Zucchero e fiele

A Natale dobbiamo essere più buoni.

Questo il messaggio universale ripetuto in tutte le salse. Più buoni. Miele e zucchero.

Tenendo conto che ogni giorno, di tutto il nostro santo tempo, dovremmo cercare di voler bene a noi stessi e agli altri, sicuramente un momento di rito e richiamo dovrebbe essere funzionale.

Dovrebbe: condizionale.

Che dire allora di alcune persone che nei giorni che precedono il Natale

si affannano a cercare il regalo giusto,

si affannano a preparare pranzi e cene lavorando in cucina fino allo spasimo,

perdendo e impiegando tanta, troppa energia e che, quindi, accumulano una così grande quantità di stress da arrivare alla vigilia e al Natale stremati stanchi e nervosi?
Che senso ha?

Fare qualcosa per gli altri ha un senso.

Cercare il regalo giusto per ciascuno ha un senso.

Cucinare piatti gustosi per i pranzi e le cene ha un senso.

Occorre però non perdere la bussola e la priorità di queste feste: perché tutto abbia davvero un senso è bene mettere come priorità arrivare al Natale in pace con se stessi e donare pace agli altri.

Se si dimentica questa priorità si accumula stress e nervosismo che inquinano la festa. Tutto, ma proprio tutto, va in malora. Si guasta. Diventa immangiabile. Non più zucchero e miele, ma zucchero e fiele.

Se la madre, la zia, la figlia, il cognato, il fratello… arrivano a tavola nervosi stressati annoiati il rito perde il proprio senso.

Meglio sarebbe non festeggiare.
Meglio sarebbe non regalare nulla.

Meglio sarebbe non celebrare una nascita che, al di là che si creda o no, significa ri-nascita, trasformazione, modificazione dei vecchi stupidi deleteri comportamenti.

A Natale conviene arrivare nuovi. Abbandonare i vecchi costumi e giungere con un abito nuovo: dentro e fuori.
Pacificati con il dentro e con il fuori.
Solo allora riusciremo davvero a volerci e a voler bene.

A tutte le persone che sono entrate in questo spazio e hanno lasciato uno sguardo e una traccia: auguro un sereno Natale di ri-nascita.

Eletta

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