Saper chiedere scusa

Ci sono persone che non sanno chiedere scusa.

Per loro chiedere scusa è troppo. Come scorticarsi vivi. Come prendere fuoco. Come stare in una bara di ghiaccio. Come morire.

Se sbagliano, preferiscono far passare il tempo. Che guarisce tutto. Senza far nulla. Pensano che l’offesa svanisca, la mattina, come svanisce la brina al sole.

Sono incapaci di dire: – Mi sono comportato male, perdonami.

Io detesto- più del loro errore – la loro caparbia superbia e arroganza.

Parto dal presupposto che nessuno è infallibile. Che l’errore ci appartiene. Che può capitare a tutti un momento di sbalzo umorale in cui siamo troppo reattivi e offendiamo.

Se capita però, dopo un debito tempo di decantazione, è bene fare i conti con il proprio pessimo comportamento e, semplicemente, scusarsi. Senza addurre scuse giustificazioni e motivazioni.

– Perdonami. Mi sono comportato male.

E basta.

Essendo una reattiva e una tranchant spesso vengo trascinata da impulsi non sempre gradevoli. Se eccedo, chiedo scusa. Non mi sento inferiore o umiliata.

Quando chiedo scusa mi sento forte. Perché è dei forti ritornare sui propri passi e capire i propri sbagli con lucida e fredda consapevolezza.

È dei deboli e degli immaturi pensare di salvarsi puntando il dito sull’altro, senza mai puntare l’obiettivo verso di sé.

È dei fragili pensare che basta far passare il tempo senza mai scusarsi. Per curare le ferite non basta il tempo, servono cure. La cura per medicare la ferita di una offesa è stare di fronte all’altro e dire: Ti chiedo scusa per il mio pessimo comportamento.

Un rapporto è sempre in equilibrio. Serve il contributo di entrambi per stare bene. Non è possibile rompere l’armonia un giorno sì e un giorno no. C’è bisogno di continuità per creare benessere. Chi rompe momentaneamente il benessere deve consapevolmente fare un esame di coscienza e capire perché, cosa di erroneo è stato fatto, come si poteva evitare la frattura.

Stamattina mi è arrivato da un’amica uno di quei testi catena che circolano su WhatsApp. Non mi piacciono in generale. Ma stamattina veniva posta una riflessione metafora vita/viaggio in treno abbastanza interessante. Tutto sta nel ricordarsi che c’è una stazione di partenza e una di arrivo. Che abbiamo dei compagni di viaggio. Che dovremmo fare in modo che il viaggio sia piacevole per noi e per i nostri compagni in questo viaggio.

Se a ogni fermata offendiamo qualcuno e ci dimentichiamo di scusarci, può anche capitare che quel qualcuno a cui tenevamo scenda e ci abbandoni al nostro destino.

17 Comments

      1. Mi pare che poetella abbia chiesto chiesto scusa. Ha ammesso di aver letto di corsa il post.

        Non leggo nel suo commento iniziale nessuna espressione di giudizio piuttosto una domanda, una semplice domanda alla quale, nonostante tu lo abbia scritto nel post, sarebbe bastato rispondere: si, io so chiedere scusa l’ho anche scritto.
        Fine.

        Beh ogni tanto mi ci metto in mezzo e chiedo scusa.

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  1. Naturalmente sono sono d’accordo con te, ma tanto per essere polemico sostengo che esiste anche l’arroganza del cospargermi il capo di cenere per spingere l’altro ad assolverti e a rimetterti in sella. Sai, come quei bambini che dopo averla combinata grossa fanno grandi promesse e si rifugiano tra le braccia della mamma così contriti da strappare carezze alla mano che avrebbe voluto sculacciarlo. E sai bene che i bambini non sono mai innocenti, c’e’ sempre un candido calcolo nelle loro azioni.
    ml

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    1. Parto sempre dal presupposto della “verità” nella contrizione. Francamente non so che farmene di false e calcolate scuse. Sarà che proprio non sopporto la finzione.
      Poi, com’è logico, purtroppo in ogni situazione c’è chi agisce lealmente e chi no.
      Ci sono persone serie e affidabili e pagliacci.
      Buona giornata caro ❄

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