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Gioco

I piccoli piaceri

Immagine grafica di Eletta

I piccoli piaceri della vita sono piccoli gesti donati che possono davvero essere più importanti di un prezioso diamante.

Ieri mia cognata raccontava che, la mattina la piccola figlia va nel lettone e il padre si alza e porta il caffè alle due donne. Ho avuto anch’io il piacere di avere un tempo il mio compagno che portava la colazione la mattina in albergo in camera alle sue donne: io e mia figlia.

Un gesto così semplice può far iniziare la giornata con un sorriso. Può costruire un rapporto solido. La vita affettiva è fatta giorno dopo giorno, di gesti semplici. La moglie che prepara un piatto di pasta, il marito che porta la colazione a letto.

Fare colazione a letto è da regine. C’è chi in vita sua non l’ha mai fatta e anzi prova orrore all’idea delle briciole nel letto neppure fossero formiche… C’è chi in vita sua ti rimarca il piccolo segno lasciato dalla tazzina sulla tovaglia. Una macchia indelebile!

C’è chi è attento alle macchie sulla tovaglia, alle macchie per terra se entri con le scarpe bagnate e non sa più giocare con le gioie della vita che sono – ogni tanto – rompere gli schemi e buttare tutto per aria compresi i cuscini in faccia.

C’è il maniaco ossessivo dell’ordine che deve avere tutto allineato e sotto controllo. Peccato che la vita non sia sotto controllo. Tanto vale ogni tanto rompere gli schemi rompere le righe rompere le tazze e sporcare le tovaglie e buttare briciole sulle lenzuola.

http://m.ilgiornale.it/news/life/ossessione-l-ordine-ecco-cosa-nasconde-1583612.html

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Ethos

Il Natale

Immagine grafica di Eletta

Il martellamento continuo pubblicitario e consumistico, iniziato mesi fa, per la festività del Natale non fa bene. Questo ripetuto invito alla “bontà” non fa bene.

Non si capisce perché a Natale occorre essere più buoni. Per il resto del tempo assolti tutti, ma a Natale: mi raccomando sfoggiate sorrisi.

Sarà che detesto la falsità e l’ipocrisia a tal punto da non sopportare le maschere imposte in certe occasioni. Considerato che, comunque la maschera la mettiamo sempre, almeno non imponetecela un’altra.

Detto questo mi piacerebbe che non ci fossero ring e recinti così stretti per ricordarsi dei “cari”. Ma tant’è. Visto il ritmo frenetico dei tempi occorre approfittare di questi tempi di vacanza per vedersi almeno una volta all’anno. Ricordarsi di chi si è scordato negli altri giorni e mesi.

La condizione di eremitaggio che ha comportato la scelta di vivere in montagna mi ha obbligato a scendere in questi giorni per “il giro parenti”. Naturalmente mi fa piacere vedere madre fratelli sorelle e figlia con annessi e connessi. Ma mi dà fastidio la falsa aurea di benevolenza e tolleranza che aleggia come un dovere imposto più dal periodo natalizio che dal cuore.

Il cuore dovrebbe sentire amore tutto l’anno e non per imposizione consumistica e sociale. Natale è la festa della luce. Del ritorno della luce.

Di fatto per chi è depresso, per contrasto, diventa buio fitto. Per chi ha subito un lutto una malattia un trauma tutto questo inno alla gioia e luce diventa un baratro.

La luce e l’aria e i colori mancano quando si sta male. E non servono ritornelli con stelline panettoni e angioletti a tirar su di morale.

https://www.lastampa.it/salute/2018/12/14/news/il-natale-ti-fa-cadere-in-depressione-non-e-colpa-delle-feste-fai-attenzione-ad-ansia-e-stress-1.34067096