Fame d’aria

Fuggiva dunque da tutti i luoghi. Nella mezza luce della sera si era d’un tratto ricordata del suo aguzzino quando toglieva le chiavi dalla serratura e la teneva prigioniera. Come un uccellino sbatteva le ali, ma chiuse erano le sbarre. Le mancava l’aria. Quelle sere che lui chiudeva e lei non sapeva come andare e non servivano lacrime e preghiere.
Quella sensazione di prigionia non le sarebbe più passata. Aveva fame d’aria. E di solitudine.
Dopo quelle esperienze Elettra stava bene solo quando aveva il potere di chiudere e aprire da sola le porte della sua casa. Di uscire o restare a proprio piacimento. Stabilendo i tempi. E i luoghi. Non ci sarebbero più state grate sbarre e porte chiuse. Ora divorava l’aria e non era mai sazia.

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