tempo fa sul mio precedente blog. Quando l’ho letta ho cercato in fondo di chi fosse, pensavo di trovare l’autrice… Non ricordavo assolutamente fosse mia. Incredibile. Non so nemmeno perché l’ho scritta, perché c’è sempre qualcosa che mi muove quando scrivo poesia. Ma non ricordo.

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