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Filosofia

La doppia vita 

Come ho già scritto, ho letto davvero molti libri di Galimberti. Mi hanno permesso di rinfrescare e approfondire le teorie filosofiche. Mi hanno anche permesso di scoprire l’etimologia di molte parole. Questa altra conferenza, che ho trovato online, riprende molti temi già trovati leggendo ma li enuclea, grazie alla presenza dell’autore, in modo più chiaro.

Naturalmente, si può vivere anche senza filosofia, ma a me piace riflettere. Per riflettere non si può non tener conto dei maestri delle epoche passate. Qui Galimberti fa riferimento alla filosofia degli antichi greci e alla filosofia di Shopenhauer e alla psicoanalisi di Freud relativamente al tema della nostra doppia realtà individuale. L’Io e l’Es.

Ecco una sintesi.

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Siamo venuti al mondo per caso.

La natura può continuare la sua vita solo sacrificando gli individui che genera.

Freud ha detto che la psicoanalisi non l’ha inventata lui, ma un filosofo che si chiama Shopenhauer. Ci ha insegnato che oltre alla nostra dimensione conscia, che siamo soliti chiamare Io, vi è una dimensione inconscia che Freud chiama Es che rappresenta le esigenze della specie che confliggono con quelle dell’Io, e sono sessualità e l’aggressività.

Eros e Thanatos. La natura vive di una crudeltà innocente.

La psicoanalisi è una lettura drammatica dell’esistente.

L’inconscio è la specie che deve vivere e sopravvivere.

In noi ci sono due soggetti vitali. Noi siamo Io e siamo funzionali della specie.

La specie ci tiene in vita per la sua economia.

La donna lo capisce nel suo corpo perché atta a creare.

La donna sente la conflittualità e la conflittualità fa pensare. L’uomo non sente il suo corpo che va in un’altra dimensione.

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La donna sì: quando rimane incinta, quando partorisce, durante l’allattamento e la cura della prole, vive la sottrazione del suo tempo e del suo sonno … Veramente una madre è in croce però la specie ci guadagna.

Il piacere sessuale determina anche la nascita del figlio.

La natura è indifferente. Il gran sogno della vita è uno soltanto: la volontà di vivere. Shopenhauer.

Il Romanticismo appare pessimista. Si oppone all’ottimismo cristiano.

Il mondo greco già conosceva. Concepivano la natura come sfondo immutabile che nessun dio fece.

Noi occidentali siamo tutti cristiani e quindi pensiamo che la natura, come creatura di dio, sia per ciò stesso buona. La natura per il mondo greco è ciò che sta. A regolare le leggi di natura è la necessità. Ananke.

Sta al di sopra degli uomini e degli dei. Questa necessità si chiama Fato, Destino.

Le leggi di natura sono regolate da questa necessità. E noi siamo in questo orizzonte.

La natura viene donata, invece nel cristianesimo, all’uomo per il suo dominio. L’uomo al vertice del creato può dire Io.

Platone: tu piuttosto sarai giusto se ti aggiusti all’universa armonia. In Grecia c’è il primato della pólis, non dell’individuo.

L’individuo nasce dalla relazione siccome l’uomo è un animale che parla. È la pólis che viene prima dell’individuo.

L’individuo è stato creato dai cristiani.

I greci sanno che l’uomo non è immortale. Destinato a morire. Infatti viene chiamato: il mortale.

L’uomo nasce cresce fiorisce e muore. Esattamente come le piante.

Il tuo privilegio della nascita viene scontato con la morte, secondo necessità. Anassimandro.

Il mondo greco è un mondo tragico. Ma la tragedia non è disperazione. È la condizione dell’umano.

Il greco concepisce il tempo come un ciclo. Come una ripetizione. I vecchi che hanno visto più cicli possono insegnare ai giovani come va l’ordine della natura.

Esiodo. La tradizione. La trasmissione delle tecniche riuscite.

Il mondo greco è pieno di necessità, pieno di destino, pieno di fato.

Sorge il problema della tecnica. Il greco si pone il problema: può la tecnica configgere con la natura?

La tecnica è in potere dell’uomo, non della natura secondo gli occidentali.

La tecnica è perfettamente incastrata nell’ambito teologico. Mentre per i greci no. Per i greci sorge il problema.

Eschilo mette in scena il Prometeo incatenato. È più forte la tecnica o la necessità che domina le leggi di natura?

E risponde: la tecnica è più debole della necessità.

Anche Sofocle: la natura è più forte della tecnica.

Qual è la strategia per cui si fonda il primato dell’individuo?

Attraverso la soggettivazione della nostra individualità in quella dimensione che i cristiani chiamano anima.

Anima è una parola greca. Ànemos in greco vuol dire vento.

https://youtu.be/qOhLccWRS9M