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Attimi

Una formica

Immagine fotografica di Eletta

Una formica, un essere alieno, una cicala, un elefante, un serpente cristallino, delfini. Queste le mirabolanti forme che ho trovato stamani nel ghiaccio. Madre Natura è abile scultrice e plasma e modella, con l’aiuto di Gelo, straordinarie opere nel ghiaccio.

C’erano, nel periodo natalizio, degli artisti del ghiaccio in piazza che, armati di vari strumenti e blocchi, innalzavano le loro creazioni. Niente di così bello. Tutto un po’ artificiale e artificioso.

Tentiamo in ogni modo di imitare quello che di mirabile troviamo in natura: polvere di zucchero per gli abeti o porporina nei presepi, stelle di carta come fiocchi di neve…

Povere imitazioni le nostre, rispetto alla perpetua incantevole produzione di fantastiche creature naturali.

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Ethos

Responsabilità

Immagine fotografica di Eletta

Leggo con voi. Rifletto con voi su un termine piuttosto importante, direi basilare. Il termine è responsabilità.

Rispondere viene dal verbo latino respondeo, formato dal prefisso re, rafforzativo, e da spondeo, che significa promettere e da cui vengono sponsus e sponsa che in latino sono i promessi sposi, i fidanzati. Una persona responsabile è quindi paragonabile a una fidanzata della realtà, perché ha preso impegno con essa, le ha dato la sua parola, si è legata, e quindi intende essere una persona seria, affidabile, vera, di parola, leale;

ha il senso del dovere e non solo quello del piacere, e il suo senso del piacere, quando è il caso, sa sottoporsi al suo senso del dovere.

Anzi, per una persona responsabile il senso del dovere diviene un piacere, perché quando lavora è contenta, quando si può dedicare a qualcosa di più grande e più importante di sé è ancora più contenta.

Le piace rispondere, corrispondere, non tradire, non risultare inaffidabile, non essere falsa, menzognera, sleale”.

Da: Essere migliori – Mancuso

Andrebbe pesata ogni parola di quanto riportato. Essere persone serie e responsabili non significa seguire i propri istinti desideri e piaceri. Per questo non serve un gran lavoro: è talmente facile… istintivo appunto.

La parola dovere oggi sembra un po’ fastidiosa: sa di regole dettate dall’esterno a cui dobbiamo sottometterci con fatica. In questa cultura consumistica va più di moda la parola piacere. Faccio quello che mi piace senza dover rendere conto a nessuno.

Quanto siamo davvero responsabili? Senza la mamma o il professore: noi sappiamo essere persone che, preso un impegno, sanno mantenere fede alla parola data? Sappiamo uscire dal guscio inerte delle nostre piccole vogliuzze per rispondere, corrispondere, essere un centro vitale anche per gli altri? Sappiamo ricavare piacere dal dovere?

Ci sono persone così egocentrate che inorridiscono al pensiero di mettere al secondo posto il proprio piacere. Prima c’è il proprio bisogno. Il proprio tempo. Il proprio desiderio. Naturalmente sono le medesime persone che esigono che venga loro donato tempo per appagare i propri desideri. Ma non ricambiamo mai, se non con estrema fatica. Tutto è loro dovuto, loro non devono nulla.

Persone che sono inaffidabili. Non si può contare su di loro se non servendoli. Allora, paghi come poppanti appena allattati, sono contenti.

Ma guai a chiedere loro qualcosa: come ci permettiamo di mettere in discussione il loro sacro tempo che è completamente sottomesso alla soddisfazione dei loro perenni bisogni?

A meno di essere isolati in un eremo fuori dal mondo da soli, ciascuno di noi dal momento in cui è in relazione con altri, dovrebbe cercare di essere una persona responsabile. Anche nei confronti dell’ambiente e non solo nei confronti del prossimo. Tutto quello che scegliamo di fare lascia tracce.