Due case

Come scrivevo in un commento, sto vivendo una scelta di coppia abbastanza insolita: vivere in due appartamenti diversi invece di con-vivere nello stesso.

La scelta apporta dei vantaggi: ciascuno dei due partner ha la possibilità di avere momenti di condivisione e dei sacri momenti di privacy intimità solitudine e libertà.

A me piace molto questa soluzione. Negli anni precedenti ho vissuto nell’appartamento di sopra con il mio partner. Ne ho sofferto. Come cercavo di spiegargli oggi: suoi i tempi, sue le scelte, suoi i ritmi… a cui io dovevo adeguarmi.

Lui dormiva? Io stavo con il suo cane ad attendere che arrivasse il “padrone”.

Facevamo una passeggiata? Ero io che organizzavo il pranzo al ritorno, prevedendo già la sera precedente l’occorrente.

Avevo interamente sulle mie spalle la cura della casa.

Non ho mai ricevuto un semplice grazie per tutto quello che fai per me.

Quindi, ora che ho un mio spazio privato: la mia casa, io sto veramente bene. Adoro la mia nuova casa e faccio in modo che sia pulita e accogliente. Gestisco la mia spesa. Gestisco il mio tempo libero.

Questo non toglie i momenti condivisi con il partner: un pranzo, una passeggiata, una salita ad alta quota. Una sciata. Un momento di gioco insieme.

Il mio compagno non vive bene questa scelta. È diventato più arrogante. Più distante. Più freddo. Quando eravamo insieme cercava di sciogliere velocemente i litigi. Ora no. Ora i tempi si allungano. La distanza diventa siderale.

Gli ho chiesto perché. Non è forse perché gli manca la cura, la cura che qualsiasi donna – quasi istintivamente – ha per la casa? Lui ha più difficoltà di me nella organizzazione e nella previsione. È pigro, indolente.

Sta di fatto che sento una sotterranea rabbia.

Gratta sotto la superficie- gli ho detto. Cerca di capire perché. Cosa ti manca davvero. Non è semplicemente il “servizio della donna”?

Non ti manco io perché ci vediamo ogni giorno. Normalmente pranziamo insieme. Quando ci va stiamo insieme di pomeriggio. Normalmente la sera ciascuno sta solo, ma nulla vieta di fare diversamente, se si ha voglia.

Che strano: sembra che la scelta – questa scelta – non sia stata decisa insieme. Forse lui pensava che io prendessi servizio sopra e sotto ( lui sta sopra, io sotto nella stessa bella casetta ). Forse non ha capito dopo tre anni che non sono sua moglie e non ho il DNA della casalinga. Non sono una cuoca né una colf. Sono una donna che ama essere amata. Che io sia sopra o sotto.

( p.s. Il pensiero filosofico del mio compagno è: ma chi me l’ha fatta trovare una donna così? )

17 Comments

  1. Credo anche io che la tua scelta sia la migliore. Peccato che non sia condivisa pienamente (…). Rinunciarvi sarebbe quasi soccombere.
    Dovrà solo imparare a far da sè. C’è sempre la possibilità, per lui, di assumere una colf :))
    buona giornata Eletta

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    1. Checché se ne dica. Anche per me una soluzione ottimale. Ciascuno ha il proprio spazio. Abbandonato il grembiule da colf rimane possibile l’incontro tra persone che sanno anche stare da sole. Io me la cavo, per citare un libro. Buona giornata cara Paola ( mi eri mancata ) ❄❄❄

      Piace a 1 persona

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