Ieri sera

Ieri sera ho dormito per la prima volta nella mia nuova casa.

Il camion della cooperativa era già lì alle otto meno dieci. Ho fatto vedere a Marco i mobili, le stanze ( l’appartamento lo aveva già sgomberato un mese fa ).

Avevo messo tutti gli scatoloni in sala. Occupavano metà superficie. Gli uomini erano tre. Non ricordo da cosa hanno cominciato.

Io intanto portavo le mie cose in macchina. Il cavallo a dondolo di legno, sacchi di cappotti e vestiti, cibarie.

Verso le dieci abbiamo chiuso la mia casa e ci siamo diretti verso la montagna. Avremmo fatto una pausa per pranzo.

Ho guidato per un’ora e mezza cercando di tenere sempre dietro il camion perché non sapevano la strada. A pochi chilometri dall’arrivo ci siamo fermati in una trattoria. Marco è un tipo davvero sveglio e simpatico, l’autista si è rivelato uno che ha girato tutto il mondo, e il ragazzo silenzioso mi ha detto che veniva dal Marocco.

Alle 13 e mezza mi è arrivato un messaggio del mio così detto “compagno”. Dove sei?

Questo – più una comparsa mattutina in pieno trasloco di venti minuti e una discesa pomeridiana di venti minuti nella mia nuova casa – è stato tutto il suo modo di starmi vicino e aiutarmi.

I ragazzi hanno finito di portare mobili divano letto cucina scatoloni alle quattro.

Quando il camion è partito ero sola circondata da scatoloni. Ho cominciato ad aprire e fare ordine. Alle diciassette ho fatto una pausa. Poi ho ripreso fino alle sette. Avevo la schiena a pezzi.

Mancava ancora la mia auto da svuotare. Così l’ho messa in giardino e ho tirato giù tutto. Poi, ho rimesso l’auto nel parcheggio e ho portato tutto in casa.

Passando tra borse scatoloni sacchetti mobili ancora in standby, sono riuscita a prendere un pezzo di formaggio e un po’ di pane che mi ero portata da casa.

Il mio compagno non mi ha preparato nulla per cena ed è rimasto nella sua linda casa dopo aver passeggiato col cane.

Ieri sera ho stappato uno spumante da sola e ho fatto un brindisi di buon augurio a questa mia nuova vita.

Lo spazio è nuovo. E io sono davvero contenta di stare qui, anche se avrò molto lavoro da fare.

Le persone non cambiano. E io – con chi non ha coscienza e consapevolezza dei propri cattivi comportamenti non intendo più perdere tempo.

Il sindaco di Riace da Fazio domenica ha detto:

A me pare normale dare una mano a chi ti chiede aiuto.

24 Comments

  1. Empatia: questa sconosciuta.
    Non credo che il tuo compagno sia cattivo o cosa. E non credo che la sua immobilità verso questo darti aiuto sia cattiveria. Credo che si tratti di empatia e della non voglia di rimboccarsi le maniche. Il perché è da chiedersi. Come ci trattano gli altri fa parte del loro cammino. Come reagiamo fa parte del nostro.
    Comincia da te. Tu, dico: comincia da te.
    Ottimo inizio lo spumante da sola.

    Piace a 2 people

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